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La nota
Obama, le riforme, l’invidia
Francesco Vella, 19 luglio 2010
Il travaglio è stato lungo e difficile, ma alla fine le
nuove regole sulla finanza americana sono andate in porto. Chi ha
avuto la curiosità negli ultimi tempi di frequentare le
rassegne della stampa straniera, ha sicuramente percepito in tutta
la sua dimensione il dibattito, a volte il vero e proprio litigio,
che ha caratterizzato anche con profonde divisioni e lacerazioni
l’opinione pubblica statunitense nella stessa misura, se non
di più, di quanto avvenuto per la riforma sanitaria.
D’altronde, quello che è successo oltreoceano non
poteva oggettivamente lasciare le cose come stavano e Obama si
giocava su questo terreno una grande fetta di
credibilità.Non poteva di fronte alle tante vittime dei
famigerati subprime far finta di niente, ma doveva anche stare
attento ad evitare che le nuove regole si risolvessero in una
mannaia che travolge tutto, perché della finanza, o meglio
di una finanza equilibrata, comunque l’economia ha bisogno. E
doveva anche scontrarsi con il formidabile potere delle
lobbies bancarie, pronte a far valere le loro ragioni
attraverso molteplici strade.
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Verso la trans-politica
Mauro Barberis, 12 luglio 2010
Fa un caldo tropicale, da romanzo hard boiled, ma
questo non porta a fare la cosa giusta, come nell’omonimo
film di Spike Lee: o forse sì, se la cosa giusta è la
rivolta del ghetto, sempre come nel film. Anche nel nostro ghetto,
nella nostra riserva indiana pattugliata da un’informazione
reticente, che ritrova un sussulto di dignità solo
nell’inevitabile sciopero del 9 luglio, il caldo induce a
gesti inconsulti e a decisioni sconsiderate: senza neppure la
speranza che, come tutti gli anni, arrivi il Generale Agosto e
mandi tutti al mare. La Camera, infatti, è convocata per il
29 luglio, a discutere ancora e sempre della Legge-Bavaglio: e
tutto lascia prevedere che a un’estate torrida segua un
autunno bollente. Nella prospettiva dell’imbavagliamento, i
giornali approfittano degli ultimi mesi di libertà
lanciandosi nel gossip.
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La storia a pezzi
Bruno Simili, 05 luglio 2010
Di tanti episodi drammatici e luttuosi è costellata la
storia della nostra Repubblica. Molti di questi ancora oggi, spesso
a distanza di decenni, non hanno avuto una spiegazione definitiva e
convincente. Il lavoro degli inquirenti e della magistratura si
è ovunque scontrato con quelli etichettati come "poteri
occulti”. Le indagini sulla lunga stagione dello stragismo
hanno registrato continui depistaggi, così come quelle che
hanno cercato di far luce su altri episodi che hanno listato a
lutto famiglie e città italiane. Bologna si è trovata
più volte involontaria protagonista e ancora oggi, insieme
alle famiglie delle vittime, aspetta risposte storiche, definitive
e giudiziarie, a quei misteri. Con il passare del tempo, ai
più non resta che restare sgomenti proprio di fronte a
quelle mancate risposte. E partecipare agli esercizi di memoria
collettiva che riescono a ottenere qualche ribalta, per lo
più in occasione degli anniversari.
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Parole magiche
Bruno Simili, 28 giugno 2010
Poco alla volta, inesorabilmente,
mentre la grande abbuffata dei mercati ha riavvicinato interi pezzi
di società e di economia sull’orlo del precipizio, ci
si è sentiti di nuovo tentati dall’imprevedibile. Da
quel mondo magico e irrazionale cui ci si rivolge allorché i
conti non tornano e tutto sembra remare contro. Ma quando fallisce
anche la meno irrazionale e, sino a prova contraria, anche un
po’ tecnica delle magie, il calcio, allora significa che
forse si è tirata un po’ troppo la corda.
Il disastro dell’armata
italica in terra africana ha messo a nudo, anche per i più
distratti, la straordinaria potenza del pallone unita alla sua
grande debolezza: crisi dei vivai, strapotere del denaro,
onnipresenza dello straniero fuoriclasse. Al dunque, con la
medaglia al petto di quattro anni prima, ecco la disfatta.
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Oltre il cortile
Loredana Sciolla, 21 giugno 2010
L’Italia s’è desta nelle piazze, nelle
strade, sventolando il tricolore, esibendolo fuori dalle finestre,
nelle grandi città come nei paesi più sperduti. Che
cosa ha «destato» l’Italia? Sono i mondiali di
calcio, la squadra nazionale che gioca in Sud Africa e nei cui
successi e insuccessi gli italiani si identificano e per la quale
provano un «misterioso» risveglio di orgoglio
nazionale? Il fenomeno è ben conosciuto dai sociologi e per
meglio comprenderlo sarebbe sufficiente dare uno sguardo alle
statistiche europee che da decenni rilevano il sentimento di
appartenenza territoriale e di orgoglio nazionale delle diverse
popolazioni europee. Così facendo, si osserva che il
sentimento di orgoglio nazionale degli italiani raggiunge livelli
elevati, analoghi a quelli dei Paesi anglosassoni e, come mostrano
le indagini più recenti, in leggero aumento dal 1994 al 2007
(Eurobarometer surveys 1982-2007).
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