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Zygmunt BAUMAN, Vite di corsa. Come salvarsi dalla tirannia dell'effimero
Redazione , 30 settembre 2009
Nella modernità liquida il tempo non è né ciclico né lineare, come normalmente era nelle altre società della storia moderna e premoderna, ma invece 'puntillistico', ossia frammentato in una moltitudine di particelle separate, ciascuna ridotta ad un punto". Viviamo in un perpetuo e trafelato presente, in cui tutto è affidato all'esperienza del momento, e in cui la perdita di senso del tempo si accompagna allo svuotamento dei criteri di rilevanza che fanno distinguere l'essenziale dal superfluo, il durevole dall'effimero. E la nostra identità di persone, ieri faticosamente costruita su un progetto di vita, può essere oggi assemblata e disassemblata in modo intermittente e sempre nuovo, alla stregua di "un pacchetto pay per view". Dato questo sconsolante scenario, è dunque un'occasione preziosa quella che Bauman ci offre ora, invitandoci, almeno per il tempo della lettura, a sospendere le nostre vite di corsa per riflettere sulle questioni che ci riguardano più profondamente: bisogni e felicità, memoria e oblio, fondatezza e inconsistenza, costrizione e libertà.
Mara Guarini, 05-10-2009, 12:31
L'effimero che diventa bisogno: diventa indispensabile quel che non lo è, e si confondono i piani delle cose. Probabilmente nel "tempo liquido" delle nostre "vite di corsa" quel che è inconstistente diventa la misura di ogni libertà.
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