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New York, 15/5/2013
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  • lettere internazionali

Dal Medioriente a Lower Manhattan. Suono di oud, odore di dolci al miele mischiato a quello del fumo del narghilè e uomini che indossano il fez, distribuendo limonata fresca. Non è Beirut, Damasco e neanche il Cairo. Era la Little Syria della Big Apple, lo storico quartiere arabo della punta meridionale di Manhattan che rischia ora di scomparire dai ricordi dei newyorkesi.

La sua origine è da collocare negli ultimi due decenni dell’Ottocento quando, in barconi superaffollati, un’ondata di immigrati arabi sbarcò nel porto di quello che oggi è il distretto finanziario più importante del mondo: Wall Street. I libanesi, i palestinesi e gli iracheni che iniziarono ad arrivare qui decisero di stabilirsi nella parte occidentale della punta sud di Manhattan, dove si erano già insediati gli irlandesi e dove arriveranno in seguito anche gli immigrati dell’Europa dell’Est. Fino all’inizio del Novecento a sbarcare qui saranno quasi esclusivamente arabi cristiani, a volte in fuga dalle persecuzioni e quasi sempre alla ricerca di affari e fortuna.

A etichettare questo quartiere come Little Syria non sono stati però gli arabi, ma gli statunitensi: “Conquistati dall’esotismo che ci trovavano, confondevano tutti quelli che arrivavano dalla grande Siria per siriani, ma la maggioranza di noi era libanese”, chiarisce una signora che viveva in zona, ricordando l’evoluzione della carta geografica del Medioriente. Per quasi sessant’anni questo dedalo di stradine è diventato un centro di convivenza di diversi gruppi etnici, stipati nelle poche costruzioni dedicate ad abitazione. Molti infatti erano i negozi che hanno trasformato il quartiere in un centro di commercio, e qui sono nati tanti piccoli imprenditori arabi che continuano ancora oggi la loro attività, in particolar modo a Brooklyn, dove attualmente si trova la maggioranza degli arabi-americani.

Affari, ma non solo. A Washington Street, arteria principale di Little Syria, viveva anche il libanese Ameen Rihani, il padre della letteratura della diaspora araba americana, e membro del Pen club. A fondare questa associazione di scrittori arabi fu, nel 1920, il libanese Khalil Gibran, famoso in tutto il mondo per i versi del Profeta (1923), un best-seller che novant’anni dopo la sua pubblicazione continua a vendere circa cinquemila copie al giorno.

All’inizio degli anni Quaranta, però, la vivacità di Little Syria iniziò a spegnersi a causa della costruzione dell’adiacente galleria di Battery Park, che portò alla distruzione di buona parte degli edifici e costrinse la popolazione locale a salire nuovamente su una nave; ma questa volta il loro viaggio sarà molto più breve. Bastarono infatti pochi minuti per arrivare ai piedi di Atlantic Avenue, quello che all’epoca era il porto di sbarco per gli arabi, dove questi ricrearono, tra le strade di Brooklyn, la propria comunità.

A fare scomparire quasi del tutto Little Syria dalla cartina di New York sarà poi la costruzione, negli anni Sessanta, del World Trade Center. Le case, le chiese, le tipografie e le pasticcerie arabe saranno definitivamente obbligate a lasciare spazio ai grattacieli che circonderanno le Torri gemelle. A restare in piedi saranno solo tre costruzioni, che si trovano tutte in Washington Street. Al civico 109 possiamo vedere un vecchio condominio, ancora abitato; questo confina con quello che all’epoca era il centro sociale della comunità locale, il quale porta alla chiesa siriana cattolica di san Giorgio. Attualmente non vi si celebra alcuna messa e potrebbe diventare il bar dell’Holiday Inn, in costruzione a lato.

Per evitare che questo accada, e per preservare la memoria storica del quartiere, due gruppi di attivisti - Save Little Syria e Friends of Lower West Side - hanno dato avvio a una campagna attraverso la quale chiedono alla sovraintendenza locale di riconoscere il valore storico, artistico e culturale del piccolo distretto. Promotore dell'iniziativa è stato Joseph Svehlak, una storica guida newyorkese la cui famiglia era arrivata, negli anni Venti, dalla Moravia per stabilirsi al 109 di Washington Street. Quando, nel 2003, Joseph ha redatto il primo manifesto per salvare il quartiere erano ancora in corso le attività di scavo sotto i detriti dell’attentato alle Torri gemelle. Sotto le macerie della Torre Sud, gli operai hanno trovato la pietra angolare della chiesa maronita di san Giuseppe, il primo luogo di culto cristiano arabo di New York e, probabilmente, di tutti gli States. Nata nel centro di Little Syria e poi spostata davanti alle Torri gemelle, la chiesa è stata infatti una vittima dell’attentato dell’11 settembre.

Sia la parrocchia di Brooklyn, che custodisce ora la pietra, sia quanti si battono per la preservazione del vecchio quartiere vorrebbero donare questo reperto al museo sull’11 settembre, che si trova all’angolo con Washington Street. Quest'ultimo però non ha ancora deciso se la storia della chiesa, come quella di Little Syria, sarà menzionata nella mostra permanente che descrive la vita nel quartiere prima e dopo la costruzione e il crollo delle Torri. “È come se l’islamofobia di cui siamo vittime ci volesse impedire di ricordare e raccontare un pezzo importante della nostra storia americana”, dice Todd Fine, fondatore di Save Washinghton Street. “Gli immigrati arabi che hanno popolato questo triangolo di città sono stati propulsori di un movimento culturale e letterario sottovalutato negli States: è ora che ottengano il riconoscimento che meritano nel Paese dove hanno scritto i loro capolavori”.

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Comments
Benedetta Najm, 15-05-2013, 17:30
Well written article. As an Italian-American born in Queens, NY, married to a Lebanese, I feel that it is very important to save this history for my children and for the world. As Mr. Fine says, the Arab immigrants that lived in downtown Manhattan (now part of Wall Street and Battery Park) started the cultural and literary movement that is under estimated in the U.S. It is time that they be given the recognition that they deserve in this great USA and where their Masterpieces, like The Prophet, were composed!