Rivista il mulino

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Internationa letters
Léon, 17/8/2011
Cristina Rosati, August 17, 2011

Il fascino del “chelero”. Sono sempre più numerosi, tutti li conoscono, ma non godono di buona fama. Il “chelero” in Nicaragua è una categoria sociologica determinata: indica il nicaraguense di età compresa tra i 20 e i 40 anni che passa le sue giornate a caccia di “chele”, ovvero le ragazze dalla pelle bianca, possibilmente bionde e con gli occhi azzurri. Le turiste statunitensi o europee con lo zaino in spalla che con sempre più frequenza si avventurano in un Paese che si trova al ventiduesimo posto per competitività turistica nel continente americano (le cifre, tuttavia, sono in crescita: lo scorso anno hanno attraversato il Paese 950.000 turisti per un fatturato totale, tra investimenti pubblici e fatturato alberghiero, di 350 milioni di dollari). Quando sul quotidiano più letto, qualche mese fa, è stato utilizzato per la prima volta questo vocabolo, in molti si sono riconosciuti nella descrizione. Sono due le città che detengono il primato del “chelerismo”. Granada, la più conosciuta, che però è anche una delle principali mete del turismo sessuale, e León, tranquilla cittadina vicina alla costa pacifica, premiata qualche settimana fa dal riconoscimento dell'Unesco che ha inserito la sua cattedrale nel patrimonio mondiale dell'umanità.

Il “chelero” è attivo principalmente la notte e nel fine settimana. Camicia a righe ben stirata, capelli lunghi raccolti a coda di cavallo e dopobarba a volontà. La serata comincia nel locale in cui quel giorno si esibirà un gruppo di musica tradizionale: si sa che al turista piace e i “cheleri” si raccolgono in massa. Cantano, invitano le ragazze a ballare e bevono insieme. Quando l'alcool ha già raggiunto un buon livello e il concerto è finito, la serata continua in un altro locale, di quelli che aprono appositamente per raccogliere “chele” e “cheleri” che finiscono per ritrovarsi nel miglior ambiente possibile: divanetti, luce soffusa, ancora alcool e voglia di conoscersi. Questo nel migliore dei casi. Nel peggiore il “chelero” si trasforma in “coyote”. E' “coyote” il nicaraguense che  avvicina le ragazze bianche per ottenere sesso facile, per approfittare della differenza sociale lasciandosi offrire da bere, per strappare la promessa di un viaggio in Europa o, anche, per derubare. Questo è però un caso limite, una deformazione del “chelerismo” che mette in cattiva luce l’intera categoria. Il più delle volte l'obiettivo del nicaraguense che approccia la turista è la semplice curiosità, la voglia di conoscere una cultura differente e perché no, praticare l'inglese. 

Il “chelerismo” esiste anche nella versione femminile, seppur siano ancora pochi i casi. Jenny ha ventuno anni, un figlio di 5, un ex marito che l'ha abbandonata da tempo. La mattina lavora in un cyber caffè e tutti i pomeriggi li passa nel locale più frequentato dai “chele” nel centro di León, giocando a biliardo e lasciando a bocca aperta i turisti che la osservano infilare una sfera dopo l'altra. Jenny è sempre a caccia di “chele” con l'obiettivo dichiarato di imparare a parlare inglese. Di fatto finisce per avere una storia dopo l'altra promettendo amore eterno a ogni “chele”, con cui resta in contato via Skype. Non ammetterebbe mai di essere una “chelera”.  Altri invece accettano di buon grado la definizione, come Eric, divorziato e con un figlio a carico, Marco, di quindici anni. Marco sa che quando incontra per strada il padre mano nella mano con una ragazza bionda si può avvicinare, chiacchierare un po' facendo finta di essere un conoscente, senza  mai rivelare apertamente la sua identità. Per Marco si tratta di un gioco.

Di fatto il limite tra il “chelero” e il “coyote” è labile: quello che segna il confine è il rispetto della differenza e il reale interesse nell’interscambio culturale. Non è facile dire oggi cosa potrebbe provocare un aumento del turismo nel Paese, se il fenomeno si dovesse ingrandire o dissolvere per eccesso di “chele” in circolazione. Molto dipende anche dagli stessi turisti la cui età media è sempre più bassa e per i quali spesso si tratta del primo viaggio all'estero. La mancanza d'esperienza spinge, soprattutto i più giovani, a ricercare una relazione con un nicaraguense per colmare un vuoto affettivo di cui si soffre nel proprio Paese. Il macho latino ne trae vantaggio e, a volte, ne approfitta.

lorenzo bertoni, 24-08-2011, 11:27
L'uomo resta tale dovunque e il contesto ne stimola le caratteristiche.
In Italia c'erano i Vitelloni e poco conta la diversificazione delle sfumature operative.
I gicolò, i mantenuti o aspiranti tali sono figure lontane.
La caccia è aperta e non se ne prevede la chiusura.
Cambiano le riserve di caccia ma non la logica del cacciatore.
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