Rivista il mulino

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lettere internazionali
Berlino, 5/11/2019
, November 5, 2019

Sulla proposta (tardiva) di un'operazione internazionale in Siria. Circa due settimane fa Annegret Kramp-Karrenbauer, ministra della difesa e presidente della Cdu, ha lanciato la proposta di una forza internazionale tra Siria e Turchia. Com’è noto, dopo la decisione americana di ritirare le proprie truppe dall’area Nord-orientale della Siria, quella sotto il controllo curdo, la Turchia ha avviato una nuova operazione finalizzata alla creazione di una cosiddetta “zona di sicurezza”,

Beirut, 28/10/2019
, October 28, 2019

Siamo davvero tutti libanesi? Dal 17 ottobre scorso l’intero Libano è percorso da continue manifestazioni di piazza che chiedono le dimissioni del governo e del Parlamento, eletto solo un anno fa, sull’onda di una crisi economica crescente. Camminando per le vie di Beirut e tra i suoi manifestanti ci si rende subito conto che l’adesione alle proteste è molto ampia e coinvolge tutti gli strati sociali. Dopo giorni di occupazioni di strade e piazze, il punto di svolta è arrivato il 25 ottobre con il discorso di Nasrallah, il capo politico di Hezbollah,

Juneau, 24/10/2019
, October 24, 2019

La politica, il riscaldamento globale, i diritti disuguali. Basta poco per incontrare in Alaska qualcuno che parli del meteo locale e delle sue condizioni sempre più bizzarre e allarmanti. Si comincia dalla temperatura del luglio scorso: 32 gradi, l’ennesimo record. Poi si arriva agli incendi, i cui fumi quest’estate coprivano gran parte del Centro e del Sud del Paese, inclusa la città principale: Anchorage (300 mila abitanti).

Berna, 23/10/2019
, October 23, 2019

Qualcosa si muove. Anche in Svizzera. Paese stabile per antonomasia, dotato di un’amministrazione efficiente e di funzionari zelanti, la Svizzera raramente attira la curiosità della stampa estera. Sarà perché non conosce crisi di governo, né improvvisi ribaltoni.

Il cameronismo di Spagna
, October 22, 2019

La sentenza del 14 ottobre scorso con cui il Tribunale Supremo ha condannato 9 dei 12 leader indipendentisti catalani ha provocato forti tensioni in Catalogna e introdotto una grave turbativa nella campagna elettorale che porterà gli spagnoli per la quarta volta alle urne negli ultimi quattro anni il 10 novembre.

Dei 12 imputati, 4 sono stati condannati per sedizione e malversazione, 5 per sedizione e 3 a pene pecuniarie per disobbedienza. Gli alti magistrati non hanno accolto né le richieste dei pubblici ministeri che avevano chiesto condanne per il reato di ribellione e la preclusione al possibile futuro accesso al regime di semilibertà, né quelle avanzate dell’accusa popolare, una sorta di parte civile rappresentata da Vox, che aveva chiesto condanne per organizzazione criminale. Nessun colpo di Stato, dunque, da parte dei leader catalani, come il nazionalismo spagnolo aveva gridato ai quattro venti. Optando per la sedizione, il Tribunale Supremo ha applicato pene detentive più lievi di quelle contemplate per il reato di ribellione, ma comunque pesanti. Oriol Junqueras, vice presidente nel 2017 della Generalitat e leader di Erc, si è visto comminare 13 anni di carcere e altrettanti di interdizione dai pubblici uffici, gli altri imputati dai 12 ai 9 anni, a seconda dei casi, con periodi di interdizione pari agli anni di condanna.

Considerati gli episodi in cui il procès indipendentista aveva trasgredito le leggi vigenti, non si poteva attendere una sentenza assolutoria, né qualcuno si era spinto a tanto. I magistrati hanno dunque applicato, interpretandola come sono preposti a fare, la legge. In un importante paragrafo nelle 493 pagine della sentenza si leggono considerazioni di notevole spessore storico e giuridico sul valore etico e sociale della disobbedienza civile, anche quando incorre nelle sanzioni della legge, che tuttavia i magistrati hanno ritenuto non configurarsi nell’azione degli imputati in quanto “responsabili politici incardinati nella struttura dello Stato [...] con capacità normativa [...] che si presentano, con un irriducibile paradosso, come personaggi che incarnano un potere pubblico che disobbedisce a sé stesso”. Non sorprendono allora i malumori con cui il verdetto dei giudici è stato accolto a destra, in modo sguaiato su alcuni giornali e da parte di Vox.