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Note
Doppio salto mortale
Piero Ignazi, September 28, 2009
L’intervento del presidente Barack Obama all’assemblea generale dell’Onu segna uno spartiacque nella politica estera degli Stati Uniti. Dopo otto anni di arroganza neo-isolazionista, intessuta di insofferenza per il multilaterialismo e le organizzazioni internazionali, di interventismo con coalizioni à la carte circondandosi di servizievoli “yes-country”, gli Usa ritornano a concepire le relazioni internazionali in una ottica di interdipendenza e di cooperazione. L’unilateralismo e l’arroganza da iper-potenza vengono archiviate insieme ai suoi insuccessi. Ma non è solo una valutazione dei risultati (disastrosi) dell’amministrazione Bush ad aver modificato l’impostazione della presidenza Obama. Siamo di fronte a un vero e proprio riallineamento culturale che modifica anche l’approccio clintoniano e ritorna semmai ai buoni propositi (distinti dalle cattive azioni) di John Kennedy. Anche Bill Clinton, alla guida di un Occidente euforico per la vittoria sul comunismo, tendeva, pressato anche dalla maggioranza congressuale repubblicana, a svilire il multilateralismo e a muoversi in autonomia (del resto, i contributi non versati all’Onu risalgono alla sua presidenza…). Soprattutto non confezionava la propria politica estera con i concetti più volte espressi da Obama e ora solennemente dichiarati all’Onu: la possibilità della “convivenza pacifica” tra tutti gli stati, l’esistenza di problemi comuni – povertà, riscaldamento ambientale, pandemie e armi di distruzione di massa – la disponibilità dell’America a guidare un processo condiviso di sviluppo e pacificazione, la centralità delle organizzazioni unilaterali e, quindi, del dialogo.
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