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Note
Senza le élite
Loredana Sciolla, November 2, 2010
Sappiamo da molti anni, e molte ricerche lo confermano, che la maledizione dell’Italia di oggi è la carenza o addirittura l’assenza di ceti dirigenti all’altezza del loro compito. Mentre i vizi sono sotto gli occhi di tutti, più difficile sembra – almeno a giudicare dal livello del dibattito pubblico – dire quali siano le qualità richieste. È sotto gli occhi di tutti l’incapacità di gran parte dei ceti dirigenti a risolvere “emergenze” che durano da decenni. È solo per una sorta di amore del paradosso che possono ancora essere chiamate così: se si ripresentano con sistematica regolarità sono infatti “emergenze normali”, mentre il termine dovrebbe indicare l’eccezionalità e/o imprevedibilità del fenomeno. Un po’ come il “precario stabile” che contraddistingue lo stile italiano del lavoro pubblico. Sono tornati ancora una volta alla ribalta, in questi giorni, i problemi gravissimi della “monnezza” in Campania, dopo che si era gridato al miracolo della sua risoluzione… Ma la stessa considerazione vale per i disastri annunciati di frane, alluvioni, esondazioni che, in un paese ad altissimo rischio idrogeologico, si ripresentano regolarmente dopo ogni pioggia prolungata, in zone ad alto tasso di abusivismo edilizio, con strutture abitative non adeguate. Queste “emergenze”, più della quotidiana negligenza, squarciano il velo sulla stoffa di chi dovrebbe governare e risolvere i problemi reali dell’Italia.Di fronte a tanto secolare sconquasso che lascia allibiti gli osservatori stranieri, troviamo stucchevoli dibattiti e altisonanti scontri sul ricambio di una classe dirigente (politica, imprenditoriale, intellettuale) basati sull’idea che una palingenesi possa avvenire di colpo, con la “rottamazione” dei vecchi e l’ascesa dei giovani. Si potrebbe proporre un altro criterio palingenetico: rottamiamo gli uomini che dominano tutti i vertici – dall’università all’imprenditoria – e sostituiamoli con le donne. Oppure il sesso e l’età insieme.
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Sono d'accordo sul fatto che la rottamazione non sia la soluzione per rinnovare la classe dirigente di questo paese ma è certo che il problema posto da Matteo Renzi ( se è di questo che si parla) non può essere sottovalutato.
Certo è che se uno come Civati sente l'esigenza di andare a Firenze a senitre di cosa si parlerà in questa "tre giorni", sono sicuro che il problema è sentito molto tra i giovani del PD.
Certo è che se la reazione dei dirigenti del PD è stata così violenta nei confronti di Renzi, si è toccato un nervo scoperto e si è colto nel segno.
Certo è che se si pone l'esigenza di battere Berlusconi con proposte politiche e programmatiche, che non siano il solito sterile e contro producente antiberlusconismo, bisognerà che l'attuale classe dirigente faccia un pò di bilanci, e si chieda perchè un partito che pretende di essere innovativo progressista e riformatore, negli ultimi quindici anni sia riuscito a governare una legislatura e poco più, e non abbia saputo neanche avviare una sola delle riforme di cui l'Ialia ha bisogno.
Ci si deve soprattuto chiedere se un partito che si vuole riformatore, possa fare ancora fare affidamento ad un bacino elettorale, che ha come riferimento propro quelle sociali, che più di altre si oppongono alle riforme necessarie.