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Internationa letters
Abidjan, 30/6/2011
Luca Raineri, June 30, 2011
Il mal d’Africa di Sarkozy. Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, è stato il primo a complimentarsi con il neoeletto presidente della Costa d’Avorio, Alassane Ouattara. Il 21 maggio scorso, in occasione della cerimonia d’investitura, Ouattara ha esplicitamente ringraziato la Francia “con cui la Costa d’Avorio intrattiene dei legami storici e una visione comune dell’avvenire”. Queste dichiarazioni apparentemente banali svelano in realtà le intricate coordinate della geopolitica africana che hanno portato all’elezione di Ouattara. Non è un mistero che Ouattara sia stato uno dei protagonisti della guerra civile che ha insanguinato la Costa d’Avorio dal 2002 al 2007. Non a caso, nel suo esecutivo il posto di primo ministro è stato assicurato a Guillaume Soro, leader delle milizie ribelli del Nord ostili all’ex presidente Laurent Gbagbo. Più controverso appare il ruolo del presidente-dittatore del Burkina Faso, Blaise Compaoré, che avrebbe fin dall’inizio protetto, addestrato e armato i ribelli. Il coinvolgimento del Burkina Faso tuttavia getterebbe una luce tenebrosa sulle dinamiche geopolitiche internazionali del conflitto in Costa d’Avorio: giacché si ritiene che niente avvenga a Ouagadougou senza il previo avvallo di Parigi. Specialmente quando si tratta di fornire a un improvvisato fronte ribelle armamenti costosi e addestramento professionale. Proprio com’era avvenuto in Liberia, quando il Burkina di Compaoré era risultato direttamente coinvolto nel sostegno alle milizie di Taylor, mentre più defilato, eppure non del tutto cristallino, traspariva il ruolo della politica francese in Africa Occidentale. La Costa d’Avorio è in effetti un partner commerciale strategico per Parigi. Primo fornitore e primo cliente dello stato ivoriano, la Francia è presente nell’economia locale con 240 filiali e 600 società a capitale francese in settori strategici quali le telecomunicazioni (France Télécom), le banche (Bnp Parisbas, Crédit Lyonnais), gli idrocarburi, la produzione e distribuzione di elettricità (Bouygues) e acqua potabile (sempre Bouygues), le costruzioni e i lavori pubblici (ancora Bouygues), i trasporti ferroviari e marittimi (Bolloré), cacao e caffè (Bolloré). Che i signori Bolloré e Bouygues siano molto vicini alla presidenza Sarkozy, è risaputo a Parigi. Tali interessi economici giustificano per la Francia l’impiego di risorse ingenti in una missione lunga e costosa come quella sostenuta in Costa d’Avorio per il ripristino della pace e dei traffici con l’ex-metropoli. Nella contesa che oppone il socialista Gbagbo, eletto presidente nel 2000 sulla base di una piattaforma anti-imperialista, anti-colonialista e nazionalista, e il compassato Ouattara, ex-economista del Fmi, e storico collaboratore di Félix Houphouët-Boigny, ex dittatore della Costa d’Avorio e fedelissimo alleato della Francia, non è difficile immaginare a chi siano andati i favori di Parigi. Quasi tutti i membri della vecchia nomenklatura si sono schierati con Ouattara, compresi ministri di spicco del “vecchio” Houphouët-Boigny e funzionari del tentacolare e temuto apparato di potere post-coloniale denominato “Françafrique”, che lega in un vincolo ancora parzialmente occulto i rubinetti di denaro pubblico e privato di Parigi e i compiacenti destinatari autocrati nelle ex-colonie (diversi giornalisti, che negli anni del conflitto investigavano sul sistema di corruzione e riciclaggio di denaro nella filiera del cacao del sistema Françafrique, sono scomparsi). Vicinissimo agli ambienti del circolo françafricano era anche il generale Henri Poncet, comandante in capo della missione Licorne, i cui metodi si sono illustrati in occasione del tragico episodio che ha visto l’esercito francese aprire il fuoco su una manifestazone di civili disarmati che chiedevano il ritiro delle forze francesi, facendo più di 80 vittime e centinaia di feriti (7/11/2004). La stessa missione Licorne che l’11 aprile ha stanato e arrestato Gbagbo. Indipendentemente dagli esiti delle controverse elezioni del novembre scorso, quindi, appare chiaro perché Ouattara si sia affrettato a ringraziare la Francia. Invitato da Sarkozy al G8 di Deauville, Ouattara ha reiterato la sua fedeltà, chiedendo formalmente a Sarkozy di continuare a proteggere militarmente la Costa d’Avorio. Proprio come fece Houphouët-Boigny con de Gaulle al momento dell’indipendenza, esattamente 50 anni fa. Delle critiche mosse allora dall’eterno rivale Nkrumah e dell’ironia di Fanon, sembra non ricordarsi nessuno: a Abidjan si stappa champagne.
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... ma è difficile che possa dare giudizi di questo genere la signora Fagiolo, che, a sostegno di Laurent Gbagbo, cita tra le sue fonti "storiche" sulla Costa d'Avorio, un libro di cui uno degli autori è Jacques Vergès, avvocato dello stesso Gbabgo. Vista la biografia professionale di Vergès, si potrebbe dire che averlo come avvocato contribuisce a convalidare l'idea che Gbagbo sia un pericoloso criminale (tra l'altro per chi non lo sapesse, nel mentre la polemica innestata dall'articolo di Luca Reineri si sviluppava su questo sito, questo personaggio di riferimento per la signora Fagiolo, e forse per Reineri stesso, veniva deferito alla Corte Penale Internazionale). Dal criminale nazista Klaus Barbie, all'ex capo dei khmer rossi Khieu Samphan, alcuni tra i responsabili dei fatti di sangue più gravi del Novecento hanno avuto Vergès come difensore. Più che difensore, si potrebbe pensare a un manipolatore che sfrutta (non so quanto abilmente perché perde la maggior parte dei processi) tutte le tecniche della comunicazione per avvalorare le sue tesi, scrivendo libri, rilasciando interviste e quant'altro. In me personalmente Vergès provoca tristezza e pena. Mi fa pensare a una specie di Bruno Vespa, solo più sinistro e luciferino. Ma forse non è bene abbassare il livello della discussione fino a Vespa, visto soprattutto i drammi che gli anni del potere di Gbagbo hanno prodotto in Costa d'Avorio! Parafrasando quanto nel suo ultimo libro il compianto Paolo Rossi (il filosofo) scriveva di certi intellettuali moderni, ci si dovrebbe augurare che Vergès faccia lui stesso una esperienza personale (dalla parte delle vittime però) delle conseguenze dei regimi e dei personaggi sinistri che si ostina a difendere. Ma forse non servirebbe. Il bisogno di notorietà e il sottile piacere di cui alcuni (pesudo)-intellettuali godono nel fare affermazioni paradossali contro i principi fondamentali di umanità, prevarrebbero anche contro gli istinti elementari di autoconservazione.
la lettera che hai pubblicato é solo "media del odio". Le fonti vanno studiate. Lo sai chi é questo giornalista? E poi prendersela con le poesie del figlio...
Leggi Charles Onana, Cote d Ivoire, Le coup d'Etat, appena uscito. Io sto leggendo Agir pour les Libertés, scritto da Laurent Gbagbo. Davvero interessante, ci sarebbero consigli da seguire anche per l'Italia.
Ti lascio anche un link a un mio video:
http://www.youtube.com/watch?v=ucpQW17lTfY&context=C3c4eb4bADOEgsToPDskKJK6WH13kL4XdK42jTJlSI
Laurent, quelle histoire
Ah Laurent ! Nous voici à nouveau face à face, pour nos longues nuits de veille. Tu es fatigué, Laurent. Je le suis aussi. Comme le reste du monde à qui tu tiens tête. Mais laisse-moi te dire ceci d’abord. Le lundi 10 janvier, tes sicaires appelés CECOS (Centre de commandement des opérations de sécurité), censés assurer la sécurité des habitants d’Abidjan, mais qui se sont surtout illustrés par les meurtres gratuits, les rackets, les enlèvements, se sont rendus à mon ancien domicile. Ils voulaient savoir si j’y habitais toujours. Ils n’ont pas dit ce qu’ils me voulaient, mais je le devine. Comme tout le reste du monde. Ils ont à leur actif des dizaines de meurtres depuis cette élection qui nous a plongés dans cette crise. L’Onu et les organisations de défense des droits de l’homme parlent de plus de 200 morts. Si tu m’en avais parlé, Laurent, je t’aurais dit que j’avais déménagé depuis longtemps. Pas à cause de toi, je te rassure, mais je réalise que j’avais bien fait. Je sais, tu me diras que ce n’est pas toi qui les as envoyés. Tu n’as jamais envoyé qui que ce soit tuer les gens que tu n’aimes pas ou qui te dérangent. Les escadrons de la mort qui ont sévi dans le pays à partir de novembre 2002, après qu’une rébellion ait occupé la moitié de ton pays, tu n’y es pour rien. On en parlera. Mais en attendant, Laurent, je serai obligé de vivre caché, et je ne sais pas si j’aurai encore l’occasion de venir parler avec toi comme je le fais ce soir. Quelque part, je t’admire, mon ami. Il faut vraiment être toi, pour croire que tu auras raison contre le monde entier. Chez toi en pays bété, dans l’ouest de la Côte d’Ivoire, on t’appelle le Woudy, ce qui signifie le « garçon ». Le garçon, c’est l’homme courageux, celui qui n’a peur de rien. Et tu n’as peur de personne. Ni de tes pairs de la Communauté Economique Des Etats d’Afrique de l’Ouest (CEDEAO), ni de l’Union africaine, ni des Européens, ni de l’ONU. Tu es le Woudy de Mama, ton village natal. Tu avais écrit, en 1979, dans ta pièce théâtrale « Soudjata, le lion du Manding » (éditions CEDA), à la page 18 : « je suis au pouvoir, j’y reste. » Tu l’as rééditée lorsque tu es devenu président de ton pays. Personne n’avait fait attention à cette petite phrase. « Je suis au pouvoir, j’y reste. » Tu l’as répétée dans une interview accordée à un hebdomadaire panafricain, quelque temps avant l’élection présidentielle. Tu as perdu le pouvoir, face à Alassane Ouattara, mais tu as décidé que ton pouvoir, tu ne le cèderas à personne. « Je ne suis pas de ceux qui chantent la paix, alors que leurs peuples sont l’objet d’agressions quotidiennes », avais-tu écrit à la page 83 de ton livre. Ah Laurent ! Nous sommes tous fatigués. Mais tu es tenace. Tu ne cèdes jamais. Et tu ne cèderas pas. Qui sait si tu ne finiras pas par avoir raison de moi et de tout le monde ? Tu t’es déjà sorti de tant de situations que l’on croyait perdues d’avance ! Quel artiste tu es, Laurent ! Quelle que soit l’issue, Laurent, je te tirerai quand même mon chapeau. Nous voici donc face à face, les yeux rougis par la fatigue. Je sais, toi, tu as fait comme Zakouato, l’oiseau mythique de chez toi qui a la charge de veiller sur le village. Tu t’es arraché les paupières pour ne pas te laisser surprendre par le sommeil. Je ne suis pas pourchassé par le monde entier comme toi. Je viens juste t’entretenir, pour t’aider à passer tes longues nuits. Mettons de la musique pour tenir. Aimes-tu Tiken Jah ? Non. Dans une de ses chansons, il te demande de quitter le pouvoir. Effectivement, toi, tu as dit que le pouvoir, tu y es et tu y restes. Tu ne peux donc pas aimer un tel chanteur. C’est dommage, moi je l’aime bien. En plus, il est mon copain. Tu préfères les chants guerriers de chez toi ? Allons-y donc pour la musique bété. De quoi parlerons-nous ce soir, Laurent ? Laisse-moi d’abord te donner des nouvelles de ton pays. Ce mardi, il y a eu des affrontements dans le quartier d’Abobo à Abidjan, qui est le fief de ton ennemi Alassane Ouattara, celui que le monde entier reconnaît comme le vainqueur de l’élection. Il y a eu quatre morts. A Daoukro, chez ton autre ennemi, Henri Konan Bédié, l’ancien président qui a été éliminé au premier tour de l’élection présidentielle que tu prétends avoir gagné, il y a eu aussi des affrontements. On a parlé de deux blessés. J’étais à Daoukro la semaine dernière. Tu sais que Daoukro, c’est aussi chez ma mère. Elle se faisait beaucoup de soucis pour moi, à cause de toi, et je suis allé la rassurer. Je ne sais pas dans quel état elle sera lorsqu’elle apprendra que des gens de ton CECOS me cherchent partout dans la ville. Là-bas, ils ont voté à plus de 80% pour Bédié au premier tour, et pareil pour Ouattara au second tour. Je peux t’assurer qu’à Daoukro, ils ne t’aiment pas du tout. Quand tu chercheras un endroit où aller te cacher, il te faudra éviter Daoukro. C’est un conseil d’ami. On ne trouvait plus de journaux, ni de bière de la marque Tuborg dans la ville quand j’y étais, je ne sais pas trop pourquoi. C’est vrai qu’il n’y a plus beaucoup de camions qui vont d’Abidjan à l’intérieur du pays. Mon ami Anira qui ne boit que cette bière, était très furieux contre toi. Mais c’est moins dramatique que ce qui se passe à Duékoué, dans l’ouest extrême de ton pays. Depuis quelques jours on y assiste à des affrontements meurtriers entre les différentes ethnies, ou tribus, ce qu’en Europe on appelle communautés. Il y a beaucoup de morts. Je n’en connais pas le nombre exact. Personne ne le sait encore. Pendant ce temps, des dizaines de milliers de personnes fuient pour aller au Liberia voisin. Et à Abidjan, la vie semble normale. Les gens vont au travail, il y a des embouteillages partout, comme tous les jours. Mais les soirs, les maquis, ces endroits où nous allons boire et manger, sont désespérément vides. Même la rue Princesse à Yopougon, là où tu avais envoyé s’encanailler tes camarades Jack Lang et Jean Marie Le Guen, ces deux députés socialistes français, est devenue d’une de ces tristesses ! Plus de putes, plus de tables chargées de bouteilles de bière. Je te fais remarquer, juste en passant, que ton camarade Jack Lang t’a demandé de laisser le pouvoir que tu as perdu. Lang n’est plus ton camarade ? Excuse-moi alors. Ce n’est pas cela qui t’intéresse ? Je sais, Laurent Koudou Gbagbo, fils de Paul Zézé Koudou Gbagbo, ce que tu aimes par dessus tout, est que je te raconte ta vie. Alors, laisse-moi te la raconter encore une fois. Faut-il que je rappelle que tu es né le 31 mai 1945, juste après que ton père soit revenu du pays des Blancs où il avait été combattre pour une guerre à laquelle je suis sûr qu’il ne comprenait rien du tout ? Des gens de mauvaise foi ont calculé que tu es né juste quelques jours après le retour de ton père. Et en ont déduit que tu serais le fils du Malinké auquel ta mère était mariée avant Paul. C’est elle, Marguerite, ta mère, qui nous a parlé de ce premier mariage, peu de temps après la mort de ton père. Les Malinké sont les populations du nord de la Côte d’Ivoire, et même au-delà. C’est l’ethnie d’Alassane Ouattara, celui à qui tu refuses de céder le pouvoir. Y a-t-il un lien ? Va savoir ! Ton enfance pauvre, tous les Ivoiriens la connaissent par coeur. Tu la leur a raconté mille fois. Est-ce pour cela que tu as voulu à tout prix le pouvoir ? Tu as dû comprendre très tôt qu’en Afrique, c’est le pouvoir politique qui donne la richesse dont tu rêvais. Alors tu as cherché le pouvoir suprême. Il t’a d’abord fallu faire des études. Tu as étudié l’histoire. Tu ne m’as pas encore expliqué ce choix. Tu as fait un doctorat en histoire en France, où tu es devenu socialiste et où, accessoirement, ou peut-être pas, tu as rencontré ta première épouse, une Française qui t’a donné ton fils Michel. Il a publié un recueil de poèmes quand tu es devenu président de la république. Tu as dû remarquer que malgré toute la publicité qui a été faite autour de ce livre, peu de personnes l’ont acheté. Laisse-moi te le dire franchement, ses poèmes étaient vraiment nuls. Revenons à toi. Tu es devenu professeur d’histoire, et tu as passé le plus clair de ton temps à t’opposer à HouphouëtBoigny, notre premier président, qui a lui aussi passé le plus clair de son temps à te mettre en prison. Tu étais alors devenu le héros des jeunes gens que nous étions. En 1982, après la grande grève que nous, étudiants, avions organisée parce qu’on avait interdit une conférence que tu devais prononcer, tu en as eu marre d’aller tout le temps en prison et tu as fui en France. Tes camarades socialistes se sont occupés de toi, et tu n’es rentré qu’en 1989, lorsque la colère d’Houphouët-Boigny s’est calmée. Tu as alors créé ton parti, le Front Populaire Ivoirien, FPI, qui a fait rêver bien de personnes. Tu as été battu à l’élection présidentielle de 1990 par Houphouët-Boigny, puis à la faveur du coup d’Etat de 1999 contre son successeur Bédié, tu t’es allié à son tombeur, Robert Guéï. Et vous avez très habilement écarté les adversaires gênants à la course à la présidence, notamment Ouattara l’ancien premier ministre d’Houphouët-Boigny que beaucoup de personnes considéraient comme un étranger, du fait de l’origine burkinabé de son père, et Bédié, qui, malgré le coup d’Etat, étaient encore populaire auprès de sa tribu, les Baoulé, les plus nombreux dans le pays. Sautons les étapes, car la nuit est avancée. En 2000, tu réussis à devenir président, après avoir fait descendre le peuple dans la rue contre Guéï qui s’était proclamé vainqueur. Avoue que tes amis socialistes qui étaient au pouvoir en France à cette époque t’avaient donné un sacré coup de main. Mais c’est là où tout se gâte pour toi, et pour ton pays. D’abord, le jour où tu prêtes serment, on découvre un charnier d’une soixantaine de cadavres. On saura plus tard que ce sont tes gendarmes qui ont tué des supposés partisans de Ouattara qui avait réclamé la reprise de l’élection. Ensuite tu refuses le droit au même Ouattara d’être député chez lui à Kong, au motif qu’il est étranger. Et pourtant tu t’étais allié à lui contre Bédié, et tu avais même dit que tu porterais plainte contre quiconque dirait qu’il était étranger. Passons. De nombreuses personnes sont tuées dans cette histoire, et de nombreuses femmes violées. Et Simone, la femme que tu avais épousée après la Française, dira, au grand étonnement de tout le monde « mais qu’est-ce qu’elles avaient à aller manifester dans les rues, ces femmes ? » Il est vrai qu’elle ne risquait pas d’être violée, elle, vu son physique de catcheur, et son visage pas du tout avenant, mais tout de même ! Je sais, tu m’as déjà dit que c’était la combattante que tu aimais en elle. C’est pour cela sans doute que tu t’es dépêché d’aller épouser la belle Nady Bamba dès que tu es devenu président. Même si les lois de ton pays ne permettent pas la polygamie. Mais en Afrique, le président peut se permettre tout. C’est pour cela que tu as voulu être président. Laurent, nous sommes entre nous. Nous sommes à l’heure des confidences. Avoue que tu as beaucoup pillé l’économie de ton pays, pour enrichir ton clan. Tu ne peux pas le nier, parce que vous ne vous cachiez pas. Tu te souviens de tes voitures de grand luxe dans lesquelles tu aimais te pavaner comme un parvenu ? Tu te souviens aussi de tes dents que tu es allé faire refaire au Maroc, et que tu es venu nous exhiber à la télé ? Ce qui fait beaucoup moins sourire, Laurent, c’est que tu as aussi beaucoup tué. Il n’y a pas eu une seule manifestation sur laquelle tu n’as pas fait ouvrir le feu. En mars 2004, on a compté plus de 120 morts. Quand la rébellion que tu n’as pas su éviter est arrivée, il y a eu les escadrons de la mort dont j’ai parlé plus haut. Tu as accusé les Français d’être derrière la rébellion, et tu t’es présenté à tes partisans comme un résistant, un libérateur, un décolonisateur. Certains ont cru en ça et continuent d’y croire. Mais les grands groupes français n’ont jamais fait d’aussi bonnes affaires en Côte d’Ivoire que sous toi, le décolonisateur. Venons-en à cette élection qui nous retient en cette nuit. Ton peuple a attendu cinq ans que tu veuilles bien l’organiser. Tu disais à ceux qui s’impatientaient que tu voulais l’élection la plus propre, la plus transparente, pour que personne ne la conteste après. Et c’est pour en assurer cette transparence que tu as fait appel à l’ONU pour la certifier. Elle fut donc transparente comme tu le souhaitais. Tout le monde entier l’a surveillée. Tu avais tout prévu, sauf ta défaite. Et devant le monde entier, tu as perdu, Laurent. Mais tu l’avais déjà dit : « le pouvoir, j’y suis, j’y reste. » Seulement, Laurent, ce n’est pas comme cela, la démocratie. Tu en as été l’un des pères dans ton pays. Tu en connais les règles. Quand tu perds, tu te casses. C’est ce que ton peuple et le reste du monde te répètent depuis plus d’un mois. Mais Simone, qui dit avoir été touchée par la grâce de Dieu et ses pasteurs te chantent tous les jours et toutes les nuits que c’est Dieu qui t’a donné le pouvoir, et que, seul lui, peut te l’enlever. Désolé, Laurent, ça ne marche plus comme ça. Et Roland Dumas, et Jacques Vergès, ces vieux débris que tu as engagés à grand frais, avec l’argent de nos impôts, n’y pourront rien. Ça ne marche plus comme ça, Laurent. La Françafrique qui est devenue la sorcière qui permet à certains Africains de s’exonérer de toute responsabilité dans les malheurs de leur continent n’a rien à y faire. Tu as perdu les élections et tu dois laisser la place au vainqueur. C’est tout. Ces longues nuits de veille n’y changeront rien. Je suis fatigué, Laurent. Tu l’es aussi. Ton peuple également. Libèrenous. Deviens Séplou, l’autre surnom que tu t’es donné. Séplou, c’est l’oiseau qui apporte les bonnes nouvelles. Apporte pour une fois une bonne nouvelle à ton peuple, Laurent. Dis lui que tu reconnais que tu as perdu l’élection. Bon sang, Laurent, tu n’es tout de même pas le seul dans ce monde à perdre des élections ! Il y en a qui ont perdu et qui sont revenus au pouvoir après. Kérékou, du Bénin, il a bien perdu une élection et il est bien revenu cinq ans après. Laurent Koudou, je suis fatigué. Ton peuple aussi. Et le reste du monde également. Tu dis que tu es le Woudy, et que tu peux tenir tête au monde entier. Je ne serai plus là, cette nuit où ils viendront te chercher. Tu t’arrangeras avec Simone et ses pasteurs aux bouches menteuses. Quelle histoire, Laurent ! Quelle histoire ! Au revoir, mon ami.
Venance Konan
Caro Giovanni Valscio,
Si era un lapsus, mea culpa, come altri fatti rispondendo troppo velocemente. (300 invece di 3000, 2001 invece di 2002, etc.) Cercherò, d’ora in poi, di rispondere rileggendo prima di mandare il testo. Ma sappiamo quanti sono morti durante il bombardamento del palazzo presidenziale? Perche bombardare quando si poteva ricontare? (è comunque un precedente storico inusuale bombardare un palazzo presidenziale per delle elezioni contestate!) E quanti sono morti per il colpo di stato del 2002? E quale è stata la politica della Francia vis-a-vis la Costa d’Avorio sin dal 2002, inchiesta parlamentare richiesta (ci vuole un accordo di gruppo) dal partito socialista francese, respinto dalla destra parlamentare nel 2004. Dunque c’é chi nel 2004 credeva che ci fosse una necessità di indagare, no?
Ma mi permetta : lei ammette di non aver letto il libro di Guy Labertit, ma poi siccome Labertit non ha previsto la fine tragica di questa crisi nel 2010, secondo lei, non é “perspicace nel valutare quello che stava avvenendo in Costa d'Avorio”! Ma scusi ma che tipo di analisi è questa? Eppure non ha letto nulla come lei stesso scrive. Inoltre credo che pochi nel dicembre 2010 pensavano che le Nazioni Unite si sarebbero prestate a un intervento militare e ancora mi chiedo se è stato un intervento legittimo? Io ho lavorato per molti anni proprio per le Nazioni Unite, e dunque conosco fin troppo bene i giochi di potere al suo interno, ho visto di prima mano come l’informazione è manipolata per scopi politici, dunque a mio avviso quando si parla di "comunità internazionale" come nel intervista che lei cita, bisogna cercare di capire di che cosa si stia realmente parlando. Che le elezioni del 2010 le ha vinte Laurent Gbagbo l’ha anche detto una grossa fetta della “comunità internazionale”, soltanto fra gli stessi osservatori elettorali: dagli osservatori della CEDEAO, al osservatorio della società civile africana, ai 38 esperti Africani il cui mandato fu precisato dalla stessa Commissione Elettorale Indipendente (CEI), alla CEPECA (Emmissaires pour la Promotion des Elections crédibles en Afrique) – le loro dichiarazioni sono state rese pubbliche, e tutti dichiarano invalide per troppi soprusi le elezioni in molte aree pro Ouattara. Veramente bisognerebbe soffermarsi sulle statistiche che abbiamo.
Inoltre lei mi dice che segue gli eventi (lei scrive: “le testate giornalistiche locali, sia attraverso quelle dedicate all'Africa, e in particolare i blogs on-line con intervento diretto dei lettori nei momenti più tragici della crisi”) Ma non mi dice quali testate? Io conosco un giornalista che, per esempio, si é dimesso dal settimanale Jeune Afrique (in tempi quando il lavoro é cosi precario) proprio perche la censura che la rivista gli costringeva ad accettare non gli ha lasciato altra scelta, se “voleva essere politicamente e moralmente coerente con i suoi articoli riguardanti la Costa d’Avorio”, mi ha confessato. Dunque leggere cosa? Bisogna fare un elenco delle testate e di come hanno raccontato la crisi, le informazioni accertate e quelle fasulle, chi li finanza etc. L’opinione pubblica in Francia spesso si crea leggendo un giornale che si da gratis nella metro, ma esso è finanziato da Vincent Bolloré, dunque assai di parte, no? Che il quarto potere in Francia é in mano all’industria è un conflitto di interesse troppo flagrante da non prendere in conto quando si cerca di fare un analisi storica. Se lei legge Adieu, Abidjan-sur-Seine già può trovare un interessante analisi sulla stampa francese (nome del giornale, giorno, autore e parole citate) che secondo Labertit non solo non è attendibile, ma peggio riesce anche a ricreare dei fatti dal nulla, la cosiddetta manipolazione dell’informazione.
Lei scrive che legge commenti (quali?) e “a volte drammatiche richieste di aiuto da persone rinserrate negli scantinati delle loro abitazioni” . Certo è stata una guerra, ma chi sono queste persone? quali abitazioni? quali scantinati? Non é sensazionalismo gratuito quello che scrive? é fin troppo vero che la guerra porta con se il terrore, ma un analisi deve cercare di andare oltre.Mi viene in mente che invece di “manufacturing consent”, forse qui Noam Chomsky avrebbe scritto “manufacturing contempt” per come la stampa francese ha parlato della crisi Ivoriana. Inoltre secondo lei un politico non può scrivere la storia. Sono stata io a precisare alla Piccolino che Labertit non é “solo un amico di Gbagbo” e dunque bisogna leggere la sua testimonianza come interessante proprio per il suo ruolo politico come delegato nazionale per l’Africa del Partito Socialista francese dal 1993 al 2006. Eppure la prima domanda che l’intervista che lei cita dovrebbe farle venire in mente è : se il Partito Socialista ha ormai abbandonato Laurent Gbagbo sin dal 2004, Labertit non scrive più per riflettere una posizione politica? Anche perche essere pro-Gbagbo oggi in Francia certo non va di moda. Nel suo libro Adieu, Abidjan-sur-Seine lui parla di un “bisogno di scrivere” per farla finita con il paradigma coloniale al quale la classe politica francese è ancora ancorata, peccando di una rivoluzione mancata. Perche leggo tante cose bizzarre e errate a proposito di Labertit? Un esempio: uno storico (nota pagina 60 Christian Bouquet, Le désespoir de Kourouma) scrive che fu addirittura Labertit a dichiarare la vittoria “in anticipo” a RFI nel 2000, essendo stato dagli anni 80 il punto di riferimento per la linea socialista francese che appoggiava Gbagbo. Ma Labertit ha abbracciato il socialismo dopo che Gbagbo visse da lui negli anni del suo esilio, solo negli anni 90, e proprio spinto dall’influenza di Gbagbo!
Forse si vuole evitare che la gente legga i suoi libri, perche di fronte ai fatti che vi sono elencati, è duro sostenere l’attuale governo? Le consiglio invece anche Cote d Ivoire, sur le sentier de la paix, sempre di Labertit, perche questi sono appunti redatti sul momento, dal 2007 al 2010, e si apprende molto: dagli sviluppi mese per mese degli accordi di pace di Ouagadougou; al mancato disarmamento delle milizie pro-Ouattara, punto cruciale per capire la ragione delle successive elezioni non libere. Si intravede anche in secondo piano il programma sociale e politico di Gbagbo: dalla riforma sociale per un assistenza universale gratuita (badi unico Presidente Africano ad aver passato una simile legge democratica e socialista!); alla sua legge che abolì la carta di soggiorno nel 2007; alle leggi contro la xenofobia del 2008; ai primi passi del paese verso lo sviluppo di un economia endogena- la costruzione di una seconda società di raffinazione del petrolio sul posto, attraverso la société ivoirienne de raffinage e la visione panafricana che metteva l’accento su uno sviluppo economico regionale. Non sono queste le spie per capire la vera rivoluzione democratica che Gbagbo intendeva per il suo paese e la regione? Tutto questo mentre la metà nord del paese è ancora sottomesso nel febbraio del 2008, secondo Global Witness, a un “economica di guerra” gestita dai ribelli, cosi sottraendo importanti fondi allo stato. Ancora nel ottobre del 2009 un rapporto di esperti delle Nazioni Unite sottolinea come i signori della guerra al nord ancora controllano l’economica. Banca Mondiale e FMI suggeriscono alla ribellione di rinunciare alle entrate fiscali, e passarle allo stato. Si vede anche che mentre le milizie pro-Gbagbo che nacquero come reazione al colpo di stato nel 2002 e poi al fatto che l’esercito francese aveva sparato sulla folla ivoriana nel 2004 - sono nel gennaio del 2008 state disarmate come previsto dagli accordi di Ouagadougou, invece le forze ribelle continuavano ad evitare il disarmo. Eppure gli accordi prevedevano un disarmo due mesi prima delle elezioni, clausola che non è mai stata rispettata. Il centro di commando integrato (CCI) doveva anche costituire le brigate miste, ma nel 2010 solo 11 città avevano delle brigate miste. Apprendiamo anche che la Commissione Elettorale Indipendente, la CEI (in mano a le forze pro-Ouattara) fu accusata nel gennaio 2010 di aver cercato di truccare le liste elettorali, che se non fossero stati sgamati, ammontava a l’8 per cento dell’elettorato!
Io invece trovo incredibile e politicamente abile come Gbagbo sia riuscito ad andare avanti con un paese diviso in due, con l’incapacità di percepire una grossa fetta delle tasse (nel 2000 il Centro, Nord e Ovest rappresentava il 25 per cento del PIL), con la difficoltà di reinserire i 25,000 funzionari mancanti al Nord dal 2002 e dove spesso il passaggio di potere dal signore della guerra al prefetto non avvenne, e riuscendo nonostante tutto ciò a seguire le prescrizioni economiche restrittive richieste dal programma HIPC (Heavily Indebted Poor Countries, "nazioni povere pesantemente indebitate") al quale la Costa d’Avorio accede nel 2009.
Sa che ultimamente ero a Parigi e volevo consultare alla BNF i libri di Laurent Gbagbo e il suo ultimo libro risulta “non identificabile”! Veramente anche se è solo un errore tecnico- lo spero per la Francia come simbolo di libertà di espressione- é comunque difficile documentarsi veramente in questa guerra dove i media hanno avuto un ruolo di primo piano nella demonizzazione del sistema Gbagbo. Perche di sistema si può parlare, in quanto lui chiedeva una rottura politica con la Francia, e una visione socialista come via per lo sviluppo economico futuro. Vediamo per esempio che Gbagbo nel 2008 voleva lanciare, sul modello Arabo, un Fondo per lo sviluppo dell’Africa Occidentale tassando le rispettive esportazione delle risorse primarie dal petrolio al cacao, diamanti, oro, etc. Nello stesso anno ritroviamo Gbagbo in ambito del G77 proporre un Fondo per lo sviluppo del Sud. Che fine ha fatto oggi questa idea? E l ‘idea di lasciare il franco CFA e andare verso una moneta regionale, dunque sottraendosi alle decisioni della banca centrale Francese? E saggio per lo sviluppo democratico di un paese che nel 2011 la Francia decida le politiche monetarie di aree non più sotto la sua amministrazione politica?
Mi sembra di aver lanciato una discussione su alcuni fatti cruciali da analizzare in questa crisi: chi era dietro (ha finanziato) il colpo di stato del 2002 che ha precipitato il paese in una crisi?; Gli accordi di Marcoussis hanno sbagliato a mettere sullo stesso piano una ribellione e dei partiti politici legittimamente eletti? Questi accordi rafforzarono la divisione in due del paese? Cosa é davvero successo a Bouaké nel Novembre del 2004? ; E ' stato legittimo da parte della Francia bombardare l'interna aviazione Ivoriana nel 2004 quando il suo stesso capo di stato maggiore delle forze armate ha ammesso su Le Monde (dicembre 2004) che non crede che Gbagbo stesso abbia chiesto di sparare a Bouaké?; In quale clima si sono svolte le elezioni del 2010? Perche non fu rispettato di disarmo delle forze ribelli prima delle elezioni? Perche i giornalisti oggi non vanno a intervistare i candidati dei rispettivi partiti e della CEI che gestivano le elezioni in Costa d’Avorio e all’estero? Perche anche nelle elezioni in Francia si parlo di sedi saccheggiate? é legittimo e normale che una gran parte del partito di Gbagbo sia oggi in prigione, ma non c e une ricerca seria sulla situazione attuale sulla stampa nazionale Francese in questi giorni? Come si fa a lanciare una riconciliazione nazionale con i dirigenti del FPI in prigione? Nessuno ancora mi sa dire perche per esempio il figlio di Michel Gbagbo è in prigione?
E chi mi sa fare un analisi di come sono cambiate le percentuali nei guadagni negli accordi sulle risorse primarie e il porto? Bisogna andare a vedere questi accordi, perche con grande fatica Gbagbo cercava di aumentare le percentuali dovute alla Costa d’Avorio, pretesa di emancipazione politica e economica negatagli con la forza. Guardiamo come sta cambiando la gestione del economia da vicino e capiremo, penso, di più.
aggiungo anche un video http://www.youtube.com/user/vindaniknik68#p/u/9/ucpQW17lTfY
Come presumo sia il caso per la signora Fagiolo, io non sono mai stato in Costa d'Avorio. Posso dire però che, forse a differenza di lei, io ho seguito giorno per giorno con grande attenzione le vicende recenti di questo sfortunato paese, sia attraverso le testate giornalistiche locali, sia attraverso quelle dedicate all'Africa, e in particolare i blogs on-line con intervento diretto dei lettori nei momenti più tragici della crisi (con a volte drammatiche richieste di aiuto da persone rinserrate negli scantinati delle loro abitazioni). Sono stato anche in contatto con ivoriani e con europei che risiedevano ad Abidjan. Dico questo perché - almeno che non si tratti di un grave lapsus (ma chi scrive di cose così tragiche non può permettersi lapsus di questo genere) - chi afferma - come fa la signora Fagiolo – che "Sono morte fra le 2.000 e le 3.000 persone quando fu bombardato il palazzo presidenziale per catturare Gbagbo", può farlo solo se ha seguito in modo molto superficiale ed indiretto gli avvenimenti della Costa d'Avorio. Questi numeri si riferiscono piuttosto alla stima del numero totale dei morti negli eventi tragici che hanno fatto seguito alla proclamazione dei risultati elettorali; e di certo una proporzione minima di queste cifre corrisponde alle vittime nell'assalto finale al palazzo presidenziale. Mi sembra dunque difficile pensare che la signora Fagiolo abbia seguito con attenzione gli eventi della Costa d'Avorio, almeno che non scriva quei numeri per puro gusto polemico o – non vorrei che fosse così - con la coscienza di dire il falso. Personalmente, non ho letto il libro di Labertit, ma, avendo seguito con attenzione gli eventi della Costa d'Avorio e i riflessi che essi avevano in vari paesi (e in particolare in Francia), faccio fatica a condividere l'elogio che di lui fa la signora Fagiolo, come di un testimone accurato e perspicace degli eventi. Labertit non è uno storico, ma un politico, e quello che scrive deve essere valutato in questa ottica. Ora ad un politico si può perdonare persino la menzogna (esiste - lo sappiamo - la Realpolitik), ma non si può certo perdonare la mancanza di capacità di capire ed interpretare gli eventi. Quanto Labertit sia stato perspicace nel valutare quello che stava avvenendo in Costa d'Avorio dopo il secondo turno delle elezioni presidenziali del 2010, appare nella miglior luce in questa intervista che traggo da abidjan.net uno dei siti che seguivo in quei tragici momenti. Ecco l'indirizzo web dove si può leggere l'intervista rilasciata da Labertit nel dicembre 2010: http://news.abidjan.net/h/383387.html
http://www.connectionivoirienne.net/?p=60263
No comment!
Visto che parliamo di essere precisi mi dica a quale pagina esatta del libro di Guy Labertit, Adieu Abidjan-sur-Seine che lei cita c’e scritto ciò che lei scrive ? La cito: “In questo libro scritto qualche anno fa, Labertit fa un panegirico a favore di Bouygues e Bolloré, definendoli qualcosa tipo “veri amici della Costa d’Avorio e dell’Africa” e implicitamente riconoscendo che il lobbying dei due ha aiutato un Gbagbo alle strette con l’allora governo francese (oggi Labertit si è comodamente scordato di questo suo apprezzamento).” A parte che la sua frase “qualcosa tipo” che non è da giornalisti seri, se mi permette. Io il libro l’ho letto e dunque so che ciò che lei scrive non è vero. Non riesco a spiegarmi come mai ha voglia di scrivere una cosa non verificata, o screditare un autore (perche implicitamente lei cosi sta scrivendo che l’autore è uno che cambia idea senza ragionare e peggio, nega ciò che ha scritto prima, dunque non è attendibile? È un accusa assai grave! ) beh non mi rimane che risponderle con una recensione del libro- un libro che invece é una fotografia storica interessante sui retroscena della politica francese in questa crisi.
Guy Labertit ha avuto una funzione politica- delegato nazionale per l’Africa del Partito Socialista francese dal 1993 al 2006 -, e dunque non é solo “ un amico di Gbagbo” come lei lo definisce, e ha anche una lucida e storica memoria che gli permette di spaziare con grande precisione sugli eventi cruciali degli ultimi 10 anni vissuti in prima persona. I fatti vanno controllati, specialmente se basta leggere un libro per verificarne la veridicità. Se lei riesce a citarmi la pagina esatta ben venga. Cosi almeno avviamo un dibattito sui fatti, è possibile questo esercizio o facciamo un giornalismo da pigri piromani di una guerra incompresa? Il libro Adieu Abidjan-sur-Seine invece lo consiglio davvero perche é un resoconto di come il progetto socialista di Laurent Gbagbo sia naufragato dopo la fine del governo di coabitazione fra destra e sinistra Jacques Chirac-Lionel Jospin in Francia nel 2002. Labertit pensa che se non fosse arrivata la destra al potere in Francia non ci sarebbe stato un colpo di stato in Costa d’Avorio nel Settembre del 2002. Questa è un affermazione grave che va analizzata seriamente visto il ruolo storico che lui ha avuto seguendo da vicino i numerosi incontri, scrutando l’arena politica francese e le affermazione nella stampa dell’epoca.
Nel libro vediamo che già prima del colpo di stato del Settembre 2002 comincia una macchina di stigmatizzazione da parte della stampa francese su Laurent Gbagbo. Si apprende dal libro le imprecisioni di una stampa spesso al servizio della linea di governo, dunque a volte tristemente risibile per le elencabili imprecisioni. Vedi Le Monde che parla una volta di “bombe lanciate”, e qualche settimana dopo di “missili” per i gravi eventi del 6 Novembre 2004 a Bouaké dove morirono 9 francesi e un americano. Vista la gravita degli eventi, e le turbolenze successive che causò, sarebbe lecito chiedere anche un giornalismo più preciso. Bouaké e ciò che davvero successe quel giorno rimane un buco nero nella storia francese ad oggi, riscontrabile anche nella mancata inchiesta giudiziaria, dove il giudice Brigitte Reynaud chiude l'inchiesta nel 2006 perche incapace di avanzare, spesso per mancanza di documenti che il Ministero degli Esteri gli rifiuta per "segreto di stato". Eppure è una pista che non si può trascurare se si vuole ricostruire quel periodo storico. Nel libro Labertit ci svela una diplomazia francese “piromane” : dagli accordi di Marcoussis che hanno legittimato una ribellione, mettendola sullo stesso piano dei partiti politici eletti (Gbagbo infuriato la sera prima di Kléber che sanciva gli accordi rientra in albergo dopo un incontro con Chirac e dice “ il quartiere generale della ribellione é il Quai d’Orsay”) ; alle risoluzioni ONU dove nel 2006 la Francia cercò di aggiungere una clausola alla risoluzione 1721 che avrebbe annullato la stessa costituzione Ivoriana, ma fu poi bloccata dagli Stati Uniti e dalla Russia.
Labertit mette a nudo i comportamenti di una sinistra francese schizofrenica che nel 2004 da una parte chiede un inchieste parlamentare nel dicembre del 2004 sulle azioni della Francia in Costa d Avorio dal 2002 e dall’altra pubblica una lettera aperta nel giornale di sinistra Nouvel Observateur chiedendo che Laurent Gbagbo parta. Vediamo un François Hollande che nel gennaio del 2003 in TV critica gli accordi di Marcoussis che “vogliono imporre una cosa inammissibile, imporre a Gbagbo che il nuovo Ministro della Difesa e Interni vengono dalla ribellione” ma gia nel agosto del 2004 cambia opinione.
L’intera aviazione della nazione della Costa d’Avorio fu bombardata come rappresaglia anche se poi nel dicembre del 2004, circa un mese dopo, il capo dello stato maggiore francese Henri Bentégeat ammette su Le Monde che dubita che fu Gbagbo a dare gli ordini di tirare a Bouaké. Ma allora perche le rappresaglie immediate e il bombardamento dell’interna aviazione di un paese sovrano?
Il libro si legge come un thriller, ma a volte si rimane perplessi sulla evidente arroganza di una politica francese senza visione, ne coerenza, che tende ad avere più sbocchi distruttivi che rilanciare un dialogo. Vediamo come non è gradita la presenza del mediatore sud africana Thambo Mbeki da Chirac, perche essi denunciò il comportamento francese in quei caldi giorni di fine Novembre 2004.
Un esercizio ora interessante da fare é comparare il governo di apertura nazionale di Gbagbo dopo le elezioni del 2000 rispetto a quello di oggi dove mi risulta che l’opposizione è agli arresti? Vedere come il programma di Gbagbo e la sua visione politica (sanità gratuita per tutti, riforma scolastica, riforma della filiera caffè cacao) si oppone al programma di oggi? In cose differisce? Poi andrebbero analizzati i contratti delle risorse naturali e le percentuali concesse alle multinazionali sotto i due regimi, Gbagbo e Alassane Ouattara. Con i fatti economici in mano, e solo allora, si potrà valutare le rispettive politiche.
Cito poi questa sua frase che non capisco: “Aggiungiamo che nel contesto italiano, dove l’Africa è poco conosciuta e poco studiata, prevalgono le visioni ideologiche. E noi italiani amiamo di solito dimenticarci della nostra storia e delle atrocità commesse in Libia ed Etiopia e farci paladini di un anticolonialismo da salotto.” Dalla Libia siamo partiti nel 1911 e in Etiopia nel 1943? Non è ora che la Francia smetta di dettare politiche a una terra che cerca il proprio spazio per affermarsi politicamente, e si spera in futuro anche economicamente. Perche la rivoluzione di Gbagbo fu innanzitutto di emancipazione politica, credo questa sia un analisi interessante da seguire. E poi che cosa intende per “anticolonialismo da salotto” ? Forse “l’anticolonialismo da salotto” sono gli intellettuali organici che comparano Gbagbo a Hitler (come il socialista francese Renaud Vignal già nel marzo del 2003) ? i François Hollande che, non avendo una grande conoscenza del continente, in un anno cambiano politica seguendo l’onda dei media ufficiali? O un intellettuale come Christian Bouquet che scrive in Cote d Ivoire, Le désespoir de Kourouma che Marcoussis è il frutto della politica di Jospin di “ne ingerenza, ne indifferenza” dimenticandosi che Jospin nel 2003 non era più al governo? Uno dei problemi della Costa d Avorio oggi sono proprio questi “intellettuali da salotto” che mancano di rigore storico.
Guy Labertit invece ha un grande rigore storico e si ricorda i fatti giorno per giorno. Ha sentito un bisogo di scrivere perche sente che la Francia ha omesso di fare una “rivoluzione culturale” nel proprio rapporto con le sue ex-colonie, e che è invece ancora ancorata ad un paradigma coloniale. In fatti Jacques Chirac cita il vecchio Houphouet-Boigny come modello per l’Africa ancora nel Marzo del 2007, dimenticando che sta parlando di un paese che era gestito da un partito unico, una dittatura; miracolo che Gbagbo non riconosce in pieno nei suoi scritti della fine degli anni 70 proprio perche vi mancava la capacità Ivoriana di dettare il proprio percorso storico, - come nel suo scritto Riflessione sulla Conferenza di Brazzaville, conferenza tenutasi nel 1944 e che sanciva una falsa indipendenza per le ex-colonie, e allora come oggi, secondo Gbagbo, vi è una mancata indipendenza sia politica che economica.
a parte le numerose imprecisioni fattuali nel suo intervento (e il fatto che sbaglia sistematicamente l'ortografia del mio cognome), mentre lei era a Parigi a manifestare per Gbagbo dopo il suo arresto io ero in Costa d'Avorio durante le elezioni (e lo sono ancora in questo momento)... penso che la differenza tra me e lei sia tutta qui... Mi piacerebbe farle parlare con un mio amico che ha votato per Gbagbo e che ha vissuto dalla sua misera dimora in una baraccopoli di Youpougon la crisi post elettorale, forse le renderebbe un po' il senso della realtà...
Di Smith e Glaser può pensare quello che vuole, ma che lei citi come fonti attendibili due avvocati (francesi tra parentesi, in barba all'anticolonialismo...) ufficialmente assoldati da Gbagbo per la sua difesa e lautamente renumerati a questo scopo si commenta da solo.
Grazie Luca Ranieri per l'articolo! Aggiungerei però che le elezioni hanno violato la Costituzione ivoriana e anche gli accordi di pace presi in precedenza. Sono anche un precedente storico perché mai si era visto prima un intervento militare internazionale per un’elezione contestata. Sono morte fra le 2.000 e le 3.000 persone quando fu bombardato il palazzo presidenziale per catturare Gbagbo: silenzio stampa.
Non sono d’accordo con la Piccolini perché ero a Parigi durante le numerose manifestazioni pro-Gbagbo dopo l'arresto ed ero l’unica bianca! Nessun giornalista era curioso di sentire un'altra voce che non fosse quella pro-Ouattara. Chiedo alla Piccolini di citarmi i numerosi articoli che lei dice esistono... Ce ne fu uno su "La Repubblica" e nessun in Francia. Inoltre mi sorprende che faccia ricerca, a me e su wikipedia risulta che Kieffer è scomparso, dunque non è mai stato rilasciato come scrive nel suo commento (Guy-André Kieffer est un journaliste franco-canadien, né le 25 mai 1949. Il a disparu le 16 avril 2004 à Abidjan, capitale économique de la Côte d'Ivoire, dans des circonstances qui n'ont pas été totalement élucidées[1])
Inoltre nel testo Crimes et fraudes en Côte d'Ivoire di Roland Dumas et Jacques Vergès (Broché - 19 avril 2011) si trovano documenti fotocopiati che mostrano che al Nord anche i candidati di Gbagbo votarono contro se stessi! Oltre alla violenza che non ha permesso un'elezione corretta al Nord. Non si fanno elezioni con metà del Paese ancora armato dai ribelli del Nord pro-Ouattara.
Anche da notare che le elezioni furono dichiarate non dall'organo che la Costituzione ivoriana sancisce per tale evento, ma fu preso il capo del comitato elettorale indipendente CEI (senza l'approvazione del resto del gruppo) e fu portato in un albergo, dove Ouattara fu dichiarato Presidente. Un vero colpo di Stato direi, no?
Ouattara già nel 1992 arrestò Gbagbo per le manifestazioni che fece all'epoca in difesa di un regime più democratico. E’ questo Ouattara, oltre ad aver eseguito i piani di aggiustamento strutturali così deleteri sul continente. Ouattara ha anche interessi familiari (vedi suo figlio e la filiera cacao e anche il fatto che non appena arrivato al potere ha abbassato del 22 per cento le tasse sull'esportazione del cacao - molto diverso dalla politica di Gbagbo che voleva migliorare la situazione dei coltivatori, no?). Insomma è l'uomo del “business as usual” e bisogna chiedersi se non è questo il vero cancro dell’Africa.
La Piccolini cita Smith e Glaser come fonti per capire la Francafrique! Un testo che per caso sto leggendo ora e che pone domande ridicole, cita Foccart (dei servizi segreti) come fonte per sapere quando la Francia ha smesso di intervenire in Africa! E' un testo pieno di errori e domande mal poste e disoneste. Inoltre non vedo il legame che essi pretendono fra la fine della guerra fredda e la fine della Francafrique.
Il trattato di difesa con la Francia (che risale al 1961, già di per sé un trattato appartenente a un paradigma coloniale), che Gbagbo ha chiesto alla Francia di rispettare nel 2004, non fu rispettato. Nulla impedisce invece alla Francia poi di schiacciare l'opposizione democratica in Tchad, quando il dittatore di turno glielo chiede.
L'operazione di riprendersi il Paese era l'unica via d'uscita per Gbagbo dopo che con gli accordi di Marcoussiss la Francia ha fatto in modo che i ribelli entrassero al governo. E' la stessa formula usata nella Repubblica Democratica del Congo. Hanno anche dato il Ministero della Difesa in mano alla ribellione - un accordo che equivale a un colpo di Stato istituzionale, visto che non é riuscito quello nel 2001.
Che Gbagbo avesse avuto 10 anni tranquilli per fare il suo programma lo dubito... é arrivato al potere nel 2000 e fece subito approvare una legge per l'assistenza sanitaria gratuita! Con la caduta di Jospin ci fu poi il colpo di Stato del 2001... peccato che l'Europa, e la politica estera italiana, non faccia più luce sull'illegalità' della politica francese in Africa. Non possiamo continuare ad appoggiare questo male del secolo scorso. La Costa d'Avorio ha diritto a una sua economia endogena.
Caro Luca, capisco bene che il suo articolo aveva un formato limitato e che non intendeva esaurire un argomento complesso quale il conflitto in Costa d’Avorio. Ci sono però almeno due problemi gravi che per me rimangono e compromettono il valore del suo scritto.
- in un pezzo di lunghezza limitata, lei non è obbligato a dire tutto, ma quando fa riferimento a un avvenimento o problema specifico – specie se questo avvenimento è l’oggetto di un dibattito politico avvelenato - deve darne una rappresentazione il più possibile completa e oggettiva. Niente la obbliga, in un articolo sull’avvento al potere di Ouattara, a parlare dei fatti del 2004 e del massacro dell’Hotel Ivoire: ma se ad essi accenna, non può parlarne superficialmente come ha fatto.
Lei scrive: Vicinissimo agli ambienti del circolo françafricano era anche il generale Henri Poncet, comandante in capo della missione Licorne, i cui metodi si sono illustrati in occasione del tragico episodio che ha visto l’esercito francese aprire il fuoco su una manifestazione di civili disarmati che chiedevano il ritiro delle forze francesi, facendo più di 80 vittime e centinaia di feriti (7/11/2004).
Fare questa affermazione senza spiegare che il “tragico episodio” avveniva nel contesto di una quasi guerra tra Francia e Costa d’Avorio, in una Abidjan in cui i media internazionali e i giornali dell’opposizione erano censurati e quasi-milizie legate al governo terrorizzavano gli oppositori politici e la comunità francese mi sembra quanto meno una mezza verità. Mi pare anche che lo scopo delle “azioni dell’esercito” francese fosse di evacuare la comunità francese – infatti l’Hotel Ivoire era stato utilizzato dalla Licorne come quartier generale per completare l’evacuazione. Ciò non esclude la possibilità che la forza sia stata usata in modo eccessivo nel corso di queste azioni, ma non giustifica l’immagine di un esercito francese pronto a sparare sui civili ivoriani in rappresaglia, soltanto a causa della sua naturale brutalità post-coloniale.
Se vuole parlare male del generale Poncet, potrebbe dire che Poncet ha ammesso pubblicamente di aver coperto l’assassinio di un presunto bandito ivoriano da parte di militari francesi nell’ovest del paese e che è stato anche sospettato (anche se le accuse hanno portato a un non luogo a procedere) di essere stato il mandante di questo crimine di guerra. Ma non si capisce bene cosa voglia dire, dicendo che Poncet era vicinissimo agli ambienti del circolo françafricano: sembra una definizione tautologica per un alto ufficiale francese che ha servito a lungo in Africa, ma non si capisce in che cosa possa spiegare il comportamento e gli eventuali crimini di guerra commessi da Poncet.
Dire che la manifestazione dell’Hotel Ivoire avesse per scopo chiedere il ritiro delle forze francesi, che fosse di civili disarmati e che gli spari dell’esercito francesi abbiano fatto più di 80 vittime e centinaia di feriti significa sostanzialmente riprodurre la versione del regime. Non dico che questa versione sia interamente falsa, ma alcuni aspetti sono contestati e contestabili. Primo, i manifestanti non stavano semplicemente esprimendo una posizione politica, la manifestazione impediva alle forze francesi di lasciare l’Hotel Ivoire, ed è in questo contesto che è avvenuto il dramma. Secondo, che la manifestazione fosse interamente composta di civili disarmati, nel contesto militarizzato dell’Abidjan del 2004, è controverso (chi sono “tutti gli osservatori”?): i resoconti più oggettivi, come quello di Amnesty International fanno pensare che a una maggioranza di civili disarmati fosse mescolata una minoranza di militanti nazionalisti armati almeno rudimentalmente e preparata alla guerriglia urbana. Terzo, il numero di morti è oggetto di una vera e propria guerra di cifre: lei non può citare il numero di “80 morti” come se fosse un fatto accertato. Vada a leggere il rapporto di Amnesty International, che riporta le cifre contrastanti date dai partigiani di Gbagbo, dal ministro ivoriano della sanità (opposizione) e dalle autorità francesi.
Quanto alle ambiguità sul ruolo della Francia nel 2004: sono esistite, ma di che tipo erano? I leaders delle Forces Nouvelles sono convinti che la Francia avrebbe dato una mezza autorizzazione a Gbagbo quando questi ha violato il cessate il fuoco e bombardato il nord della Costa d’Avorio (bombardamento di cui lei evita al solito di parlare, ma che, prima di colpire l’accampamento francese, ha anche provocato la morte di numerosi civili ivoriani). Le Forces Nouvelles non dicono queste cose in pubblico perché sarebbe per loro politicamente inopportuno, ma in privato non hanno mai perdonato i francesi per questa ed altre ambiguità. Secondo la loro interpretazione, alcuni membri della diplomazia francese, dei quali in privato potrei fare anche nomi e cognomi, avrebbero incoraggiato Gbagbo a dare una “lezione” ai ribelli per poter tornare alle negoziazioni in una posizione di forza. Forse si sbagliano, ma la stessa esistenza di queste voci dovrebbe provare che l’atteggiamento della Francia era tutt’altro che univoco e tutt’altro che compattamente anti Gbagbo.
- Secondo problema. Lei dice che la sua “scelta interpretativa …consiste nel cercare una spiegazione convincente all’inaudito sostegno concesso dalla Francia a Ouattara, prima e dopo l’elezione, sottolineando chiaramente i legami dell’establishment legato alla françafrique nella gestione del conflitto in Costa d’Avorio”.
Da una parte questa frase contiene un presupposto errato: che la Francia abbia concesso un inaudito sostegno a Ouattara prima e dopo l’elezione. Se possiamo essere d’accordo che il sostegno dopo le elezioni merita una spiegazione, che la Francia abbia sostenuto Ouattara prima delle elezioni è tutto da dimostrare. Io ero in Costa d’Avorio prima e durante le elezioni e ho anche avuto contatti con l’ambasciata francese nel quadro del mio lavoro di ricerca. Non ho visto alcun segno di un inaudito sostegno a Ouattara da parte della diplomazia francese in questo periodo: al contrario, penso che la diplomazia francese – come la maggior parte degli osservatori stranieri, me compresa – avesse sotto-estimato la forza di Ouattara e del suo partito e immaginasse che Bedié sarebbe arrivato al ballottaggio contro Gbagbo. Se c’era un candidato che rispondeva all’identikit della françafrique era piuttosto Bedié che Ouattara ed è intorno al partito di Bedié che si concentra la vecchia nomenclatura, anche se al secondo turno ha appoggiato Ouattara per ragioni di comodo. La diplomazia francese era per altro estremamente divisa: se sicuramente a Parigi c’erano alcuni hardliners anti-Gbagbo, non pochi diplomatici – soprattutto quelli sul terreno - probabilmente speravano tacitamente in una vittoria di Gbagbo, che avrebbe reso le cose molto più semplici e posto meno rischi in termini di sicurezza.
Dall’altra, il suo articolo fallisce l’obiettivo di dimostrare in maniera convincente la sua tesi fondamentale: il perché la françafrique avrebbe sostenuto proprio Ouattara. Lei enumera gli interessi francesi in Costa d’Avorio, e siamo d’accordo che questi interessi contribuiscono a spiegare perché la Francia dedichi energie e risorse alla crisi ivoriana. Ma non dà che vaghissimi cenni sulle connessioni che Ouattara avrebbe avuto con questi interessi francesi. Ora, i legami degli imprenditori francesi con il mondo politico ivoriano erano tutt’altro che univoci: da buoni uomini d’affari, questi erano pronti a saltare sul carro del vincitore chiunque egli fosse. La invito a leggere Adieu Abidjan sur Seine, scritto da Guy Labertit, uno dei migliori amici di sempre di Gbagbo. In questo libro scritto qualche anno fa, Labertit fa un panegirico a favore di Bouygues e Bolloré, definendoli qualcosa tipo “veri amici della Costa d’Avorio e dell’Africa” e implicitamente riconoscendo che il lobbying dei due ha aiutato un Gbagbo alle strette con l’allora governo francese (oggi Labertit si è comodamente scordato di questo suo apprezzamento).
Basta dire che Ouattara è stato il primo ministro di Houphouet-Boigny quasi venti anni fa per rappresentarlo come il perfetto uomo della françafrique? All’epoca in cui era primo ministro, Ouattara era piuttosto osteggiato dalla Francia, che lo considerava un “islamista” e un “uomo degli americani” e che ha appoggiato attivamente l’allora suo rivale Bedié. Chi sarebbero poi i “funzionari del tentacolare e temuto apparato di potere post-coloniale denominato “Françafrique”” che hanno contribuito alla vittoria di Ouattara? Lei evoca un apparato di potere occulto e potentissimo, che però rimane così occulto da far sospettare al lettore che non esista affatto. Non è che la françafrique sia frutto della sua immaginazione: ma è un fenomeno molto più complesso e mutevole di come lei lo dipinge (legga i libri di Smith e Glaser in proposito).
Lei parla anche dell’azione della françafrique dietro alla scomparsa di “diversi giornalisti, che negli anni del conflitto investigavano sul sistema di corruzione e riciclaggio di denaro nella filiera del cacao”. Oltre al fatto che non si tratta di “diversi giornalisti” ma di una sola persona, Guy André Kieffer (Téophile Kouamouo, un noto intellettuale e giornalista vicino alle posizioni di Gbagbo, è stato solo messo in carcere e rilasciato dopo qualche settimana), i sospetti maggiori sulla sua scomparsa si sono concentrati sul circolo di potere di Gbagbo e di sua moglie Simone: se di françafrique si trattava, era una françafrique che verosimilmente vedeva come complici proprio dei membri del regime a parole patriottico ed anti-colonialista di Gbagbo.
- Anche se è meno importante, c’è una terza cosa del suo articolo che io contesto. Lei dice che la sua è una “lettura molto critica e volutamente “dirompente””, che “merita di essere discussa nel rarefatto panorama italiano”. La lettura non è così “critica e volutamente dirompente” se si considera che la tesi secondo la quale Ouattara sarebbe stato sostenuto e poi portato al potere dalla “françafrique” è uno dei cavalli di battaglia della propaganda del regime Gbagbo e che ha riempito articoli di giornale e pamphlet dentro e fuori dalla Costa d’Avorio.
Se guardiamo al rarefatto panorama italiano c’è stata una voce vivace sulle questioni ivoriane, è stata quella delle lobbies pro-Gbagbo. L’FPI (partito di Gbagbo) è molto ben impiantato nella comunità ivoriana in Italia. Il vecchio regime godeva o gode anche di qualche connessione con il mondo politico e imprenditoriale italiano (sia a sinistra che a destra). Vari “comitati in difesa della costituzione ivoriana” sono spuntati durante la crisi post-elettorale e in alcuni casi hanno centrato l’obiettivo di accedere ai grandi media del paese. La sottoscritta ha anche ricevuto lettere piene di insulti per aver osato parlare del sostegno degli ivoriani del Nord a Ouattara in un articolo sul "manifesto". Alle lobbies pro-Gbagbo si sono aggiunti altri coloriti personaggi, come i “fascisti rossi” del giornale online Rinascita, che hanno pubblicato numerosi articoli sui veri o presunti legami di Ouattara con la françafrique e l’onnipotente finanza internazionale.
Aggiungiamo che nel contesto italiano, dove l’Africa è poco conosciuta e poco studiata, prevalgono le visioni ideologiche. E noi italiani amiamo di solito dimenticarci della nostra storia e delle atrocità commesse in Libia ed Etiopia e farci paladini di un anticolonialismo da salotto.
Non mi pare poi che l’articolo dica granché riguardo al “chi sia Ouattara, da dove viene e come si comporterà” al di là di qualche luogo comune. Ci sono delle ragioni particolari per cui Ouattara è diventato l’unico uomo politico del paese oltre a Gbagbo capace di generare entusiasmi e seguiti di massa. Ragioni che sono legate alla storia del paese e alle divisioni etniche e sociali e che nell’articolo non vengono mai fuori.
Che Ouattara meriti di ricevere critiche per il modo in cui ha gestito la crisi post elettorale e sta gestendo ora il post crisi, è fuor di dubbio. Il problema è che lo sia per le sue vere colpe. Dire che è “un Presidente decisamente più comodo per la politica francese in Costa d’Avorio e in Africa Occidentale” sarà in parte vero. Ma non dice granché riguardo alle capacità di Ouattara di riconciliare la società ivoriana e favorire la ricostruzione e la crescita economica (dopo tutto, la Costa d’Avorio ha conosciuto la sua età dell’oro proprio sotto il “francoafricanissimo” Houphouet). Sono piuttosto gli errori che Ouattara sta compiendo in quest’ambito che meriterebbero di ricevere attenzione. Se avesse voluto criticare Ouattara avrebbe potuto parlare del massacro di Duekoué, del modo goffo in cui Ouattara sta gestendo la questione dei quadri dell’FPI imprigionati, della nomina di un governo elefantiaco che perpetua un malcostume tipico ivoriano o dell’aver creato una Commissione Verità e Riconciliazione senza un vero mandato e una vera missione. In questo caso lei avrebbe scritto un articolo interessante. Purtroppo invece così come l’articolo è adesso prevalgono i luoghi comuni e le mezze verità.
Contrariamente a quello che lei pensa, l’articolo non ambisce a santificare la figura di Gbagbo, né a disconoscere il suo ruolo nel conflitto in corso, durante la sua presidenza (c’è bisogno di precisarlo?). Non nego che Gbagbo abbia conservato legami importanti con la Francia, ma lei concederà che Ouattara sia un Presidente decisamente più comodo per la politica francese in Costa d’Avorio e in Africa Occidentale.
L’attacco dell’esercito della Costa d’Avorio alla postazione della missione francese del novembre 2004, che lei cita, ha suscitato le azioni di rappresaglia dell’esercito francese contro l’aviazione ivoriana, distrutta a terra in un quarto d’ora. Oltre questa soglia, consentita dalle regole d’ingaggio della missione, ogni ulteriore azione militare è completamente ingiustificata. Soprattutto se si esercita contro una manifestazione di civili, disarmati a detta di tutti gli osservatori (ha ragione: io non ero presente a quella manifestazione. Le testimonianze sono tratte da numerosi quotidiani, locali e internazionali). Ulteriormente ambiguo appare l’atteggiamento della Francia all’epoca, se si considera che i piloti bielorussi pagati dall’aviazione ivoriana per compiere la missione sono stati a più riprese individuati e fermati dai servizi francesi, ma immediatamente rilasciati senza interrogatorio.
Le elezioni del novembre 2010 sono oggettivamente controverse per i contendenti e per l’Unione Africana. Se questo può contribuire a placare i suoi timori complottisti, aggiungo volentieri che non lo sono per me: Ouattara ha vinto le elezioni, come ha riconosciuto quasi unanimemente la comunità internazionale, ed è dunque il Presidente legittimo della Costa d’Avorio. Esattamente per questo, conviene domandarsi chi sia Ouattara, da dove viene e come si comporterà. Concorderà che criticare Ouattara non significa necessariamente assolvere o rimpiangere Gbagbo. Altrimenti, le accuse che lei mi rivolge potrebbero legittimamente ritorcersi contro di lei.
Spero con ciò di avere almeno parzialmente risposto ai suoi dubbi.
Vorrei sapere su quali fonti l'autore - un illustre sconosciuto per chi studi la Costa d'Avorio in Italia - si è basato per scrivere questa cosa... forse è legato alle imprese italiane che stavano cercando di penetrare nel mercato ivoriano sviluppando legami con il regime Gbagbo?