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Identità italiana
Il referendum del 1974
La vicenda dell’introduzione del divorzio nella
legislazione italiana, alla fine del 1970, e del conseguente
referendum abrogativo, svoltosi il 12-13 maggio del 1974, fu
piuttosto importante per il gruppo del Mulino. L’Associazione
si trovò profondamente divisa, ma l’ampio e teso
confronto interno, invece che far esplodere la convergenza amicale
e progettuale che durava ormai da qualche lustro, trovò un
modo di esprimersi che favorì alla fine l’acquisizione
di un’identità originale e significativa del gruppo
dei «mugnai».
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La scuola e i "valori" citati a sproposito
Oltre ad affidare ai genitori la responsabilità di
mantenere i figli ben oltre la maggiore età, stanti i
tassi di disoccupazione giovanile e l’assenza di una rete di
protezione adeguata, di sussidiarli per l’acquisto di una
abitazione, di aiutarli nella cura dei piccoli quando lavorano,
vista la scarsità e il costo dei servizi, il governo e in
particolare il suo presidente intendono rafforzarne il potere di
scelta educativa. Già questo porrebbe problemi di
bilanciamento delicato, tra libertà dei genitori e
libertà e diritto dei figli di sperimentare e confrontarsi
con punti di vista diversi.
Ma il modo apparentemente rozzo con cui Silvio Berlusconi ha
formulato la questione – in termini di “valori”
delle famiglie minacciati dalla cultura degli insegnanti della
scuola pubblica, rappresentata come una sorta di luogo di
indottrinamento di stampo sovietico – mostra non solo
l’implicita agenda politica di questa operazione (acquistare
benemerenze in casa cattolica).
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La carta igienica è finita
“Sono assolutamente contraria alla richiesta di contributi
alle famiglie, va evitata questa prassi un po’ lamentosa e in
pochi casi giustificata”. Così il ministro Gelmini in
un’intervista a “Il Messaggero” del 24 marzo. E
ancora: “Viene però da chiedersi come mai, a fronte di
risorse limitate per tutti, alcune scuole chiedono il contributo
volontario alle famiglie e altre no. Qui entra in gioco la
capacità gestionale dei dirigenti”.
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Perché il latte di Parma è così decisivo?
Nel frenetico tourbillon mediatico degli ultimi giorni, dal
processo Ruby alla guerra in Libia, dalle manovre sul processo
Mills alla catastrofe giapponese, c’è una notizia
apparentemente minore ma in realtà assai importante. Con un
decreto del 31 marzo, il governo ha autorizzato la Cassa Depositi e
Prestiti (Cdp) ad assumere partecipazioni in società di
rilevante interesse nazionale. Il caso da cui nasce il decreto
è la scalata a Parmalat da parte dei francesi di
Lactalis.
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Con o contro Gheddafi
Per anni, dopo l’11 settembre, i burbanzosi alfieri della
civiltà occidentale da esportare sulla punta delle baionette
hanno insolentito coloro che sollevavano dubbi e sospetti sulle
iniziative militari dei neoconservatori. Tutti ricordiamo il
disprezzo e il livore con cui gli esagitati alla Giuliano Ferrara e
compagnia urlante apostrofavano gli oppositori alla campagna
irachena di George W. Bush. Chi non si allineava era un nemico
oggettivo della democrazia e dell’Occidente.
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