Sotto la lente
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Le dimissioni di Margot Käßmann
Massimo Faggioli, 26 febbraio 2010
Nel film Il dormiglione (1973) Woody Allen interpreta un musicista che si risveglia nel 2173 dopo duecento anni di ibernazione e trova sul sedile di un maggiolino Volkswagen perfettamente funzionante un giornale che all’inizio del secolo XXI titolava: “La seconda moglie del papa dà alla luce il quarto figlio”. [...]
L'irresistibile ascesa
Carlo Rossetti, 22 febbraio 2010
Il capolavoro di Mediaset è l’ascesa di Marco Carta […] La vittoria di Carta [al Festival di Sanremo del 2009, N.d.R.] incorona un iter meraviglioso, mitico, della trasformazione dell’esistenza e dell’ascesa alla gloria suprema. La vittoria di Sanremo apre tutte le porte delle manifestazioni canore, della stampa, dei canali locali e nazionali. [...]
Il veleno delle parole
Roberto Escobar, 15 febbraio 2010
Un anno dopo quel 9 febbraio 2009 in cui Eluana Englaro fu liberata dalla prepotenza politica e clericale che le proibiva di morire, Silvio Berlusconi è tornato a violarne la memoria. In una lettera alle suore Misericordine di Lecco, che a lungo ne hanno accudito il corpo in coma vegetativo irreversibile, s’è detto ancora rammaricato e addolorato «per non aver saputo evitare la sua morte». [...]
Stipendi, pensioni e lotterie
Pierluigi Contucci, 09 febbraio 2010
Nel crescente spazio che il nostro Paese lascia alle lotterie sono arrivati nuovi giochi, come “Win for Life” o “Turista per Sempre”. Con essi arrivano nuove modalità di premi “tutto e subito”: una rendita mensile per qualche decina di anni che, a seconda della fortuna, può corrispondere a un ottimo stipendio, a una pensione o a loro integrazioni. [...]
Arbeit Macht Frei
Aldo Zargani, 21 dicembre 2009
L’iscrizione "Arbeit Macht Frei" (il lavoro rende liberi), che campeggiava sull’ingresso del campo di sterminio nazista di Auschwitz è stata rubata da sconosciuti. Vandalismo? Profanazione? Furto per collezione? Quando i sovietici liberarono il campo, prestarono soccorso ai sopravvissuti, ma nei giorni successivi sentirono la necessità di realizzare un falso documentario nel quale, proprio sotto la scritta "Arbeit Macht Frei" i prigionieri inneggiavano all’Unione Sovietica sventolando bandierine rosse. [...]
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