|
|
Note
Dopo il voto: il grande nodo delle partecipate
Un tema rimasto un po’ nell’ombra nella recente
tornata elettorale, ma che i nuovi sindaci dovranno affrontare con
urgenza, è quello delle società partecipate dai
comuni. È infatti necessario uscire al più presto dal
disinteresse della politica per una gestione efficiente di queste
imprese, utilizzate troppo spesso come luogo di politiche
consociative a danno delle imprese stesse e dei cittadini.
La situazione è molto variegata sul territorio nazionale,
per numero e tipo di società coinvolte, nonché per la
varietà dei risultati economici: accanto a società in
perdita, che prima o poi comporteranno anche pesanti oneri sui
bilanci comunali, vi sono vere e proprie casseforti, a cui i comuni
hanno attinto per coprire i buchi di bilancio, soprattutto in
questi anni di tagli dei trasferimenti governativi. Ne risente la
politica di privatizzazioni e/o liberalizzazioni, che se in un caso
diventa difficile nell’altro è osteggiata dagli enti
stessi che incassano i dividendi. Che siano in utile o siano in
perdita, le società dei comuni sono poi il luogo di
compensazione che consente ai politici di gestire conflitti e
mantenere consensi, grazie alla gestione diretta di incarichi i cui
compensi sono spesso di grande appetibilità.
Il ripensamento sulle imprese dei Comuni deve essere a 360
gradi, a partire dalle opportunità di privatizzazione e/o di
liberalizzazione, anche al di là degli obblighi di
legge.
[...]
Vincitori e vinti
Chi ha vinto, a Milano? La domanda non è retorica,
anche se i numeri e le percentuali lo suggerirebbero. Che dopo due
decenni la destra debba lasciare il posto al centrosinistra
è un fatto. Ed è un fatto l’entusiasmo
travolgente e sereno con cui lunedì, fino a notte, i
milanesi hanno accolto e “sancito” un passaggio che
potrebbe esser d’epoca, e non solo per la città.
Eppure la domanda va posta: chi ha vinto, a Milano?
Prima ancora del ballottaggio, quando però
già si avvertiva un “vento nuovo”, qualcuno ha
azzardato una risposta: la vittoria di Giuliano Pisapia sta tutta
nella sconfitta di Letizia Moratti, e del suo schieramento.
L’ipotesi ha l’aria d’essere accorta e
realistica: berlusconismo e leghismo ne hanno combinate tante, a
Milano e in Italia, che hanno finito per stancare persino i loro
elettori. Se così fosse accaduto, il voto milanese non
esprimerebbe che la crisi della destra. Il centrosinistra ne
avrebbe solo approfittato, e dunque a Milano non ci sarebbe una
parte davvero vittoriosa, ma solo una perdente.
Fondata o infondata che sia, questa lettura del voto ha un
significato politico scoperto: non c’è niente di nuovo
nel centrosinistra, né un vento impetuoso né una
brezza sostenuta. Dunque, si può procedere indisturbati
nella ricerca di alleanze più o meno accorte e realistiche,
appunto. Si tratta della stessa “ricerca” che, non
molti mesi fa, ancora portava a suggerire al centrosinistra la
candidatura di Gabriele Albertini come soluzione ottimale. Milano
è senza rimedio una città moderata, si diceva, e si
intendeva di destra.
[...]
Corrispondenze dall'Italia
Da grande mi piacerebbe fare il corrispondente dall’Italia
per qualche giornale estero, grande o piccolo, su carta o in rete.
Un po’ perché il corrispondente appartiene alla nobile
e un po’ misteriosa categoria dei mediatori: come gli
ambasciatori, i contrabbandieri e i medium, tutti dediti ai
traffici oltreconfine. Un po’ perché basta confrontare
i giornali italiani e quelli esteri per rendersi conto che la
corrispondenza dall’Italia è ormai un sottogenere
della letteratura fantastica: lo scaffale sotto il picaresco, in
alto a destra, accanto alla fantascienza. In effetti, come ci
sembrano seriosi i giornali esteri, in confronto ai nostri; e come
devono sembrare rutilanti i nostri all’estero, almeno per
quei pochi che hanno il fegato di comprarli, salvo nasconderli
dentro l’ultimo numero di "Playboy".
Prendiamo il "Nouvel Observateur", rivista francese serissima
che però da anni affida le proprie corrispondenze
dall’Italia a Marcelle Padovani, la Natalia Aspesi
transalpina: detto con sincera ammirazione dell’una e
dell’altra. Anche questa settimana, in un numero dedicato
all’affaire Dominique Strauss-Kahn ( La descente aux
enfers, la sobria titolazione), non manca un
resumé della storiaccia di Ruby: roba
dell’Ottocento, per il lettore italiano. Eppure, anche questo
è una sorta di omaggio al nostro new new
journalism: quel misto di gossip con annessa indignazione che
ci manca tanto quando siamo all’estero. Ma tranquilli, ben
presto anche i giornali stranieri si adegueranno ai nostri; la vita
pubblica, ormai, imita l’arte dappertutto, anche se
invenzioni come Vittorio Sgarbi e i Responsabili restano per ora
inarrivabili.
Insomma, cosa scriverei oggi se fossi un corrispondente
dall’Italia?
[...]
Hic sunt leones
Gli studiosi di comportamento elettorale discutono da anni sulla
validità di due modelli interpretativi. Uno sostiene che
i partiti traggono i maggiori benefici elettorali quando
convergono verso il centro per catturare, con proposte
“sfumate”, l’elettore mediano – supponendo
implicitamente che intorno al centro si collochi la gran parte
dell’elettorato. L’altro modello indica invece nella
nettezza della proposta politica, e anche nella sua
radicalità, la chiave del successo: gli elettori vedono e
comprendono meglio una proposta dai contorni precisi e la
apprezzano in quanto tale. Per esemplificare, meglio rossi o neri
che grigi.
Se si tengono a mente questi schemi interpretavi diventa
più semplice rispondere al refrain che i
commentatori moderati all’unisono fanno risuonare in queste
ore, e cioè che la vittoria dei candidati di sinistra alle
elezioni amministrative è in realtà una vittoria di
Pirro perché spinge a sinistra l’asse
dell’opposizione e la allontana dalla “virtuosa e
proficua” alleanza con il centro.
A questa interpretazione si possono contrapporre una serie di
obiezioni. La prima: non si riesce a capire per quale motivo la
sinistra debba essere più moderata della destra;
quest’ultima ha mietuto successi per anni radicalizzando il
conflitto e nessuno dei commentatori moderati ha gridato allo
scandalo quando leghisti e berluscones vari insultavano avversari e
istituzioni. La seconda: non “rispondere per le rime” a
un avversario che attacca a testa bassa porta il segno della
debolezza, non della “superiorità morale”. Il
centrosinistra, e il Pd in particolare, si è spesso ritirato
sdegnoso, come una madamina offesa, dai toni forti con cui la
destra conduceva la polemica politica. La terza: in una
società divisa in due campi opposti di dimensioni molto
simili come quella italiana, l’opposizione (come il governo)
ha chances di successo solo se aggrega un fronte ampio; se
invece si fanno esclusioni a priori ci si condanna alla
sconfitta.
[...]
Semplificare senza lamentarsi
Saranno sempre le solite e a questo punto scontate lamentele dei
giuristi, ma a volte sembra quasi che chi fa le regole cerchi
apposta di nascondersi dietro la complessità della tecnica
legislativa per rendere difficile la lettura dei testi.
L’ultimo decreto sviluppo, peraltro pubblicato in versione
provvisoria, in attesa, testuale e bellissima espressione, della
“bollinatura” della Ragioneria Generale dello
Stato, contiene diverse misure tra le quali alcune importanti per
imprese e cittadini.
Mi riferisco a quelle che agevolano la rinegoziazione dei
mutui ipotecari a tasso variabile di importo non superiore ai
150.000 euro, e che semplificano ulteriormente la
portabilità dei mutui stessi.
Importante aiutare chi è in un momento di
difficoltà, così come più si facilita la
possibilità per i clienti di cambiare banca, più si
rende competitivo il sistema e quindi si abbassano i costi dei
servizi.
Spulciando tra le norme si scopre, però, anche un'altra
modifica: per sintetizzare, si dà la possibilità alle
banche di derogare ad alcuni obblighi informativi quando hanno
rapporti con le imprese che non siano “micro”
(sostanzialmente quelle con organico superiore ai 10 dipendenti e
fatturato superiore ai 2 milioni di euro). Una norma del Testo
Unico Bancario prevede che, quando ci sono modifiche unilaterali
delle condizioni contrattuali, queste debbano essere sempre
comunicate espressamente entro trenta giorni, per iscritto o su
altro supporto accettato dal cliente, e ciò per rendere il
cliente sempre consapevole dei costi e dei vincoli che riguardano
il suo rapporto con la banca.
[...]
|