Rivista il mulino

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Internationa letters
Stoccolma, 12/6/2009
Paolo Borioni, June 12, 2009

Elezioni europee: Svezia. Le elezioni europee in Svezia hanno registrato la maggiore partecipazione al voto dal 1995, ovvero dalla prima consultazione successiva all’ingresso di Stoccolma nell’Ue.

Da allora l’affluenza non aveva mai superato il 41,6%, anzi era scesa al fino al 37,9% nel 2004. Nel 2009 si è risaliti invece sino al 43,8%, raggiungendo esattamente la media europea. La bassa affluenza alle elezioni europee ha in Svezia sempre rappresentato un’espressione di particolare euro-diffidenza, dal momento che nelle altre consultazioni la partecipazione elettorale è sempre molto elevata. Emerge dunque verosimilmente una maggiore accettazione (o quantomeno rassegnazione) rispetto all’Ue, specie se si considera l’arretramento quasi vertiginoso (dal 14 al 3,6%) della Junilistan, principale formazione antieuropeista. Inoltre, gli etnonazionalisti di destra non hanno sfondato: gli Sverigedemokraterna ottengono un 3,3% che, per quanto triplichi il risultato del 2004, li mantiene sotto la soglia di sbarramento del 4% anche in un tipo di consultazione che oggettivamente li favorisce. L’unica lista “anomala” ad avere conseguito un vero successo è il Piratpartiet – che difende il diritto assoluto al file-sharing su internet (e un’idea di “apertura sociale e rispetto dello Stato per i diritti dei cittadini“) - che giunge al 7%. Tale lista (proprio come “Iniziativa femminista”, che raddoppia al 2,2%) può essere definita “irregolare”, ma non può essere assimilata ad una formazione populista. Votatissimi dai giovani fra 18 e i 30 anni, gli esponenti del Piratpartiet hanno anzi rilasciato dichiarazioni ostili agli Sverigedemokraterna e hanno criticato la retorica anti-immigrazione, manifestando l’intento di aderire al gruppo liberale o a quello verde. Altro segnale divergente rispetto al tradizionale euroscetticismo è il fatto che il partito ambientalista (Miljöpartiet) compie una svolta pro-Ue premiata con un raddoppio percentuale (11%) sia rispetto al 2004 sia rispetto ai livelli nazionali, e che il Folkpartiet (centro-destra, ma liberal-radicale non conservatore) avanza molto (13,6%) sempre grazie alla propria caratterizzazione europeista. Particolare in tal senso, rispetto alla “Svezia profonda”, il voto di Stoccolma, cuore europeista del paese, dove i “ceti medi riflessivi” premiano particolarmente queste formazioni, e in specie gli ambientalisti, che superano i Socialdemocratici, nella capitale relegati solo al quarto posto col 15% (viceversa nella provincia iperborea del Norrbotten il grande partito operaio è oltre il 39% con un incremento del 9% veramente sensazionale per un’elezione europea).
Per il resto, negativa è stata la prestazione del governo liberal-conservatore, a partire dai Moderaterna, che esprimono il presidente del consiglio Reinfeldt. Conoscendo la difficoltà tradizionale dei socialdemocratici a frenare l’astensionismo dei propri elettori alle elezioni europee, il partito di Reinfeldt aveva puntato a diventare per la prima volta nella storia nazionale il partito più votato. Invece ha dovuto registrare uno stallo rispetto alle precedenti europee e un notevole arretramento rispetto alle politiche, fermandosi al 18,8%. I socialdemocratici, pur molti punti sotto le abituali performance nazionali (fra il 35-40%), sono rimasti stabili al 24,4% rispetto al 2004, ottenendo i soliti 5 mandati. Come partito più importante del paese (posizione che alcuni sondaggi avevano messo in dubbio), il Sap subisce questo tipo di elezione, vittima di dispersione del voto e astensione. Mona Sahlin, leader del partito, ha però sottolineato come la destra “costituzionale” non sia cresciuta. La socialdemocrazia deve però (come ovunque in Europa) affrontare incursioni profonde del nazionalpopulismo nel suo elettorato. Inoltre, alcuni scandali in ambiente sindacale hanno recentemente ribaltato a favore dei partiti “borghesi” la solidissima maggioranza che tutti i sondaggi assegnavano all’opposizione di sinistra (Socialdemocratici, Verdi, Sinistra post-comunista). Si delinea così una situazione apertissima in vista delle elezioni nazionali del 2010. Si vedrà allora quanto Mona Sahlin (con la sua leadership finora non certo trionfante) avrà saputo risolvere questi problemi e se saprà giocarsi le carte giuste per tornare al governo.

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