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Internationa letters
Washington, 21/9/2009
Gia Caglioti, September 21, 2009
Cittadini in armi. "U.S. Military Will Offer Path to Citizenship", questo il titolo di un articolo apparso in prima pagina su NYT del 15 febbraio 2009. Il sottotitolo, "Temporary Immigrants are program's Focus", segnala un interessante cambiamento nella politica americana, una significativa inversione di tendenza rispetto alle politiche messe in atto nei confronti degli immigrati dopo l'11 settembre e un ulteriore allontanamento da quanto in tema di immigrazione e cittadinanza accade sul continente europeo. Otto anni dopo l'11 settembre e di fronte all'enorme impegno che l'esercito americano deve sostenere sui diversi fronti più o meno caldi dell'Afghanistan o dell'Iraq (dal quale però è stato annunciato un completo ritiro entro il 2010), gli Stati Uniti ritornano "alle origini", ad una politica della cittadinanza che rimette al centro la volontà dell'individuo di far parte della nazione. Dopo il "deragliamento" della guerra al terrorismo che con il Patriot Act aveva rischiato di far prevalere una concezione "etnica" della cittadinanza (su questo si può leggere il bel libro di David Cole, Enemy Aliens: Double Standards and Constitutional Freedoms in the War on Terrorism, New York, 2003) gli Stati Uniti, anche se sotto l'urgenza di garantire il ricambio delle truppe americane, si ripropongono come un paese aperto e inclusivo, che si adatta alle nuove schiere di immigrati diventando tra l'altro sempre più bilingue (lo spagnolo è lingua ormai sempre più diffusa nella cartellonistica, negli annunci delle stazioni dei treni o della metropolitana e nei servizi al pubblico delle società private e della pubblica amministrazione). Nella nuova era degli eserciti sempre più professionali e "volontari" la cittadinanza non è più un requisito indispensabile per servire la patria ma ne è la conseguenza. È, sembra questo il messaggio lanciato, il premio, la strada più veloce e sicura per diventare cittadini e quindi per guadagnarsi non tanto il diritto di voto o quello all'assistenza o a uguali diritti, ma quello a far parte del sistema sociale, a risiedere in un paese che, nonostante la grande crisi che lo sta scuotendo, rimane, nel discorso pubblico, il paese delle infinite opportunità, come continua a ripetere il presidente Barack Obama in tutte le sue apparizioni.
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