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Martha C. NUSSBAUM, Non per profitto
Redazione , February 27, 2011
Introduzione di Tullio De Mauro. Assistiamo oggi a una crisi strisciante, di enormi proporzioni e di portata globale, tanto più inosservata quanto più dannosa per il futuro della democrazia: la crisi dell'istruzione. Sedotti dall'imperativo della crescita economica e dalle logiche contabili a breve termine, molti paesi infliggono pesanti tagli agli studi umanistici ed artistici a favore di abilità tecniche e conoscenze pratico-scientifiche. E così, mentre il mondo si fa più grande e complesso, gli strumenti per capirlo si fanno più poveri e rudimentali; mentre l'innovazione chiede intelligenze flessibili, aperte e creative, l'istruzione si ripiega su poche nozioni stereotipate. Non si tratta di difendere una presunta superiorità della cultura classica su quella scientifica, bensì di mantenere l'accesso a quella conoscenza che nutre la libertà di pensiero e di parola, l'autonomia del giudizio, la forza dell'immaginazione come altrettante precondizioni per una umanità matura e responsabile. Martha C. Nussbaum insegna Law and Ethics nell'Università di Chicago. Con il Mulino ha pubblicato: "Diventare persone" (2001), "Giustizia sociale e dignità umana" (2002), "Le nuove frontiere della giustizia" (2007), "Giustizia e aiuto materiale" (2008), "L'intelligenza delle emozioni" (II ed. 2009), "Lo scontro dentro le civiltà" (2009), "Libertà di coscienza e religione" (2009), "La fragilità del bene" (III ed. 2011). Collana "Intersezioni", Bologna, il Mulino, pp. 168, euro 14. mauro la, 15-04-2011, 11:32
Istruire per addestrare più che per educare alla cittadinanza: competitività batte competenza nelle relazioni umane. L'autrice lamenta nel saggio la messa in minoranza delle materie umanistiche a vantaggio di quelle tecnico-scienitifiche. Non che queste siano secondarie ma soprattutto le prime (letteratura, filosofia, arte) educano all'intelligenza della realtà, al dialogo costruttivo, al ballottaggio di opinioni avverse, alla moderazione delle pulsioni egemonico-possessive. Il bene è fragile e pare che secondare gli impulsi più grossolani della 'gente' premi i secondatori che spesso provengono dall'avanspettacolo. L'autonomia del giudizio è conquista lenta e faticosa perchè comporta apprendimento delle antiche saggezze e autoanalisi. Senza di che la cittadinanza si trasforma in parapiglia mediatico. Missione impossibile? Piuttosto di lungo tempo e spesso in seguito a rovesci catastrofici...
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