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Internationa letters
Londra, 12/5/2010
Gianfranco Baldini, May 12, 2010
Strane coppie. È un piccolo terremoto quello che si è consumato nella politica britannica in questa settimana, dalle elezioni del 6 maggio ad oggi, come ha sottolineato l’“Economist” nella sua prima reazione al nuovo governo Cameron-Clegg. Nessuno sa se questo patto (l’unico possibile, ma ancora da perfezionare) tra due partiti che stanno agli antipodi su questioni importanti come l’Europa e l’immigrazione potrà durare a lungo. La sola cosa che oggi appare sicura è che Gordon Brown ha fatto la scelta giusta. Dimettendosi da leader lascia al suo partito la possibilità di trovare un volto nuovo (forse nella disfida famigliare tra David Miliband e suo fratello Ed, ministri fino a ieri e praticamente coetanei di Cameron e Clegg), capace di rimettere in sesto un partito logorato da 13 anni al potere. Sarà di grande interesse quindi la battaglia per la conquista del New Labour, che forse non poteva sperare in un risultato migliore in questa convulsa settimana. “A week is a long time in politics”, come disse Harold Wilson, l’ultimo leader che nel 1974 ebbe a che fare con un esito elettorale complesso come quello di una settimana fa. Per un partito che nell’ultimo anno aveva più volte tramato per destituire il premier e che sembrava sull’orlo della più grave sconfitta dal 1983, il 29% dei voti, e un nuovo leader che possa cogliere le possibili contraddizioni della strana coppia Cameron-Clegg sono il miglior volto della sconfitta. Federico Testadura, 06-09-2010, 10:49
Cameron-Clegg proseguono nel loro percorso politico nell'attesa di un autunno previsto non semplice dagli osservatori sotto il fronte sociale a causa degli annunciati tagli. Riguardo alla svolta elettorale di maggio sono cicli politici inevitabili. Quasi venti anni hanno governato i conservatori (1979-1997), mentre tredici i laburisti (1997-2010). Le elezioni hanno segnalato il diminuito peso elettorale dell'asse conservatori-laburisti rispetto al passato (ad esempio l'89,4% dei consensi nel 1970 o il 96,8% nel 1951). Conferma questa di una tendenza presente anche in altre democrazie (ad es. la Germania).Per i laburisti ,paradossalmente, è andata meglio del previsto viste le previsioni della vigilia e alla luce dell'attuale quadro politico. Dovrà essere il nuovo leader a traghettare il partito verso un nuovo scenario (quale dei fratelli Milliband, così vicini ma allo stesso tempo con una visione politica così diversa?)
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