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Non hanno fatto alcuna vera scelta gravosa, anzi.
Il cittadino-suddito si è stancato.
Le spese fatte da generazioni di politici, sempre in attività, fatte per mantenersi le poltrone, la causa stessa del debito pubblico, nessuno le ha indicate come tali e se ne è scusato.
L'uso assolutamente disinvolto del denaro dei cittadini non è stato neppure indicato tra le cause prime del dissesto.
"Abbiamo ridotto un paese che nel dopoguerra era il più dinamico d'Europa in ciò che vedete, chiediamo scusa a tutti e ci ritiriamo".
Una frase onesta di questo tipo sarebbe capace di dare una seria popolarità al governante che la pronunciasse; chi crede ci sia qualcuno in grado di farlo?
In questa situazione il senso civico è difficile da definire; chi abbia veramente a cuore l'Italia per "senso civico" deve accettare di continuare per una china che ci ha portati fin qui?
Perché è evidente che tutto ciò che è stato fatto (non detto, ma fatto) finora non si discosta molto dalle logiche di dieci o venti o trenta anni fa.
Tassisti a parte.
Ma non le pare che di queste analisi tanti studiosi di sociologia o semplicemente lettori dotati di senso civico e dello Stato siano consapevoli e in grado di scrivere le medesime cose magari con minor dovizia di analisi ed efficacia?
Anche in questo caso v'è da dire che si è ben avvertiti a fare diagnosi e molto carenti a fornire terapie.
Non ve ne sono, non si è in grado di suggerirne o sappiamo cosa fare e però non lo diciamo?
Alla base di tutto vi è un grosso problema culturale a partire proprio da quella scolastica e familiare.
Se ci liberiamo un po' non possiamo che vedere come siamo alla fine di un'era, il sistema Italia sta collassando sotto il peso dei suoi troppi gravami.
E non serviranno davvero manovre fatte secondo i vecchi riflessi condizionati a salvarci.
Anzi stanno accelerando la caduta.
Come è sempre accaduto nella storia i tentativi di "conservare" il non più conservabile renderanno il redde rationem più duro; ma così è sempre andato il mondo.
Uno Stato cialtrone in tutte le sue attività, produttività del lavoro bassa ma non modificabile, penalizzazione delle attività produttive a favore di quelle più o meno parassitarie, una casta di incompetenti che continuano a girarsi le sedie del potere politico sindacale ed economico, spartendosi una torta molte volte più grande del loro valore.
Non si può neppure più parlare di disaffezione dei cittadini, è diffuso un totale, e giustificato, disprezzo per le istituzioni e gli uomini che ci abitano a vita.
E' una situazione prerivoluzionaria; nessuno può dire quanto durerà ma ogni evento traumatico, oggi possibile inaspettatamente, potrebbe scatenare l'imprevisto (per gli imprevidenti).
Il notaio Monti non può fare altro che cercare un impossibile salvataggio.
Sta invece accelerando l'evento, e il suo inevitabile fallimento si sta dimostrando in modo più evidente di quanto anche i pessimisti avrebbero potuto prevedere.
mi permetto di contattarla tramite la rivista il Mulino che ha pubblicato il suo contributo su “Politica e religione in Iran” per segnalarle quella che è a mio avviso un’imprecisione presente nel suo articolo. Lei scrive che il dodicesimo Imam sciita, il Mahdi, «continua ad operare nel mondo tramite dei luogotenenti (wakil)» (p. 1016). Ciò è vero, ma solo se guardiamo ai primi secoli di storia dell’Islam: come si evince dall’illuminante introduzione allo sciismo di Mohammad-Ali Amir-Moezzi e Christian Jambet, all’occultazione (ghayba) del Mahdi segue secondo lo sciismo un periodo durante il quale questi nomina suoi luogotenenti attraverso i quali continua a comunicare con il mondo. Quanto sono misteriosi, tuttavia, questa successione di luogotenenti – il Mahdi secondo la tradizione comunica al suo wakil l’avvicinarsi della sua morte e il prescelto a succedergli – e il comunicare del Mahdi attraverso di loro, altrettanto misteriosamente il Mahdi comunica al suo ultimo wakil di non nominare il suo successore, dando così inizio a un periodo di piena occultazione nel quale i credenti sciiti ritengono di vivere ancora oggi. Non è un caso se tutti i tentativi di proclamare una riapertura dei canali di comunicazione tra il dodicesimo Imam e il mondo siano stati bollati come eretici dalla gerarchia religiosa sciita e siano spesso sfociati nella fondazione di nuove religioni come nel caso del bahaismo.
È vero che lei afferma che la politica religiosa dell’attuale presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è limitata al semplice tentativo di «stabilire un’analogia fra sé e la figura del wakil» (1017); non si potrebbe però comprendere perché una politica religiosa siffatta possa suonare tanto dirompente alle orecchie del clero tradizionalista riunito attorno alla Guida suprema, l’Ayatollah Khamenei, se non si avesse presente il “campo di tensioni” che si produce nel momento in cui si opera un tentativo di affermare pubblicamente che una comunicazione tra il mondo e l’istanza suprema di legittimazione e di salvezza secondo la fede sciita è di nuovo possibile.
Giungiamo così al cuore del problema: la natura religiosa del potere politico in Iran. Gli Imam, in quanto successori designati dal Profeta, sarebbero l’unica autentica fonte di legittimità politica nell’Islam sciita. Non dovremmo però cadere nel fraintendimento in cui cadeva Gobineau nei suoi Trois ans en Perse, credendo, cioè, che gli Imam sarebbero l’unica “casa regnante” legittima in Iran, in qualsivoglia paese musulmano a maggioranza sciita o, da un punto di vista sciita, nel mondo islamico in genere. Lo sciismo assume due tratti caratterizzanti della figura dell’Imam anche se in modo problematico: l’Imam è una fonte di legittimazione non riconosciuta dalla maggioranza dei musulmani; l’Imam costituisce un “potere alternativo”, anche se indubbiamente più alto, al governo diretto della respublica islamica.
Basta incrociare due interpretazioni globali – e anche in concorrenza reciproca – dello sciismo, quella di Biancamaria Scarcia Amoretti e quella già citata di Mohammah Ali Amir-Moezzi e Christian Jambet, prendendo da ciascuna il meglio per rendersi conto che lo sciismo dà origine a una potentissima “teologia politica”, ma dell’ordine di una politica che non è mai stata effettivamente istituita sulla Terra. Di qui il carattere fortemente messianico del messaggio politico sciita: la promessa dell’istituzione futura di un regno di giustizia che è anticipato nel presente dalla retta interpretazione del Corano attraverso le parole degli Imam. Se non sussistesse questa differenza tra il governo presente delle cose e l’istituzione futura di una piena giustizia, non comprenderemmo perché il primo Imam, Ali, avrebbe dovuto accettare l’investitura a quarto califfo da parte della umma dei credenti. Ali per gli sciiti è già Imam quando assume il califfato in virtù di un’investitura rituale da parte del Profeta che in Ali ha riconosciuto la continuità del sangue – Ali è cugino e genero del Profeta – e il personale valore. Se Ali è già Imam prima di essere califfo che senso avrebbe assumere anche il califatto se le due cariche, califatto e imamato, sono modalità meramente opposte di nominare la suprema guida dell’Islam e non modi differenti di concepire l’istituzione del potere?
Ali è ucciso proprio a causa del crescere delle rivalità tra la fazione sunnita e la fazione sciita tra i musulmani e con lui si conclude la serie dei califfi al-rashidun, “ben guidati” in quanto investiti del titolo da un’assemblea e non in base a un principio dinastico “temporale”. Lo scissimo può interpretare questa vicenda – e le vicende successive dei figli ed eredi di Ali – come il manifestarsi di una vocazione al martirio degli Imam che testimonia la loro adesione al compito di realizzare un regno di giustizia e di mostrarsi così buoni discendenti del Profeta. Se di dinastia si tratta, non bisogna però parlare di una dinastia “temporale” come sono, per gli sciiti, le dinastie di califfi che si sono succedute o, in genere per tutti i musulmani, le dinastie che hanno regnato o regnano su questo o quel paese musulmano, per quanto spesso l’uso di titoli come Principe dei credenti o il poter vantare una genealogia che risale fino al Profeta possano restituire una certa “aura” al potere costituito. La linea di successione degli Imam dà origine piuttosto a una “dinasta spirituale” che costituirà sempre per ogni potere politico una pietra dello scandalo in virtù della sua più alta legittimazione.
In questo modo veniamo al cuore della questione: se sia possibile, com’è accaduto in Iran con la Rivoluzione del 1979, fare di questa superiore istanza di legittimità carica di attese messianiche l’asso fondante di un potere politico “temporale”. Si badi che, secondo Scarcia Amoretti, questo è in realtà il “rebus” alla base stessa della fondazione di un’entità statale iraniana unitaria all’inizio del XVI secolo (era cristiana, ovviamente). Ogni (rara) volta che nel mondo islamico un potere politico ha assunto lo sciismo come “confessione” ufficiale – l’Iran è l’unico esempio notevole per dimensione geografia e per durata storica – si è dovuto accontentare che la gerarchia religiosa gli riconoscesse il carattere di una “non-opposizione” al potere degli Imam, senza che ciò significasse una legittimazione piena, paragonabile a una “unzione sacra”. Si potrebbe anzi dire che, almeno nel caso dell’Iran, la stessa gerarchia religiosa si è modellata nel corso dei secoli fino a prendere la forma di un vero e proprio “contropotere” anche se perfettamente integrato nel “sistema”, un “contropotere” che, se non hai mai veramente avuto l’autorità di parlare in nome e per conto degli Imam, ha tuttavia potuto affermare l’autorevolezza della sua ermeneutica religiosa (e anche politica) in vista del ritorno del Mahdi. Ritrovarsi in mano il potere politico effettivo ha significato perciò fin dall’inizio per il clero sciita dover fare i conti con una patata bollente; l’enorme carisma dell’Ayatollah Khomeini ha certamente permesso a un principio, quello del velayat-e fqih, assai dubbio dal punto di vista della stessa ermeneutica sciita di affermarsi. Ora però la gerarchia religiosa al potere in Iran si trova a confrontarsi con una nuova forte ondata di secolarizzazione della società iraniana, dopo una guerra decennale con l’Iraq di cui soffre ancora le conseguenze e avendo a disposizione una classe dirigente, al di là dei giudizi di valore, certamente meno carismatica del proprio padre fondatore.
Khomeini sapeva probabilmente molto bene che cosa significava suggerire che egli era in qualche modo investito di un mandato divino; bisognerebbe chiedersi fino a che punto Ahmadinejad e l’intera classe politica iraniana odierna non stiano attuando una pura propaganda politica o tentino effettivamente di realizzare una politica religiosa le cui conseguenze sarebbero enormi.
Opere citate
Mohammad-Ali Amir-Moezzi, Christian Jambet, Qu’est-ce que le shî’isme?, Paris, Fayard 2004
Biancamaria Scarcia Amoretti, Sciiti nel mondo, Roma, Jouvence 1994
Secondo le mie esperienze non posso che concordare con tutte le valutazioni internazionali che ci pongono ai confini del mondo occidentale. i confini inferiori.
E così è per l'efficienza delle strutture universitarie a cui talvolta mi rivolgo.
Potrei raccontare come ad un covegno un preside di facoltà di una grande città disse che il suo corso oramai durava 8 anni invece dei prescritti 6 per ritardi inevitabili, e lo diceva senza vergogna nè rammarico.
Questà è la reltà dei fatti, non sempre e dovunque ma spesso e in molte sedi.
Il resto è aria.
bellissimo articolo
C'e' solo un passaggio, per altro non essenziale per la vostra proposta, che trovo eccessivamente tranchant anche considerando i limiti di spazio.
Quando a p. 569 definite come un "illusione statistica" i numeri che indicano una spesa per studente sotto la media europea, sembrate ignorare totalmente quanto argomentato in Marino Regini, "Malata e denigrata", Donzelli, 2009, pp. 89-102 (capitolo scritto da Loris Perotti).
Le vostre parole lasciano i lettori che non avessero letto altre fonti con la certezza che i finanziamenti all'universita' pubblica sono piu' che sufficienti.
Avrei apprezzato, visti i numeri e le considerazioni di Perotti (ma anche di altri), che la vostra posizione su questo specifico punto fosse molto piu' circostanziata.
Un cordiale saluto
I"tecnici" sono solo una facciata, del resto molto esile; sappiamo tutti che non esiste una verità tecnica assoluta.
Sono personaggi che navigano da sempre attorno ai poteri costituiti.
Ma il mercato sembra non cadere in questa trappola mal congegnata.
Se osserviamo i risultati "sul campo" essi sono tra lo scarso e l'inesistente.
Chi investe, o solo specula, sa bene che quello che fa paura nell'area euro, ed in Italia in particolare non sono i debiti che esistono da sempre, ma il calo delle produttività e la mancanza di crescita economica.
Questa situazione, a cui nessuno nei Palazzi sembra interessarsi più di tanto, è la principale causa della perdita di credibilità dell'Europa.
Investire nel debito di nazioni sane in crescita è una buona scelta; diventa da evitare quando queste diventano spente e imballate.
Così Bot Bund & c. si trasformano in una scommessa perdente.
Ma come possiamo sperare che i responsabili: governi, banche ed istituzioni di gran parte dell'Europa ammettano errori di gestione imperdonabili e politiche disastrose per cambiare totalmente le scelte?
Stanno affannosamente attuando riflessi pavloviani antichi (aumento di tasse varie) senza rendersi conto che così confermano le scelte degli investitori di vendere un debito sempre più inesigibile.
Ci si sono messi, da tempo, di grande impegno.
Hanno dirottato grandi risorse verso il privato (direttamente o indirettamente confessionale, soprattutto ), nominato come dirigenti clientes rapaci, incompetenti, altezzosi, inadeguati quando non conniventi, limitando le prerogative di coloro in grado di fare il loro mestiere. Nessuna sanzione per i lavoratori disonesti - sempre più spesso amici degli amici o del partito - infinite difficoltà per chi vuole e sa fare bene il proprio lavoro. Burocrazia più che mai paralizzante. Continua delegittimazione e mortificazione da parte degli esponenti del governo e del sottogoverno, pagati per offendere ed umiliare pubblicamente anzichè fare funzionare le cose in silenzio.
Si sono accaniti particolarmente nei confronti della scuola. Immissione in ruolo di precari da una vita anzichè indire concorsi seri ed impegnativi e reclutare energie fresche e competenti. Taglio dei fondi ed abbandono delle strutture al degrado. Impoverimento e delegittimazione continua degli insegnanti (pubblici, naturalmente, su quanto succede nel privato assoluto silenzio), malpagati - il mestiere è sempre meno ambito dai più competenti - e socialmente poco influenti.
Accoglienza indiscriminata in classi affollate di portatori di handicaps anche gravi ed alunni extracomunitari spesso con problemi e scarsa o nulla conoscenza della lingua italiana ( ambedue assenti nel privato confessionale). Assoluta inadeguatezza degli insegnanti di sostegno e del personale di supporto psicologico nel numero e nelle competenze, per non parlare dell' assenza di spazi adatti ad esigenze particolari.
La funzione della scuola ridotta, nei fatti, più che altro ad assistenza sociale, con, specie nella primaria, la reintroduzione dello stereotipo della "maestra mamma", spesso anziana, dal grande cuore più che di grandi cultura, pronta all' accoglienza, alla quale la società demanda la pressochè solitaria educazione di una trentina di alunni con famiglie spesso latitanti e problematiche (Cosa fa la scuola? Colpa della scuola! ecc...ecc...) a discapito dell' aggiornamento, delle conoscenze tecniche, della pedagogia dell' apprendimento...
Le scuole private come in USA - in cui più che la qualità degli insegnanti e la serietà dello studio contano le relazioni importanti da coltivarsi per il futuro - e la scuola pubblica come ghetto per immigrati e meno abbienti? Purtroppo siamo su questa strada. E non certo solo riguardo la scuola. Se pensiamo alla alla sanità ed alla tutela del territorio...
Una nota a margine: sulla scia della "santificazione" degli esponenti del nuovo governo, grande spazio viene dato alla loro provenienza da Università private (Bocconi, Cattolica, Luiss...). Una propaganda veramente continua, debordante e fastidiosa. Non si era mai sentito in precedenza l' ossessivo riferimento alla Statale di Milano, alla Sapienza... dalle quali provenivano molti dei precedenti governanti. Mi sarei aspettata una protesta ed una levata di scudi da parte almeno dei docenti della più antica e prestigiosa Università italiana (Bologna): invece, assoluto silenzio.
Presto dovrò vergognarmi di averla frequentata?
Gentile Della Corte,
Io credo francamente che invece un po' di follia ai giovani italiani farebbe bene. Concordo sul fatto che abbiamo assistito ad un processo di gestazione di una sorta di Vangelo laico che trovava la sua sintesi concettuale nel verbo dell'innovatore americano. Una nuova filosofia esistenziale, che poi altro non e' che una rielaborazione pubblica del paradigma di vita morale anglosassone. Nulla di profondamente originale o intellettualmente vivido; gliene do atto.
Chi scrive e' un giovane venticinquenne che ha compiuto studi economico-politici presso la Bocconi e si e' poi perfezionato negli Stati Uniti e a Londra; e che dunque ha profonda cognizione dei modelli di vita morale caratteristici di questi paesi; che si rende perfettamente conto della crisi spirituale che determinati meccanismi (se estremizzati) possono indurre nelle coscienze: come di fatto accade.
La cultura americana, che appare in superficie improntata di un individualismo talvolta rapace, non si esaurisce interamente in quelle parole e in quelle logiche esistenziali; ma ha molte altre anime che hanno per lungo tempo convissuto in un giovane corpo che ancorche' dia l'impressione di essere in buona complessione e' ammorbato da' una vacuita' interiore e da un riposto sentimento di smarrimento.
Detto questo, credo che la nostra gioventu' soffra del morbo opposto: un'endemica mancanza di fiducia nelle proprie, sia pure eccezionali, capacita'. I giovani italiani devono ritrovare quell' antica energia, quel fuoco primigenio che li spinse al Risorgimento, ad esempio. Quella follia (sempre accompagnata da una rigorosa concezione della vita come completa e incondizionata dedizione ad un ideale), me lo conceda, che fu di uomini politici visionari che posero in essere le condizioni della nostra Unita'.
Carlo Torino
La Gerarchia, che nei secoli non ha certo brillato per moralità, parsimonia, umiltà, spirito evangelico insomma, non può più mantenersi fuori dal gioco millantando speculazioni bancarie ed ottenimento di costosi privilegi solamente"ad maiorem dei gloriam". Della finanza mondiale fa parte fino al collo (scandali compresi), le sue ricchezze in termini di beni mobili ed immobili sono immense - pensiamo solo alle opere d' arte! - ed il suo opportunistico appoggio a personaggi come minimo controversi trapela costantemente nonostante la cortina di riserbo da sempre offertale dei media. E quanto alla moralità...Diciamo che non si discosta molto da quella dei comuni cittadini.
Per questo non può esprimersi in termini evangelici: ciascuno sarebbe autorizzato a pensare - come ha chiaramente dimostrato Il Giornale di Feltri/Berlusconi, un chiaro avvertimento - "da che pulpito". Nè può condannare troppo direttamente il politico di turno che tanto ha fatto per lei e forse è in possesso di qualche documento più che mai scottante che la riguarda. Deve attendere che i di lui nemici crescano, che la sua posizione si indebolisca, che il consenso e l' autorevolezza di cui gode, scemi. Che non sia, insomma, più credibile.
Stando così le cose, il potere vaticano ha concentrato tutte le proprie energie: 1) nel favorire in ogni modo movimenti ecclesiali più o meno fondamentalisti che possano occupare posizioni cruciali nel mondo economico e politico - per altro, come nota Neri, attivissimi in rete e nell' editoria - 2) Nell' offrire alle personalità più volenterose, ed ambiziose concrete possibilità di carriera e potere. 3) Nel martellare costantemente l' opinione pubblica con divieti riguardanti temi contemporanei - controllo delle nascite, fine vita ecc... . che pesano enormemente sulla vita personale, sociale, economica dei cittadini e, se contrastati, ne rallentano la secolarizzazione. Temi che, ovviamente ed opportunamente, non trovano alcun concreto riscontro nelle Scritture e sono totalmente affidati all' autorità papale. 4) Nel consolidare l' importanza della figura del Papa fino ad arrivare ad un vero e proprio culto, mediatico e non solo.
Il Vangelo , da secoli ormai, ci entra ben poco, viene parziamlmente rispolverato ad arte - ed a parole - ad uso delle coscienze più rette e delle anime buone: i riferimenti teologici testualmente, dico testualmente, citati nelle omelie più varie, sono in maggioranza altri (Paolo, patristica, Santi vari ...)
Il Cristo, per chi presta fede ai Vangeli, predicava il potere soltanto sulle anime, il suo regno "non è di questo mondo". E' chiaro quindi, che i movimenti scismatici che si richiamano alle sue parole non potranno, almeno al momento, ottenere il medesimo peso politico e mediatico di una così potente, ricca , rodata, machiavellica corazzata.
Stando così le cose, temo saranno destinati, come accade da secoli, ad adeguarsi o a morire.
La crisi mondiale potrebbe aprire due nuovi scenari: un risveglio evangelico, etico - e laico - della libertà di coscienza e dell' assunzione kantiana di responsabilità (liberazione dallo stato di minorità); oppure un consolidamento del principio di autorità, sia politica sia morale, all' insegna del peccato e dell' omologazione fideistica al potere.
Annusando il vento ed esaminando la storia, mi pare molto più probabile il secondo.
Il fenomeno dovrebbe tendere - come è successo in tempi non lontani da noi, non dimentichiamo quanti matrimoni combinati fino a poco tempo fa, soprattutto tra gli emigrati: la fidanzata che veniva dall' Italia era la regola - a stemperarsi con le terze generazioni.
Vorrei mettere l' accento su un altro tipo di "violenza" della quale non si parla: anziani convinti (spesso mediante pagamento ma non solo) ad unirsi in matrimonio con donne immigrate anche giovanissime al fine di ottenere permessi di soggiorno, eredità, pensioni di reversibilità anche importanti riscosse per intero per molti decenni poichè le spose risultano nullatenenti ed indigenti.
Convinti che a loro non costa nulla "donare" la pensione, e che fanno anzi "un' opera buona", gli anziani (assai spesso ultraottantenni) accettano questi matrimoni combinati ma regolarissimi spesso in buona fede senza che alcuno si attivi a contrastarli in alcun modo.
Ciascuno è certo libero di lasciare i propri averi a chi vuole - io sono contraria anche alle soffocanti "legittime", assolutamente indegne di uno stato liberale - ma in questi tempi di vacche magre (e di "furbi" in aumento) una legge che permettesse di ottenere i "benefit" previdenziali derivanti dal matrimonio solo in caso di un congruo periodo di convivenza post nuziale - quando si tratti di unioni con cittadini stranieri - potrebbe mettere un freno ad un fenomeno in vertiginosa ascesa.
Insomma, la ragazzina che sposa il vecchio per interesse è sempre esistita, ma qui si tratta di una vera e propria "industria" spesso favorita dalla criminalità organizzata, i numeri sono importanti, ed in gioco c' è ben di più di una eredità.
Ma il terreno è scivoloso, e temo non se ne farà nulla.
Valentina
Cara Valentina
pur conoscendo da tanti anni Matera, le tue parole me la rendano ancora più affascinante.I silenzi, e le luci, il caldo estivo ed il freddo invernale si riverberano sulle pareti di pietra e tufo rendendola unica. E per questo motivo che ho scelto di lavorare a Matera e contribuire ad animare la vita culturale della città dei Sassi.
Sarò un tuo fedele lettore, complimenti.
P.R.
Le ultime parole scritte dall’impareggiabile Edmondo Berselli, parlando di Economia Giusta, sono queste: “Dovremo adattarci ad avere meno risorse. Meno soldi in tasca. Essere più poveri. Ecco la parola maledetta: povertà. Ma dovremo farci l'abitudine. Se il mondo occidentale andrà più piano, anche noi tutti dovremo rallentare. Proviamoci con un po' di storia alle spalle, con un po' di intelligenza di umanità davanti.”
Eddy, come ci piace chiamarlo, è stato una forza naturale (e ancora lo è e lo sarà), come l’acqua o il vento che permette ad un Mulino di produrre energia (Edmondo lavora di Mulino, avrebbe detto Brera…). Trasparente come l’acqua e intenso come il vento. Molti di noi oggi vorrebbero un suo editoriale come un faro che illumina questi tempi di un buio medievale. Soprattutto nella nuova economia sbilanciata. Che assomiglia sempre di più al pollo di Trilussa.
Nell’epoca della new economy, Berselli avrebbe rivalutato, se non altro per campanilismo, le partecipanze emiliane. Soffermandosi ironicamente sulle panze degli italiani o su alcune panze senza sostanze. Eddy avrebbe, con il suo autentico stile, commentato la recente capocciata di Sarkò in panza a Berlusconi con una delle sue frasi schiette e veraci. Forse avrebbe titolato “il guadagno di Maria Calzetta” il più destro o maldestro dei tiri, per descrivere l’estro francese dopo la scoppola ai Mondiali. In cambio la cessione di Draghi che, attraverso le parole del Mago Herrera di Berselliana memoria, potrebbe essere così sintetizzata: “esta es geometria, precision tactica. No hay soacio por la improvisaciòn”.
Tornando a noi e al dettato di Berselli, possiamo descrivere ancora con le sue preziose e chirurgiche parole un sistema che necessità di un angioplastica: “Come terapia sociale, occorrerà guardare alla nostra storia, per vedere su cosa si è fondata. Ed è superfluo ripetere che alle nostre spalle c’è un passato di redistribuzione, quel sistema realizzato dalle democrazie cristiane e dalle socialdemocrazie europee. Che non riuscirà a innescare di nuovo la crescita ruggente all’americana, ma proverà a resistere agli scossoni dell‘economia. Nel frattempo, noi europei proveremo a vivere sotto il segno meno: meno ricchezza, meno prodotti, meno consumi. Più poveri, insomma. Non ci siamo abituati, ma non sembra esserci alternativa plausibile. La scelta è tra essere poveri nella consapevolezza della propria condizione storica e antropologica, da un lato, e dall’altro essere poveri nell’assoluta inconsapevolezza di ciò che è avvenuto, nella sorpresa dell‘indicibile, e quindi soggetti a tutte le frustrazioni possibili. Occorre accingerci a costruire una cultura, forse non della povertà, bensì della minore ricchezza. Di un benessere più limitato, e sapendo che questo minor benessere si ripercuoterà su ogni aspetto della nostra vita. E allora conviene chiedersi: quale cultura è in grado di adeguarsi alla stagnazione? Forse quella del monetarismo spinto, nell’attesa della crescita che verrà, una volta sciolti gli ultimi vincoli? Oppure, una visione collettiva più prudente, con la quale ci si abitua agli attriti della crescita lenta? Qualche anno fa saremmo stati presi per sciovinisti a sostenere la seconda ipotesi. La parola dominante era la ‘stagflazione’. Ovvero l’incubo della stagnazione più l’inflazione. Oggi la stagnazione l’abbiamo già, anzi, abbiamo visto la decrescita. Per l’inflazione, aspettiamo. Intanto le ricerche della Banca d’Italia dicono che la produzione industriale italiana è indietro di cento trimestri. Sembra impossibile, ma è così".
Da queste parole il caro Eddy avrebbe certamente girato lo sguardo verso l’affaire Tremonti. Separato in casa. Certamente in mezzo al fuoco amico. Oggi Tremonti appoggia Draghi alla BCE. E la Lega appoggia Tremonti. Praticamente un Gioco delle Tre menti. E qui torna Berselli con il suo quadro clinico: “Se vi chiamate Helenio Herrera e avete un sufficiente spirito opportunistico vi approprierete dell’abilità altrui, segnalando con meravigliosa improntitudine ai caca dubbi e agli invidiosi che quello scarto rispetto alla norma, quel salto del cavallo, quella mossa in apparenza così marginale e deviante, quel dribbling insistito a dispetto di tutti i canoni e i moniti, quel tiraccio da distanza improbabile che imbrocca l’incrocio, in realtà erano stati accuratamente previsti: perché il vero mago dell’organizzazione è colui che riesce a trarre profitto anche dagli individualismi più sfrenati, e poi passa alla cassa”.
E aggiunge: “Non lasciatevi ingannare dai grandi organizzatori. Sono pochissimi fra loro gli esteti autentici, quelli capaci di registrare i successi delle strutture con una smorfia di disappunto, perché il successo, derivasse pure da solo da una imprevedibile congiuntura del caso, li priva dello smisurato piacere di analizzare le profonde ragioni di un fallimento, di nutrire un sordo rancore verso i collaboratori. Per la quasi totalità sono invece persone che nutrono una fiducia disarmata e disarmante nei pezzi di carta , credono in buona fede che poiché così c’è scritto sull’orario ferroviario il treno arrivi davvero. Si immaginano che le disposizioni impartite vengano rigorosamente eseguite, che gli individui accettino di collocarsi acriticamente di buon grado nel disegno generale senza poter muovere una benché minima obiezione. La loro vita è piena di disillusioni, sono infelici. Perché la regola fondamentale delle organizzazioni è: nessuna organizzazione è correggibile. Le singole unità di un consorzio si rifanno a regole che preesistono a ogni riforma e che nessuno sarà mai in grado di modificare. Una grande programmazione serve solo a precostituire la condizioni per dover risolvere i problemi con l’improvvisazione. Quando tutte le strategie saranno ingloriosamente cadute, nel chiuso dello spogliatoio dopo il primo tempo l’allenatore urlerà:” Ma che cos’è questa una squadra di deficienti? Macchè schema e schema! Date la palla a Sivori , e ci pensi lui” Alla fine rimane sempre l’Uomo non la Zona”.
E a noi rimane l’Uomo Berselli. Un Uomo Giusto. E parlando in termini economici, abbiamo ancora un grande risorsa, siamo ricchi.
Con la stessa forza e la stessa tenacia con cui chiediamo "meritocrazia" quando si parla dei politici o del pubblico impiego, dovremmo farlo anche per la scuola in generale: insegnanti, studenti e genitori ( che dovrebbero essere cointeresasti con i loro figli a che ciò avvenga). Non ho difficoltà ad accoppiare il copiare al "rubare": c'è chi lavora e chi sceglie la strada più semplice, rubare; c'è chi studia e chi sceglie la strada più semplice, copiare. Non è l'entità del reato che interessa, ma l'entità del danno provocato a chi copia che dovrebbe interessare, perché alimenta la ricerca di strade facili.





la lettera che hai pubblicato é solo "media del odio". Le fonti vanno studiate. Lo sai chi é questo giornalista? E poi prendersela con le poesie del figlio...
Leggi Charles Onana, Cote d Ivoire, Le coup d'Etat, appena uscito. Io sto leggendo Agir pour les Libertés, scritto da Laurent Gbagbo. Davvero interessante, ci sarebbero consigli da seguire anche per l'Italia.
Ti lascio anche un link a un mio video:
http://www.youtube.com/watch?v=ucpQW17lTfY&context=C3c4eb4bADOEgsToPDskKJK6WH13kL4XdK42jTJlSI