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Alberto CLÒ, Si fa presto a dire nucleare
Redazione , November 10, 2010

A sentire certi politici del fare o certi ecologisti convertiti dell'ultima ora, sembrerebbe che l'Italia sia oggi fra i paesi più entusiasti e convinti delle virtù del nucleare. E' vero che sul nostro suolo non c'è una sola centrale attiva, ma - dicono - è tutta colpa del referendum del 1987 e di alcuni abili manipolatori del pensiero collettivo. Per rimediare ai danni che ne sono seguiti, abbattere i costi dell'elettricità ed essere competitivi, bisogna dunque rientrare nel settore. Una scelta condivisibile, sostiene l'autore, da nuclearista convinto ma non fazioso qual è; una scelta tuttavia maledettamente complessa che richiede molte condizioni, a partire da una forte condivisione politica e sociale. Per questo ripercorre con sferzante e amara ironia la travagliata storia del nucleare italiano sgombrando il campo da alcune verità di comodo (il referendum come "presunto colpevole") e cercando di trarne degli insegnamenti per il futuro. Per non replicare quegli stessi errori, per evitare altri sprechi, danni e illusioni.

Alberto Clô insegna Economia industriale e Regolazione Public Utilities nell'Università di Bologna. Nel 1995-96 è stato ministro dell'Industria e del Commercio estero. Ha fondato e dirige la rivista "Energia". Tra le sue pubblicazioni per il Mulino ricordiamo "Il rebus energetico. Tra politica, economia e ambiente" (2008).

Collana "Contemporanea", Bologna, il Mulino, pp. 184, euro 14.

Marijke Woorts, 16-01-2011, 00:23
Gentile Dottor Clo',
"Onkalo, Into Eternity" il documentario di Michael Madsen sullo stoccaggio dei rifiuti nucleari in Finlandia di recente presentato all'IDFA (International Documentary Festival Amsterdam) ci fa passare notte insonnie. It's beyond imagination.
Nel 2013 l'Europa dovra' pagare i diritti di emissioni di CO2 di conseguenza aumentera' notevolmente  il costo dell'elettricita' "tradizionale".
Suppongo che il revival nucleare sia da legare anche a questo fatto.
L"economia tedesca esce fortissima dalla crisi con una  crescita' del 3,6%.
Secondo il bureau Arthur D. Little - i veggenti Usa - in programma ci sono un centinaia di impianti nucleari in giro per il pianeta -  verranno costruiti  spesso col know how tedesco.
Dalle ca 1600 aziende coinvolte la meta' sono tedesche - ne giova certamente l'economia Olandese. Infatti il Calimero del Nord-Ovest  di impianti ne programma tre.
Vedo circolare il suo "Si fa presto a dire nucleare". Forse e' il caso di farne una traduzione.
Saluti, M. Woorts

Alberto Clo, 16-11-2010, 09:15

Risposta a Riccardo Poli,

come ripeto più volte nel libro non ho pregiudiziali negative verso il nucleare. La storia dei nostri passati fallimenti ci indica, però, chiaramente come il ricorso a questa tecnologia - al di là sei suoi vantaggi - richieda talune condizioni anche di tipo istituzionale che in passato non si sono verificate e che non  ritrovo affatto nei modi confusi in cui dovrebbe avvenire il rientro del nostro paese in questa tecnologia. Il confronto con altri paesi (la Svizzera e la Germania che Lei cita ma anche la Finlandia o la stessa Francia) sta lì a dimostrare la nostra incapacità a rapportarsi con questioni altamente complesse come quella nucleare. Dire che la paura è irrazionale non è sufficiente a superarla, specie quando ad alimentarla, come scrivo nel libro, sono stati e sono spesso gli stessi 'scienziati' che sul nucleare dicono tutto e il suo contrario. Anche in questo  il nostro Paese avrebbe da imparare dagli altri. Grazie dei suoi commenti.

riccardo poli, 11-11-2010, 20:20
Egr. Dottor Clò, io sono diffidente a ripristinare il nucleare in Italia, conoscendo come sono state gestite e come sono gestite le emergenze in Italia: mancate attribuzioni di poteri, incapacità gestionali, demagogia, NIMBY, PIBBY; però mi ha sempre fatto riflettere che altri paesi, se vogliamo più attenti al territorio, come ritengo essere Svizzera e Germania, abbiano adottato tali scelte; infatti mi permetto di proporre la Gestione dei controlli ad uno svizzero! Un'altra cosa che mi fa riflettere è il fatto che Margherita Hack, sicuramente più esperta di fisica nucleare (anche se forse non di gestione di infrastrutture critiche), di molti catastrofisti, si pronunci a favore, sostenendo che esiste una paura irrazionale a tale opzione.
Saluti
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