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Quel fedele a Rachele
rubrica
  • Memoria /memorie

La sua citazione preferita, ci racconta Michele Laganà in uno dei suoi profili Facebook, è "Il nostro onore si chiama fedeltà". Citazione di che? Rinfreschiamoci la memoria: Meine Ehre heisst Treue, il mio onore si chiama fedeltà, era il motto delle SS e ne era autore Adolf Hitler. Michele Laganà è il consigliere eletto a Bologna con il Pdl nel quartiere Santo Stefano che giorni fa ha lanciato la proposta di intitolare la sala consiliare del quartiere a Rachele Mussolini, "grandissima figura di donna italiana". Michele Laganà è fedele: da quando a quattordici anni entrò nel Fronte della Gioventù a quando, dopo una lunga militanza nel Msi e poi in An, incoraggiato da Romano Mussolini (è sempre lui a raccontarlo) aderì al movimento fascista di Alessandra Mussolini; e anche ora che è eletto, da indipendente, nel Pdl. Il nome Mussolini gli è caro e vorrebbe tanto, c’è da scommetterlo, intitolare una sala al suo duce; ma, commenta su Facebook, "visto che tutte le sale sono state intestate a uomini conosciuti è giusto intestarla ad una donna". Con donna Rachele rendiamo omaggio alle pari opportunità e rimaniamo in famiglia.

Un’idea futile e ridicola come questa andrebbe liquidata con un’alzata di spalle. Tutto sommato ne abbiamo viste anche di peggio; sono solo di pochi mesi fa la proposta strampalata di intitolare a Mussolini l’aeroporto di Forlì e la realizzazione del sacrario dedicato al maresciallo Graziani nel comune di Affile.

Alziamo dunque le spalle, ma non prima di aver rivolto un pensiero malinconico a questa Repubblica che non ha dato cittadinanza al fascismo ma poi non lo ha mai, per così dire, accompagnato alla frontiera, anzi gli ha dato asilo. Il culto del duce, che dopo settant’anni ha la stessa consistenza storica di Bafometto e dei Cavalieri Templari, è officiato nei banchetti di memorabilia, sugli accendini e le bottiglie di vino nero, nei siti dei fanatici (se ne trova anche uno intitolato "Il nostro onore si chiama fedeltà", guarda un po’) e degli hooligans, e andrebbe rubricato come folclore, fisiologica quota di scemenza, se non fosse che a forza di lasciar correre, a forza di non prendere alla lettera la lettera del nostro ordinamento repubblicano che lo ha messo al bando, il fascismo si è, come usa dire, sdoganato.

Fa ridere l’idea che "la Rachelina" possa essere dipinta come un angelo del focolare; verrebbe da prendere in ridere anche che una persona, che leggendo i suoi cinque profili Facebook si è tentati di figurarsi come un simpatico gigione, adotti un motto delle SS la cui utilizzazione in Germania e in Austria è reato; ma intanto la proposta di intitolare una sala consiliare alla moglie del duce viene da un consigliere eletto con il partito dei "moderati", da un rappresentante dei cittadini bolognesi, compreso chi scrive. E questo, tra un alalà e un altro, fa ridere meno.

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