Rivista il mulino

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lettere internazionali
Il cameronismo di Spagna
, October 22, 2019

La sentenza del 14 ottobre scorso con cui il Tribunale Supremo ha condannato 9 dei 12 leader indipendentisti catalani ha provocato forti tensioni in Catalogna e introdotto una grave turbativa nella campagna elettorale che porterà gli spagnoli per la quarta volta alle urne negli ultimi quattro anni il 10 novembre.

Dei 12 imputati, 4 sono stati condannati per sedizione e malversazione, 5 per sedizione e 3 a pene pecuniarie per disobbedienza. Gli alti magistrati non hanno accolto né le richieste dei pubblici ministeri che avevano chiesto condanne per il reato di ribellione e la preclusione al possibile futuro accesso al regime di semilibertà, né quelle avanzate dell’accusa popolare, una sorta di parte civile rappresentata da Vox, che aveva chiesto condanne per organizzazione criminale. Nessun colpo di Stato, dunque, da parte dei leader catalani, come il nazionalismo spagnolo aveva gridato ai quattro venti. Optando per la sedizione, il Tribunale Supremo ha applicato pene detentive più lievi di quelle contemplate per il reato di ribellione, ma comunque pesanti. Oriol Junqueras, vice presidente nel 2017 della Generalitat e leader di Erc, si è visto comminare 13 anni di carcere e altrettanti di interdizione dai pubblici uffici, gli altri imputati dai 12 ai 9 anni, a seconda dei casi, con periodi di interdizione pari agli anni di condanna.

Considerati gli episodi in cui il procès indipendentista aveva trasgredito le leggi vigenti, non si poteva attendere una sentenza assolutoria, né qualcuno si era spinto a tanto. I magistrati hanno dunque applicato, interpretandola come sono preposti a fare, la legge. In un importante paragrafo nelle 493 pagine della sentenza si leggono considerazioni di notevole spessore storico e giuridico sul valore etico e sociale della disobbedienza civile, anche quando incorre nelle sanzioni della legge, che tuttavia i magistrati hanno ritenuto non configurarsi nell’azione degli imputati in quanto “responsabili politici incardinati nella struttura dello Stato [...] con capacità normativa [...] che si presentano, con un irriducibile paradosso, come personaggi che incarnano un potere pubblico che disobbedisce a sé stesso”. Non sorprendono allora i malumori con cui il verdetto dei giudici è stato accolto a destra, in modo sguaiato su alcuni giornali e da parte di Vox.

Westerville, 16/10/2019
, October 16, 2019

La nuova rivale di Joe Biden. Il quarto dibattito democratico ospitato da Cnn e “The New York Times” a Westerville, Ohio, verrà ricordato come quello con il più alto numero di partecipanti della storia. Si è infatti raggiunto questo record dopo la riammissione di Tulsi Gabbard.

I curdi siriani, tra Erdoğan e Assad
, October 15, 2019

Tre giorni dopo l’ordine di Donald Trump di ritirare le truppe americane dalla Siria, il 9 ottobre 2019, la Turchia ha invaso il Rojava bombardando posizioni civili e militari e attaccando le forze a trazione curda che controllano il Nord Est della Siria. Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, che minacciava di distruggere la regione autonoma curda dal momento della sua formazione nel 2012, ha interpretato come un via libera l’ordine di Trump. In risposta all’invasione turca, i curdi siriani sono stati costretti a trovare un accordo con il regime di Damasco

Chios, 11/10/2019
, October 11, 2019

Alì Babà e i "pirati" che salvano Vial. Circondata da un mare cristallino, davanti alle coste turche, l’isola di Chios ospita un luogo che sembra l’inferno. Un inferno dove migliaia di persone, un giorno dopo l’altro, rassettano il proprio angolo di vita, condividono con il prossimo quel niente che dà un senso alle giornate tutte uguali, lavano i propri figli con un bicchiere d’acqua e talvolta sorridono, sperando che a un certo punto possa andare meglio.

Tunisi, 9/10/2019
, October 9, 2019

Un Parlamento debole e gli effetti dell'astensionismo. Domenica scorsa, 6 ottobre, si sono tenute le votazioni per il nuovo Parlamento tunisino. È la terza volta che i tunisini sono chiamati alle urne per rinnovare il principale organo rappresentativo del Paese dalla fine del regime di Ben Ali. Al primo posto si sono piazzati gli islamisti di Ennahada con oltre il 18% dei voti, seguiti da Qalb Tounes, “Al cuore della Tunisia”, con oltre il 16%. Quest’ultimo partito è stato fondato pochi mesi fa da Nabil Karoui, che è oggi uno dei due sfidanti per il secondo turno delle presidenziali in programma per domenica prossima.