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Note
Tarantini e le chiavi del successo
Che s’ha da fa’ pe’ccampa’, dicevano gli
italiani del secolo scorso. E se qualcuno nello sforzo di campare
faceva torto al codice penale, poi se lo teneva per sé. Lo
faceva per vergogna, o magari solo per non dar nell’occhio.
Si sa, gli uomini e le donne non disdegnano i compromessi, in
privato. Ma quando sono in pubblico amano far bella figura.
E oggi che cosa dicono gli italiani? Né più né
meno di quel che dicevano: che s’ha da fa’
pe’ccampa’. Certo, è cambiata qualche sfumatura.
Prendiamo il caso di Gianpaolo Tarantini.
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Morire di Danzica?
Ehi, ragazzi, ma non staremo esagerando, con questa attenzione
spasmodica dedicata al Presidente del Consiglio? Prendiamo
“Repubblica” di mercoledì 2 settembre, il giorno
prima delle dimissioni del direttore dell’Avvenire.
Già il titolo di prima pagina, a cinque colonne (su sei),
«Berlusconi sfida l’Europa» dava il tono: e
giustamente, per carità, non capita tutti i giorni che, dopo
essersi appena inimicato la Fiat, gli Stati Uniti e, almeno
apparentemente, la Chiesa, a uno venga in mente di zittire pure
l’Unione europea. Solo che nei giorni successivi ho atteso
inutilmente titoli all’altezza di questo, come «Silvio
contro Maciste» o «L’urlo di Berlusconi
terrorizza anche l’Occidente»: ma forse è
passato troppo poco tempo, basterà aspettare.
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Le ronde di Ballard
Il genio da poco scomparso di James G. Ballard lascia, tra le
altre cose, una scia di impressionanti intuizioni sul mondo del
nostro presente e/o futuro. Sembra quasi che questa qualità
lo abbia negli ultimi libri letteralmente posseduto fino a
trasformare i suoi romanzi in sconvolgenti controcanti della nostra
cronaca quotidiana. Era ovviamente già accaduto trentacinque
anni fa con il celebre Crash e poi, per esempio, con
Il condominio, tragica metafora spaziale dei nuovi
conflitti identitari e territoriali, o con Millennium
People, preveggente anticipazione di un nuovo sovversivismo
dei ricchi e inquieti cittadini occidentali.
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Ma quale unità
Le vacanze d’agosto hanno tante controindicazioni, ma
anche vantaggi. Ad esempio consentono di lasciarsi andare a qualche
disinvoltura in più. Capita anche ai più seri e
autorevoli. Prendiamo il caso del professor Magris, che seduto al
suo tavolino del suo caffè della sua Trieste prende carta e
penna e scrive al ministro dell’Istruzione, Mariastella
Gelmini. Claudio Magris ha scritto in effetti al ministro, dieci
giorni or sono, una bella e garbata lettera, suggerendo con
malcelata ironia alcune misure per rendere effettiva
l’autonomia delle identità locali ( Dante e Verga?
Non li voglio. Mi son de Trieste, «Corriere della
Sera», 7 agosto).
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La società europea che già c’è
Le recenti elezioni europee – di cui molto si è
parlato anche qui – con il calo di partecipazione al voto, il
disinteresse ai temi europei nelle campagne elettorali dei singoli
paesi, accompagnati dalle crescenti critiche al “deficit
democratico” delle Istituzioni europee, insieme al
diffondersi di sentimenti euroscettici, hanno acuito la sensazione
già serpeggiante di disillusione o almeno di indebolimento
della spinta propulsiva rappresentata dal progetto di integrazione
europeo. Paradossalmente, oggi che molti obiettivi sono stati
raggiunti, sembra che sia sempre più difficile vedere
nell’Europa qualcosa di più di una somma di regioni
storicamente e culturalmente eterogenee.
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