Content Section
|
|
Identità italiana
Una nuova politica industriale
Franco Mosconi, July 21, 2010
Che i lettori dell’«Economist» siano tutti, improvvisamente, diventati dei nostalgici di una qualche forma di economia pianificata? Che siano afflitti da un senso di rimpianto per i famigerati Piani quinquennali? Crediamo proprio di no; e speriamo che non vi sia chi giudichi il risultato del recentissimo dibattito sulla politica industriale promosso dalla rivista con gli occhiali del tempo che fu. No, non vi è alcuna nostalgia nell’animo del 72% dei lettori che sabato 17 luglio, alla fine di un avvincente confronto/scontro fra due opposte tesi, hanno sconfitto proprio quella proposta dall’«Economist», che suonava così: «This house believes that industrial policy always fails». Franco Mosconi, 26-07-2010, 16:39
Ringraziandola prima di tutto per il suo commento al mio articolo, le dico che la tempistica della pubblicazione non poteva essere più felice (o sfortunata, dipende dai punti di vista) rispetto al caso Fiat-Serbia. E’ sì vero, di primo acchito, che un conto – come lei afferma – è vedere pezzi dell’industria italiana andarsene all’estero, un altro discettare sulla politica industriale nei suoi aspetti teorici. Più in profondità, tuttavia, vorrei portarla a riflettere su questo punto: non le viene il sospetto che la mancanza nel nostro Paese di una vera strategia per la competitività dell’industria dipenda anche dalla pressoché totale assenza, negli anni del dominio del c.d. “pensiero unico”, di un’ampia riflessione scientifica sul’argomento? La politica industriale era considerata un niente rispetto all’importanza di altre aree di policy; anzi, proprio sbagliata. Ne abbiamo visto i risultati (si fa per dire). Ora, si tratta di ricominciare un cammino di lunga lena, ove teoria e prassi si influenzino a vicenda come sempre è accaduto nel dominio di cui stiamo parlando (l’Economia e politica industriale, da un lato, le politiche dei Governi per l’industria). E’ in questo spirito che ho scritto l’articolo questo sito giusto alla conclusione del dibattito fra Lerner e Rodrik sull'“Economist”: la mia (modesta) ambizione era quella di fissare le idee su un argomento che – auguriamocelo – torni presto in cima all’agenda politica italiana. Un’ultima cosa: oltre agli articoli e ai commenti sul caso Fiat-Serbia, in questi ultimissimi giorni sono usciti molti altri articoli utili per formarsi un’opinione; le consiglierei: l’editoriale di Romano Prodi sul “Messaggero” di sabato 24 luglio (www.romanoprodi.it) ; l’intervista al capo di General Electric International, F. Beccalli-Falco, sul “Corriere delle Sera” di ieri, domenica 25 luglio; il commento di Alberto Quadrio Curzio sul “Corriere della Sera” di oggi, con inizio in prima pagina (entrambi disponibili su www.corriere.it).
Luca Mottura, 23-07-2010, 15:54
Beh, capisco i problemi degli accademici, bene illustrati in questo post. E mi pare interessante il dibattito. Ma forse, più che di questioni teoriche, varrebbe la pena di occuparsi dei fatti, mentre quel che resta dell'industria italiana (purtroppo prevalentemente automobilistica) scappa in Serbia. Non trovate? grazie per la vs. risposta
In order to submit your comment, you have to register, filling out the fields below. If you are already registered, please login.
|







