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Note
La vicenda Unicredit
Il formaggio e le croste
Chi scrive non è un economista né tanto meno un
esperto di finanza, banche e affini. Ha però una certa
conoscenza del funzionamento dei sistemi politici, e di quello
italiano in particolare. Le dimissioni/licenziamento di Alessandro
Profumo dalla guida di Unicredit vanno infatti inquadrate in una
ottica politica, non economica. In particolare squarciano il velo
di ignoranza che era calato sul “modo d’essere e di
agire” dei partiti di centrodestra e in particolare della
Lega Nord.
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Una nuova fiducia tra le banche
La settimana appena trascorsa verrà ricordata come il
periodo nel quale le regole della finanza sono entrate
d’imperio nella vita di tutti i giorni, conquistando
gli spazi dei media come mai era successo. E’ una delle tante
conseguenze della crisi; fino a qualche tempo fa queste regole
erano considerate dall’opinione pubblica astruse e
incomprensibili, terreno riservato ai tecnici, ed anche i
legislatori, consci dello scarso appeeling sugli elettori, se
ne occupavano con poco entusiasmo. Dopo il terremoto sui mercati e
i conseguenti dolorosissimi salassi per le tasche di mezzo mondo,
lo scenario è cambiato e la sera a cena seguiamo con
attenzione i telegiornali che ci parlano dei banchieri centrali
intenti a trovare accordi per cambiare i criteri di valutazione e
di misurazione delle soglie di capitale delle banche.
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La scuola al via
Accingendosi a scrivere della scuola italiana mentre comincia
l’anno scolastico, il titolo dovrebbe essere «La scuola
italiana, un istituto gravemente screditato». Servirebbe poi
un sottotitolo, che potrebbe suonare più o meno così
«Comincia l’anno scolastico, ma nessuno sa dove
andrà a finire». Non sarebbe una battuta, purtroppo,
tale e tanta è la confusione sotto il cielo. Intanto, nel
miglior stile made in Italy, a dispetto di norme e regolamenti
scolpiti sulla pietra l’incertezza regna sovrana. La ministra
Mariastella Gelmini ci ha tenuto molto a sottolineare che
«per la prima volta dal 1923 [Riforma Gentile,
N.d.R.] le nuove indicazioni nazionali riformano
organicamente i contenuti dell’istruzione liceale». Ci
sarebbe da esserne lieti. Se non fosse che non è invece la
prima volta (forse neppure la seconda, né la terza) che le
famiglie italiane si sentono dire che c'è la
«Riforma», cercano di capirci qualcosa (faticosamente)
e si vedono arrivare poco dopo una
«Contro-riforma».
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Il limbo dei misfatti
In un agosto particolarmente concitato sono state pubblicate
alcune notizie su fatti gravissimi. Benché non più
gravi non più di quanto sia emerso e ancora stia emergendo
del sistema di corruzione politica operata da cricche, logge,
consorterie. Si tratta, come sempre, di notizie che destano prima
incredulità e poi una sorta di malessere che sconfina con la
rabbia impotente. Tuttavia, la rabbia non deriva solo dalla
conoscenza in sé di un malaffare, ma dal fatto che questa
stessa conoscenza, portata di fronte all’opinione pubblica,
finisca poi affogata in un terreno paludoso, simile a sabbie
mobili, da cui può venire ripescata solo di tanto in tanto,
più che altro per non lasciarci dormire sonni tranquilli che
per illustrare il seguito della storia o per trarne indicazioni
operative al fine di evitare, in futuro, simili errori.
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Mentre il circo impazza
Chissà che cosa provano in questi giorni i tanti
musulmani devoti che vivono in Italia. Viene da chiederselo,
seguendo anche solo da lontano il polpettone da cinegiornale
costruito sulla visita di un capo di Stato estero a Roma.
Sembra abbastanza probabile che non solo i fedeli musulmani, ma
anche gli studiosi dell’islam provino un moto di insofferenza
(se non di vera e propria sofferenza) nel vedere le copie del Libro
sacro della civiltà islamica circolare tra le 500
(cinquecento) ragazze in cerca di notorietà e di qualche
spicciolo, il cui festoso e disinvolto assembramento è stato
predisposto dal nostro governo per la nuova visita del vecchio
tiranno. Alcune di queste, stando alla stampa, si sono addirittura
convertite. «On the spot», come ha scritto il
«New York Times». Altre devono essersi presto rese
conto che il gioco non valeva la candela, e hanno usato il Libro
come semplice scudo per pararsi dagli obiettivi dei soliti
paparazzi, talentuosi indiscreti per mestiere.
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