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La nota
Panem et calcenses
Marc Lazar, 14 giugno 2010
Rieccola: dall’11 giugno fino all’11 luglio.
È la 19a Coppa del Mondo di Calcio 2010, la prima
a svolgersi nel continente africano. Mobilita le folle. Si impone
come un evento planetario, un esempio tra gli altri
dell’intensità della globalizzazione. 73.000 ore di
trasmissione televisiva in 214 Paesi che coinvolgeranno più
di 3 miliardi di spettatori. Cifre che danno le vertigini. Che
procurano la sensazione di una vasta emozione collettiva, di una
comunione tra gli uomini e di un culto du ballon rond che
prende l’aspetto di una religione pagana e planetaria.
Questa percezione piuttosto diffusa ha qualcosa di illusorio. Il
calcio è un fenomeno certamente mondiale, ma è
ripartito in modo ineguale nei continenti: l’America del Nord
è ancora abbastanza indifferente al suo fascino, come del
resto lo sono l’India e, in misura minore, la Cina.
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Israele sempre più isolato
Piero Ignazi, 07 giugno 2010
L’assalto e l’uccisione di nove militanti turchi
della flottiglia umanitaria diretta a Gaza da parte delle forze
armate israeliane rappresenta un caso classico della sindrome di
Stranamore. La coalizione di destra di Benjamin Netanyahu ha
seguito la sua naturale inclinazione a risolvere con la forza bruta
ogni conflitto, confidando soltanto nella superiorità
militare. Diplomazia, compromesso, politica, sono parole espunte
dal suo vocabolario. Con questa azione sconsiderata il governo non
solo ha provocato proteste in tutte le democrazie occidentali ma ha
anche incrinato definitivamente i rapporti con la Turchia, unico
Paese della regione con il quale vi erano rapporti amichevoli.
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Una manovra che solleva molti dubbi
Silvia Giannini, 31 maggio 2010
Dopo una settimana di ipotesi, voci, smentite e “ conti in
tasca” sembra che il governo abbia alla fine deciso le
misure per affrontare l’emergenza conti pubblici. Il testo
definitivo del decreto ancora non è noto, ma a quanto si sa
consente comunque qualche primo commento.
Che vi fosse bisogno di intervenire per correggere i conti
pubblici è certo, e anzi meravigliavano certi ottimistici
commenti, reiterati, fino a poco tempo fa, dal nostro premier. Era
sufficiente leggere i programmi di stabilità per la
Commissione europea o la Relazione Unificata sull’Economia e
la Finanza Pubblica (ma chi conosce questi documenti, oltre ai
pochi addetti ai lavori?) per sapere che il governo si era
già impegnato,
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I conti in tasca
Roberto Escobar, 24 maggio 2010
In questi giorni c’è chi si sta facendo e rifacendo
i conti in tasca. I dirigenti statali, per esempio, e poi i
magistrati e i professori universitari. Pare, sembra, si
dice… Anzi è certo, se nel frattempo non è
stato smentito. Per farla breve: chi tra di loro guadagna
più di 80.000 euro lordi l’anno, dovrà lasciare
allo stato il 10 per cento della parte eccedente. Se provano a
piangersi addosso, pensino non ai milioni di concussi e concussori,
corrotti e corruttori, evasi ed evasori, ma ai milioni di
disoccupati, mai stati occupati, quasi occupati, male occupati e
lì lì per non essere più occupati, che di
“eccedente” hanno solo il rosso del conto in
banca. Anzi, che spesso non ce l’hanno neppure, un
conto, e tanto meno una banca. E poi, annuncia maschio il
Calderoli, anche i parlamentari parteciperanno allo sforzo
“greco” caldeggiato dal Tremonti. Lo faranno (forse)
con un 5 per cento del loro compenso, non si sa bene come
conteggiato. Vien da compiangerli. Ma tant’è. Devono
dare il buon esempio (e non molto di più).
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Quattro scene dall'Italia
Mauro Barberis, 17 maggio 2010
È tornata. Forse non se n’era mai andata. Forse
aveva sonnecchiato per cinquant’anni, sotto i riti e le
finzioni dell’Italia democristiana: salvo esplodere
inconsulta negli anni di piombo, frettolosamente chiusi con il
sacrificio di pochi e la corale deprecazione di tutti. Forse
è andata accumulandosi giorno dopo giorno, come polvere
pirica, dinanzi alle telecamere dell’Italietta berlusconiana:
nelle interviste-panino dei telegiornali –
maggioranza-opposizione-maggioranza – dove l’unica
regola è colpire duro, meglio se sotto la cintura, salvo
sempre il rispetto dei tempi televisivi;
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