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C'e' solo un passaggio, per altro non essenziale per la vostra proposta, che trovo eccessivamente tranchant anche considerando i limiti di spazio.
Quando a p. 569 definite come un "illusione statistica" i numeri che indicano una spesa per studente sotto la media europea, sembrate ignorare totalmente quanto argomentato in Marino Regini, "Malata e denigrata", Donzelli, 2009, pp. 89-102 (capitolo scritto da Loris Perotti).
Le vostre parole lasciano i lettori che non avessero letto altre fonti con la certezza che i finanziamenti all'universita' pubblica sono piu' che sufficienti.
Avrei apprezzato, visti i numeri e le considerazioni di Perotti (ma anche di altri), che la vostra posizione su questo specifico punto fosse molto piu' circostanziata.
Un cordiale saluto
2 come commenti generali sull'articolo.
1) Volevo sollevare la questione, non toccata nell'articolo se non in modo marginale (la mancanza di differenziale di reddito per i laureati), della domanda di lavoro. E' un po' la questione dell'uovo e della gallina, ma e' rilevante.
In Italia oggi le aziende tendono ad essere molto piccole e quasi il 25% degli occupati e' autonomo. Questa (attuale) struttura del mercato del lavoro (per sua natura?) e' particolarmente restia ad assumere laureati (ad un costo maggiore), come illustrato dall'articolo. Questa situazione cambiera' in futuro? Per effetto di un cambio dell'offerta o della domanda? E come?
2) Una considerazione ancora piu' generale che e' piu' un commento: e' un fatto straordinario come la riduzione delle coorti di giovani, a seguito del calo delle nascite degli anni '70, non ha comportato la riduzione dei tempi di studio dovuta ad un maggior richiamo del mercato del lavoro, in (teorica) competizione per una risorsa piu' scarsa. Questo non c'entra direttamente con l'articolo, ma un po' c'entra. Come mai non e' successo? O, e' successo e non ce ne siamo accorti?