Rivista il mulino

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Un accordo "storico" sul clima
, February 3, 2016

L’Accordo sul Clima di Parigi del 12 dicembre 2015 va considerato di portata “storica” non solo perché “universale”, in quanto approvato da quasi tutti i Paesi della Terra (195 Stati) ma perché questi, condividendo il senso dell’urgenza di fermare il disastro ecologico, hanno riconosciuto (sebbene con almeno vent’anni di colpevole ritardo) che il riscaldamento globale è un fenomeno di dimensioni mondiali

Il problema della democrazia illiberale
, February 1, 2016

La svolta autoritaria della Polonia ha fatto scattare un campanello d’allarme in tutta l’Unione europea e nella Nato. A pochi mesi dal suo arrivo al potere, a fine ottobre, il partito Diritto e Giustizia di Jarosław Kaczyński (in polacco Prawo i Sprawiedliwość, PiS) ha attaccato la Corte costituzionale del Paese, ha politicizzato la magistratura e il pubblico impiego e ha cominciato a limitare il pluralismo dei media. 

Europa/Italia
, January 29, 2016

Oggi, venerdì 29 gennaio, si incontreranno Matteo Renzi e Angela Merkel. Non ho dubbi che verranno appianate le incomprensioni suscitate dai toni da Gianburrasca del nostro premier nelle sue critiche a Juncker e alla Commissione e, indirettamente, anche alla politica tedesca.

L’accordo per la libera circolazione delle persone è figlio di un mondo diverso dall’attuale e di un’epoca in cui l’ottimismo era giustificato
Il coraggio che serve all’Europa che scivola
, January 29, 2016

Un’altra epoca, un’altra storia. La cosiddetta area Schengen, che sancisce la libera circolazione delle persone, è figlia di un mondo diverso dall’attuale. L’accordo venne firmato da cinque Stati (i tre del Benelux, Francia, Germania) nel 1985. Via via, vi aderirono altri Paesi, come l’Italia nel 1990.

La doppia pena del migrante
, January 26, 2016

Consideriamo una famiglia tipo di profughi siriani. Marito, moglie e due figli piccoli. Dopo la fuga da una città in fiamme, tra milizie e bande di ogni tipo, su strade sconnesse e insicure, riescono a passare in Turchia. Da qui, dopo essere stati detenuti in qualche campo, in base alle imperscrutabili decisioni di Erdogan, sbarcano in un’isola greca, rischiando di morire nell’Egeo.