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Identità italiana
Quei tg pieni di morti ammazzati
Bruno Simili, October 20, 2010
Mentre il sistema politico italiano mostra con sempre più evidenza le proprie crepe e il governo rischia di implodere, l'attenzione generale resta rivolta all’ultimo caso di nera. I tg hanno buon gioco a coprire tutti (tutti) i loro spazi principali con i crimini più efferati e le tante vicende violente che giorno dopo giorno si susseguono. L’oscenità quotidiana viene amplificata a dismisura dalla morbosità incontrollata di un pezzo importante del pubblico televisivo. Lo stesso presumibilmente che decide di trascorrere il weekend per andare a vedere di persona, di toccare con mano, l’assurda normalità dei drammi vissuti in un’Italia che, ci piaccia o meno, è quella in cui viviamo tutti. Lunedì 18 ottobre, ad esempio. Tg5, edizione delle venti. Nell’ordine: il caso Scazzi; l’uccisione dell’infermiera romena a opera del ventenne italiano e le manifestazioni di “solidarietà” dei suoi compari; il pirata della strada che a centottanta uccide se stesso e altre due persone nel padovano; e altre “disgrazie”, più o meno premeditate. Qualche dato aiuta a comprendere quanto il peso della criminalità nei tg italiani abbia ormai assunto carattere predominante e permanente. Se si confrontano le edizioni di prima serata dei principali telegiornali europei, le notizie di criminalità coprono, rispettivamente: l'1,8% in Germania (Ard); il 4 in Francia (France 2); il 4,2 in Spagna (Tve); il 7,7 in Gran Bretagna (Bbc One); il 10,8 in Italia (Rai 1). Il quadro non cambia se si prendono in considerazione i dati in valore assoluto: l’Italia segna 431 notizie, contro le 267 della Spagna, le 159 della Gran Bretagna, le 113 della Francia, le 34 della Germania (dati dell’Osservatorio di Pavia). Un discorso a parte merita la presenza di notizie che riguardano la violenza contro le donne, in particolare le giovani donne. Come mette bene in evidenza un articolo di Elisa Giomi in uscita sul numero 6/2010 del "Mulino", l’età della vittima è infatti un importante fattore di distorsione, tale da sovvertire la reale fisionomia del fenomeno, gravissimo ma molto più complesso di quanto non esca dalla rappresentazione diffusa secondo i principi del newsmaking. Se, ad esempio si considerano i delitti riportati da tutti e sei i principali tg italiani (i tre Rai e i tre Mediaset), dirimenti sono l’età della vittima e la nazionalità dell’aggressore. Analizzati secondo l’approccio del discourse analysis, alcuni casi di saturation coverage (dati dell’Osservatorio di Pavia e del Ministero dell’Interno) mostrano con straordinaria nettezza il divario tra realtà e copertura giornalistica riguardo la nazionalità degli autori dei crimini. Quelli commessi da cittadini extracomunitari sono infatti appena il 13,58% (22 su 162), ma ottengono una visibilità decisamente sproporzionata: i 14 casi su 22 che vengono “notiziati” da soli producono un quarto (24,89%) di tutti i servizi trasmessi nel 2006 (119 su 478). Un esempio, fra i tanti possibili, che mette bene in luce l’assurdità della situazione. Sorprende (o forse non tanto) che solo oggi il direttore generale della Rai inviti i direttori di rete a un “maggiore equilibrio” nel trattare i temi di cronaca, mentre in Parlamento viene chiesto di verificare se la tv pubblica abbia elargito compensi a parenti e amici delle vittime in cambio di interviste. E mentre lo zoom delle camere si ostina a soffermarsi su citofoni e campanelli di vittime e inquisiti.
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Ma tant'è. Così si attira l'attenzione e la pubblicità cartacea e televisiva.
Convengo perfettamente sui contenuti della vostra analisi che, senza vanto alcuno, corrisponde in toto ai ragionamenti che vado da lungo tempo facendo all'interno della mia famiglia e dei miei contatti.
E' scandaloso. L'informazione, o perlomeno quel che ne resta, ci sta educando ad una sorta di voyerismo perverso che sta cancellando da tutti gli strati della società civile ogni barlume di speranza in una vita migliore, fatta di rispetto di valori etici, di cooperazione tra le genti, di fratellanza, di amore, di attaccamento al lavoro ed alle istituzioni e via dicendo.
Io comincio a chiedermi se tale atteggiamento non corrisponda a specifiche esigenze della classe politica in auge che, dalla deformazione in negativo della società, attraverso le notizie di cronaca, si attende due risultati di ritorno. Il primo consiste nell'allontanare l'attenzione dell'opinione pubblica dai problemi reali del Paese (imprenditori si tolgono la vita perchè vedono naufragare le loro aziende, operai ed impiegati senza alcuna prospettiva di lavoro? e chi se ne frega, se sbatto continuamente il mostro in prima pagina!). Il secondo, stabilire un aberrante principio: io, homus politicus non sono perfetto (per usare un eufemismo) perchè assai più imperfetta è la società nel cui interesse opero.
Complimenti. Avete sollevato una discussione che non va sottovalutata. solo attraverso la moralizzazione e l'eticizzazione dell'informazione (e della cultura in generale, aggiungo io), passa ogni prospettiva di un miglioramento della società che lasceremo in eredità ai nostri nipoti.
In mancanza si continuerà a vivere in un eterno reality show i cui effetti negativi non siamo neanche lontanamente in grado di immaginare.
Meditiamo gente. Meditiamo...