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Internationa letters
Ankara, 25/02/2010
Nicola Melis, February 25, 2010
Le radici profonde del caso Ergenekon. Fin da tempi remotissimi, nella cultura turca il lupo è considerato il principale protettore delle antiche tribù turcofone. Nella mitologia delle popolazioni nomadi dell'Altai, la catena montuosa della Siberia meridionale tra Mongolia e Russia, si credeva che un lupo avesse mostrato ai turchi la strada per uscire dalla mitica vallata circondata dalle montagne, Ergenekon. Proprio il termine Ergenekon, denso com'è di richiami epici e mitologici, nei giorni scorsi è venuto alla ribalta internazionale, per motivazioni ben lontane dall'interesse antropologico ed etnografico. In Turchia, invece, la vicenda è stata tutt’altro che un fulmine a ciel sereno. L’esistenza di quella che da alcuni quotidiani di Ankara è stata definita come una “Gladio turca” era già emersa a partire dal 1996 allorché l’opinione pubblica nazionale fu scossa da un incidente stradale avvenuto presso Susurluk, piccolo centro cittadino nella Turchia occidentale, dove all'interno di un'auto accartocciata furono trovati i cadaveri di un alto funzionario di polizia, di una “velina” e di un famigerato estremista di destra e trafficante Abdüllah Çatlı (noto in Italia per essere stato “camerata” di Mehmet Ali Ağca); a far loro compagnia, unico sopravvissuto, un parlamentare del partito di governo dell'epoca. È quella struttura cospirativa che gli analisti definiscono “stato profondo” e che pretende di proteggere presunti interessi nazionali superiori, ritenuti incompatibili con il programma del governo democraticamente eletto del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) e lesi da presunte concessioni governative all'Occidente. L'inchiesta condotta dalla procura della Repubblica di Istanbul ha portato a diversi arresti eccellenti, tutti coinvolti a vario titolo nelle attività dell’organizzazione segreta, con l'accusa appunto di eversione e di aver svolto attività terroristiche. In un primo tempo, il caso ha determinato un consenso notevole presso l'opinione pubblica turca e all'estero. La stampa locale lo ha spesso paragonato alla nostrana inchiesta “Mani Pulite”, che negli anni '90 stravolse gli equilibri del potere. In patria e all'estero gli analisti hanno inizialmente salutato l'evento come un momento storico ed epocale di svolta per il processo di democratizzazione del paese.
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