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Note
Tanto peggio, tanto meglio?
Mauro Barberis, January 11, 2010
Fra i tanti motivi di trepidazione che ci colpiscono davanti all'anno nuovo, ce n'è uno continuamente dimenticato, oppure ricordato solo in questo momento di passaggio: come se non ci toccasse più direttamente e più urgentemente dei temi della riforma della giustizia o della revisione costituzionale. Si tratta di un tema trasversale, post-idelogico, laico, ecologico e allo stesso tempo ecumenico, eppure sistematicamente sottovalutato: la qualità della vita. Eppure, come ci ricorda il numero monografico appena dedicato al tema da "Filosofia politica", i filosofi sono tornati da tempo a parlare di vita; riviste e convegni e dibattiti traboccano di discorsi sulla «nuda vita», «questioni vitali», «sacralità della vita», «bioetica», «biopolitica». È come se da sotto altri temi più divertenti, nel senso che fanno divergere la nostra attenzione dall'essenziale, cominciassero a fare capolino i veri problemi: quelli che toccano davvero, e bruciano, la carne e la pelle delle persone. Sulla qualità della vita, al massimo, ci intrattengono e ci rassicurano i quotidiani economici, il Sole 24 ore e Italia oggi, con le classifiche di fine anno delle province italiane e il giochino del «chi sale, chi scende», che a sua volta produce scaramucce nei consigli comunali e analisi semi tecniche da parte degli economisti: come se il nostro star bene o male, nonostante tutto, fosse ancora misurabile con il Prodotto interno lordo, quando già Aristotele diceva che le cose utili servono alle cose belle.
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