Un leghismo del Sud?
La scorsa settimana è stata segnata da
un’esplosione di protesta che dalla Sicilia è risalita
verso il Nord. Protagonisti indiscussi gli autotrasportatori, ma
nell’Isola ad essi si sono affiancati altri lavoratori
autonomi: agricoltori e pescatori che animano il "movimento dei
forconi". Le principali rivendicazioni riguardano la riduzione del
prezzo della benzina e del gasolio, esenzioni fiscali e
rateizzazioni dei pagamenti richiesti dal fisco, protezione dei
prodotti agricoli con misure più severe sulla
tracciabilità e la contraffazione, modifica di regolamenti
Ue sulla pesca ritenuti troppo penalizzanti. Al di là delle
richieste specifiche, la cifra complessiva del movimento è
contraddistinta dalla forte polemica nei riguardi dello Stato
centrale, ritenuto il principale responsabile del disagio, e
dall’altrettanto netta condanna della classe politica in
tutte le sue articolazioni. Nelle manifestazioni si sono anche
viste bandiere della Trinacria, ma l’impressione è che
i riferimenti all’indipendentismo siano rimasti tutto sommato
molto marginali rispetto agli slogan antistatalisti e antipolitici.
Di fronte alla portata del fenomeno, che ha coinvolto per diversi
giorni molte decine di migliaia di manifestanti - con conseguenze
pesanti per l’economia e per la popolazione, specie in
Sicilia - è difficile non chiedersi se stiamo assistendo al
battesimo di un nuovo leghismo del Sud. Ma in questo caso di che
leghismo si tratterebbe? In che misura potrebbe essere simile a
quello sperimentato nel Nord?
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