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Internationa letters
Berlino, 1/10/2009
Gabriele D'Ottavio, October 1, 2009
La socialdemocrazia tramonta a Berlino. Il risultato delle elezioni politiche in Germania è netto: gli elettori hanno sanzionato, sia pure in misura significativamente diversa, i due partiti dell’uscente Grande Coalizione, premiato i partiti più piccoli e affidato ai cristiano-democratici e ai liberal-democratici il compito di guidare il paese nella prossima legislatura, mostrando di padroneggiare il voto tattico del sistema elettorale «proporzionale personalizzato». Più nel dettaglio, la Cdu-Csu è stata riconfermata con il 33,8% dei voti come primo partito, ma è arretrata rispetto alle elezioni del 2005, la Spd ha conseguito con il 23% delle preferenze il suo peggior risultato dal 1949, la Fdp, la Linke e i Verdi hanno, infine, ottenuto, rispettivamente con il 14,6%, l’11,9% e il 10,7% dei voti, il miglior risultato di sempre e, complessivamente, più di un terzo dei consensi. Tab. 1. Germania: Elezioni nazionali 18 settembre 2005 e 27 settembre 2009
L’eventualità ventilata alla vigilia delle elezioni da alcuni politologi e costituzionalisti allarmati che la Grosse Koalition si trasformasse in una formula obbligata e permanente, per il momento non si è avverata. Non per questo, però, l’assunto sul quale venivano fondate tali preoccupazioni è stato smentito, ovvero l’idea per la quale la Grosse Koalition, invece di risolvere, avrebbe finito per accentuare i due problemi che ne avevano accompagnato la nascita: 1) la progressiva frammentazione del sistema partitico – da un bipartitismo costruito sui due grandi partiti popolari, corretto dalla presenza di un terzo partito disposto a coalizzarsi a seconda delle opportunità, si è arrivati a un sistema a cinque partiti stabilmente sopra la soglia del 5% (e ora a quanto pare anche del 10%) – ; 2) la crescente disaffezione degli elettori tedeschi nei confronti della politica. In particolare, rispetto alle elezioni del 2005 i due grandi partiti continuano a perdere voti a vantaggio delle ali estreme e soprattutto cresce in modo significativo il partito dell’astensione. I due dati, che confermano due tendenze di lungo periodo risalenti alla fine degli anni Settanta, sono del resto strettamente correlati, dal momento che l’astensionismo penalizza generalmente i partiti più grandi. Ma il calo di ben 7 punti percentuali nella partecipazione al voto rispetto alle elezioni del 2005 è senza dubbio anche espressione di un diffuso malcontento nei confronti della coalizione di governo uscente. E, al riguardo, appare evidente che a pagare il prezzo più alto sia stato il junior partner, la Spd, che ha perso l’11,1% dei voti contro il ben più contenuto calo dell’1,4% subito dalla Cdu/Csu. Sono vari i fattori che concorrono a spiegare il diverso modo cui le due Volksparteien sono state trattate dagli elettori. Tra questi, in particolare, spicca il contrasto tra la capacità della cancelliera cristiano-democratica Angela Merkel di esprimere negli ultimi quattro anni un’autorevole e credibile leadership, da cui ha tratto inevitabilmente beneficio anche il suo partito, e l’oggettiva incapacità della frammentata Spd di avanzare una concreta proposta di governo. Più precisamente, la divisione interna alla socialdemocrazia tedesca, manifestasi in tutta la sua ampiezza all’indomani del voto, è tra coloro (come gli ex ministri Steinmeier, Steinbrück e Müntefering) che vorrebbero portare avanti l’ammodernamento programmatico e culturale avviato da Schröder, da un lato, e gli aspiranti leader socialdemocratici di domani (come Wowereit e Nahles) che vorrebbero arrestare l’erosione di consensi a vantaggio della Linke attraverso una conversione a sinistra, senza più escludere in via pregiudiziale la possibilità di un’alleanza con il partito di Lafontaine. Tab. 2. Distribuzione dei seggi al Bundestag
La resa dei conti interna alla Spd sembra essere già iniziata a discapito del gruppo degli schröderiani e potrebbe approdare al congresso di novembre con una svolta a sinistra. Ai cristiano-democratici e ai liberal-democratici (sorprendenti al di là delle rosee aspettative) spetta, invece, il non facile compito di appianare le loro divergenze programmatiche e di avanzare una proposta di governo, che tenga conto della crisi economica e dell’ondata di disoccupazione attesa per l’autunno. Federico Testadura, 17-10-2009, 00:16
Dai dati elettorali la crisi della socialdemocrazia tedesca risulta evidente, come il primo dato che balza agli occhi non solo per la perdita di consensi, ma anche per la progressiva perdita di capacità propositiva sviluppatasi negli ultimi anni. Tutto questo a vantaggio di Linke e Verdi, i quali non possono ovviamente ambire a scalzare la SPD da un ruolo per lei storico di forza trainante della sinistra tedesca, ma tutto questo apre una serie di pesanti riflessioni. Ad esempio: E' fattibile un'alleanza con la Linke ? Probabilmente questo tema deve venire al fianco di una ricostruzione vera e propria della struttura partito, perchè una perdita secca dell'11% non può che stare a significare un cedimento complessivo di questa sul territorio. Se la SPD piange la CDU ride, ma a denti stretti. Angela Merkel conferma di essere implacabile nel giocare una campagna elettorale personalizzata, ma a rimetterci sono i cristiano democratici che calano di un paio di punti.'E evidente che la sua immagine e i suoi risultati non giovano al partito come accaduto negli anni di Kohl (da un picco del 48,8 % nel 1983 a un minimo del 41,4% nell'ultima rielezione nel 1994) o quelli di Adenauer (dal 45,2% del 1953 al 45,4 % nel 1961). Con questo risultato i liberali (miglior prestazione elettorale di sempre) rischiano di essere il vero ago della bilancia e di creare qualche problema alla Merkel, la quale però ha la fortuna di avere un'opposizione piuttosto malconcia e in cerca di una soluzione ai propri problemi tra l'oggi e il domani, il passato e il futuro, l'unità o la divisione.
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