Rivista il mulino

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Internationa letters
Berlino, 1/11/2010
Bruno Simili, November 1, 2010

La Germania in superficie. “S” come servizio, “U” come uomo. Un servizio a misura d’uomo. A noi italiani viene il sospetto che sia questo, in realtà, il significato di quella “S” e di quella “U” che precedono il suffisso -Bahn nelle strade di Berlino e che indicano le fermate della metropolitana. Non può essere altrimenti, data la puntualità, la frequenza, la capillarità del servizio di trasporto pubblico di cui godono i berlinesi, anche quelli di importazione. Come Giovanna: giovane italiana che lavora presso uno studio notarile a Kreuzberg. Ci dice che con l’arrivo precoce della brutta stagione a fine estate rimpiange molto la casa natale, e vorrebbe ripartirsene per la Puglia. Ma subito dopo aggiunge che in verità Berlino offre tutto ciò di cui lei ha bisogno, e anche per questo sta cercando di comprarsi casa. Le chiediamo se è vero quanto ci hanno raccontato, ovvero che la metropolitana durante la settimana chiude dalle due alle cinque del mattino, ma che nel weekend è aperta ininterrottamente. Conferma. E di fronte al nostro stupore italico si stupisce a sua volta, ma di uno stupore più teutonico che salentino, sembrandole ovvio, infatti, che proprio quando c’è più gente in giro, a bere e a divertirsi, debba aumentare l’offerta del trasporto pubblico. Con U- e S-Bahn che sempre e quasi ovunque consentono di “imbarcare”, con il passeggero, anche l’eventuale bicicletta. Un passeggero, il suo biglietto, la sua bicicletta. Ovvio e normale. Non è certo un caso che così le auto in giro siano tutto sommato poche, per la capitale di un grande Paese. Il resto viene da sé, anche semplicemente in riposta alla legge della domanda e dell’offerta: come i parcheggi che si trovano facilmente e che non costano una follia, e un’aria (che molto deve alle correnti del Baltico) assai più respirabile rispetto a quella di qualsiasi metropoli di casa nostra.
Vista da là, l’efficienza del popolo germanico, che da poco ha celebrato i vent’anni della caduta del muro, è assai meno rigida e scontrosa di quanto a volte non appaia in altre regioni. E la quantità di bambini che girano per le strade, anche loro spesso in bicicletta (bambini, per le strade, in bicicletta) fa nascere un vero e proprio sentimento di pena per le nostre poverissime, per non dire inesistenti, politiche per la famiglia. Alla fine ci tocca rientrare in Italia. Oltre ai soliti tempi lunghi per la riconsegna bagagli a Malpensa e a diversi distributori di benzina con il self-service fuori uso – più altre simpatiche varie ed eventuali, tutte prevedibilissime ma ugualmente snervanti – troviamo traccia sui giornali del rito del “bunga-bunga”. Meno male. Così, anche la prossima volta, i nostri amici tedeschi sapranno come prenderci in mezzo.

Luca Mottura, 09-11-2010, 15:19
Stamattina pioveva, governo ladro. E il mio autobus che di solito passa in maniera assai irregolare non passava mai. Poi è arrivato. Una sorta di girone dantesco. Mi sono vergognato un po', fra e me e me, ma alla fine non ho nemmeno fatto lo sforzo (non piccolo per la verità) di fare il biglietto... Che tristezza
Bruno Simili, 06-11-2010, 22:15
Sì, è vero, spesso la civile protesta proprio non si vede. Si tratterà di vedere dove stanno andando a finire le arrabbiature e lo scontento per le piccole cose di tutti i giorni che non funzionano.
Tommaso Gennari, 05-11-2010, 17:47
Vivo a Londra. Lunedi', ero in Italia, ho preso un treno da Parma a Bologna. Vi risparmio la descizione della classica scena del cambio di binario (con controcambio) mentre il treno entrava (in ritardo) in stazione, con conseguenti masse di persone nonni bambini a correre avanti e indietro per sottopassaggi e scale (beh, non ve l'ho risparmiata).
Sul treno mi sono sfogato con una coppia di ex 68ini bolognesi. "La cosa che mi fa imbestialire in tutto questo e' la mancanza di rispetto per le persone. E fa impressione come nessuno si lamenti. L'Italiano non si lamenta del sopruso quotidiano a cui e' inflitto. Accumula, e l'accumulo scoppia, periodicamente". Se non ci si abitua a protestare, in modo civile, per le quotidiane mancanze di rispetto, poco cambiera'.
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