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Note
Lo strazio pubblico
Non è la linearità del progetto ma la dimensione
trasgressiva, contorta e obliqua, anche se apparentemente orientata
al futuro, a dominare la politica italiana. È la
trasgressione a regnare sovrana, nel privato e nel pubblico.
È vano separare la politica dalla privacy erotica
dei politici, se questa si colora di reato, che se commesso da
politici ha inevitabilmente una dimensione politica. Come è
vano distinguere le cronache politiche dalle cronache rosa,
contrapporre serietà ufficiale (che sarebbe salvaguardata) a
pornografia ufficiosa (che dovrebbe essere liberalizzata), dato il
prorompere inarrestabile di questa, che esonda su quella. È
vano anche auspicare che si ritiri dalla politica, dalla scena
pubblica, chi (benché innocente fino a prova contraria, anzi
fino al terzo grado di giudizio, come del resto gli insegnano i
suoi avvocati) si trova in condizioni di minorità morale
– dal punto di vista della virtù civica,
s’intende – se non altro perché ignora che il
peso del potere va portato con disciplina e onore, come recita la
Costituzione in un articolo (il 54, c. 2) fino a oggi
incomprensibile (nella sua ovvietà) e sconosciuto, ma
riportato a nuova vita e a piena intelleggibilità
dalle cronache dei nostri tempi felici.
[...]
Stranieri per sempre?
Aeroporto di Lampedusa. Ore sedici. Arrivano a gruppetti di
dieci, in fila indiana, non hanno valigie e sono scortati dalla
polizia. Camminano fieri e a testa alta, ma sul volto trapela
l'emozione. Per molti infatti è la prima volta che salgono
su un aereo. Sono i ragazzi tunisini sbarcati sull'isola. Sono a
Lampedusa da due settimane. E finalmente hanno ottenuto il
trasferimento nei centri di accoglienza di Bari e Crotone. Dalla
parete a vetri si vede l'aereo della Eurofly che effettuerà
il volo. In mezzo a loro ci sono dei ragazzini che non dimostrano
più di quindici o sedici anni. Hanno diritto a essere
accolti in un centro per minori. Ma al diritto preferiscono
l'avventura. Anche perché è più sicura. Per la
legge sono minori non accompagnati. Ma sulle barche con cui sono
arrivati non erano da soli. C'è chi è venuto col
fratello, chi con lo zio, chi con gli amici del quartiere. Gente di
cui si fidano ciecamente e con cui continueranno il viaggio, verso
la Francia. Hanno facce emozionate. E fissano il metal detector
come se fosse l'ennesima sfida. Neanche fosse un rito di
iniziazione. Una volta passati di là dai controlli e saliti
sull'aereo, si diventa uomini. Si diventa stranieri, la vita
sarà dura, tutti lo sanno, ma è per lottare che sono
partiti.
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Dignità e rispetto
L’enorme e inaspettato successo della giornata di
mobilitazione delle donne indetta dal comitato “Se non ora
quando?”, che ha coinvolto un milione di persone –
uomini e donne – in Italia e all’estero, ha spazzato
via molti dubbi, sospetti, prese di distanza che l’hanno
preceduta. Ricorderò gli argomenti più rilevanti
decisamente contrari o comunque sospettosi rispetto a una chiamata
in campo delle donne a difesa della loro dignità, presenti
nello stesso schieramento del femminismo italiano e della sinistra.
Lo farò solo per capire meglio che cosa è invece
successo il 13 febbraio. Due ragioni “contro” sono
state di gran lunga le più importanti. La prima era legata
alla paura di apparire moraliste, addirittura bacchettone, e magari
di cadere vittime dell’infernale trappola, fatta di mutande
appese, costruita dal libertario intermittente (secondo
il suo comodo), nonché ateo devoto, Giuliano Ferrara. La
seconda metteva di più l’accento sul fatto che era
l’oggetto dell’indignazione ad essere insufficiente
come motivo per mobilitarsi. Non la dignità delle donne era
in gioco, ma quella dell’intera società italiana
attraversata da forti diseguaglianze di genere.
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Donne italiane
La giornata di mobilitazione del 13 febbraio rappresenta un
momento assai significativo. Le grandi manifestazioni che si sono
svolte ieri non hanno equivalenti altrove, se si fa eccezione per
l'Ucraina, dove, da qualche tempo, si assiste a una singolare
protesta-provocazione contro il sessismo del presidente Victor
Ianoukovitch, il machismo montante, il turismo sessuale e
l'allargamento del fenomeno della prostituzione. Protesta attuata
da un movimento di donne che si spogliano in pubblico.
Perché questa particolarità italiana? In primo
luogo a causa del presidente del Consiglio. Le rivelazioni dei
media e le inchieste giudiziarie in corso hanno svelato gli
altarini della sua vita privata, inclusa la sua frequentazione
quasi ossessiva di fanciulle e di escort per feste a forte
connotazione sessuale. Le sue opinioni del genere femminile, con
particolare riguardo per l’aspetto fisico, e l’utilizzo
in politica delle “veline” hanno scosso profondamente
l’opinione pubblica. Ridotte a semplici oggetti sessuali, le
donne si sentono avvilite, sbeffeggiate nella loro stessa
dignità.
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La mobilitazione che imbarazza l'Occidente
Pur essendo le motivazioni economiche determinanti al loro
scatenamento, gli eventi di Tunisia ed Egitto sono ben più
di una rivolta del pane. E pur essendo ragione non meno importante
del malcontento popolare l’esasperazione per governi
polizieschi, inefficienti e corrotti, sotto una patina di
democrazia formale, gli stessi eventi sono meno di una rivoluzione
destinata a sovvertire lo Stato. Forse solo l’esito e un
consuntivo ex-post (visto che l’analisi ex-ante è del
tutto mancata) ci consentiranno una precisa definizione: per ora
diciamo che essi appaiono come un moto di empowerment, di
rivendicazione di potere civile e di cambiamento dell’ordine
politico, più che istituzionale, esistente.
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